Michelangelo Nari: un viaggio tra musica, teatro e passione

Dal canto alla recitazione, passando per il musical, il percorso artistico di Michelangelo Nari è fatto di passione, impegno e continua ricerca espressiva. Avvicinatosi alla musica a 16 anni, ha studiato canto sia lirico sia moderno, per poi scoprire il mondo del musical negli Stati Uniti. Dopo esperienze come corista e turnista in studi di registrazione e televisione, ha trovato nel teatro la sua dimensione principale, calcando palcoscenici in Italia e all’estero.
Con uno stile interpretativo autentico e profondo, Nari crede che essere un buon artista significhi prima di tutto essere una persona sensibile e aperta all’emotività. Per lui, ogni personaggio è un universo da esplorare e rendere vivo, mettendo in luce sfumature umane che il pubblico può riconoscere e sentire proprie.
Come è nato il tuo interesse per il mondo dell’arte e dello spettacolo?
C’è una data precisa, il 25/02/1999. Ero un ragazzino che sognava di diventare un tennista e ho sentito un brano (Belle, nella versione francese di Notre Dame de Paris): un bellissimo pugno nello stomaco – forse un primo innamoramento – e il pensiero di come sarebbe stato poter dare ad altre persone la stessa fantastica sensazione che stavo provando io. Da lì la decisione, immediata e semplicissima: “Da grande voglio fare questo!”.
Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto a intraprendere questa carriera?
Sicuramente le esperienze negli USA, per le quali devo ringraziare i miei insegnanti Kimberle Moon (che purtroppo non c’è più) e Rob Seible che, dopo la laurea in Psicologia, sono state una forte spinta: lì ho capito cosa volesse dire vivere davvero di questo lavoro e riuscire a comunicare pienamente attraverso la mia voce, anche in una lingua che non era la mia. Ho vissuto per lo più a Houston (TX) ed ero circondato da tanti professionisti che lavoravano nel panorama musicale della città. È stato un periodo fondamentale per imparare erubareda loro.
Esperienze e progetti…
Il musical è la mia priorità: attualmente sono in tournée conForza Venite Gente, dove ho il privilegio di poter interpretare San Francesco,Caino e AbeleeShrek, dove interpreto il buffo Lord Farquaad. Lavoro anche come doppiatore per serie Netflix, porto in scena omaggi a Charles Aznavour e Domenico Modugno e recito in cortometraggi perStory Impact Italia,Wow VideoeThe Soul Factory.
Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato nel mondo dell’arte e come le hai superate?
La difficoltà maggiore è far riconoscere il nostro come un vero lavoro, che richiede disciplina e impegno. Purtroppo, molti si improvvisano attori o cantanti senza formazione, minando la credibilità di chi ha studiato a lungo. Servono perseveranza, studio, tenacia e anche un po’ di fortuna. Io ci sono riuscito e spero di continuare a crescere.
Prospettive future…
Al momento non ci sono progetti nuovi, la prospettiva è di continuare a portare in giro quelli attuali cercando di diffonderli il più possibile. Sarò in teatro in tour con i tre musical fino a Giugno, contemporaneamente continuerò a girare i cortometraggi a tematica sociale e a doppiare… Poi si vedrà, sono sicuro che l’Universo porti sempre le cose giuste al momento giusto.
C’è un ambito artistico che non hai ancora esplorato ma che ti piacerebbe provare?
Il cinema in senso lato è qualcosa che ho appena sfiorato; ha un linguaggio molto diverso dal teatro, dove tutto è piùgrandee non hai possibilità di un secondo take. Mi piacerebbe lavorare in un film, interpretando magari un personaggio drammatico e sfaccettato.
Come vedi il futuro del settore artistico e il tuo ruolo all’interno di esso?
Penso che il musical sia in lenta ma continua crescita; mi piacerebbe che arrivasse a quante più persone possibile e che si diffondesse sempre più. Vorrei continuare a lavorare in queste molteplici realtà, con ruoli diversi che mi permettano di cambiare modalità di espressioni e linguaggi.
Qual è stata la critica o il complimento che ti ha colpito di più nella tua carriera?
Le critiche fanno parte del percorso, tutto sta nell’affrontarle con spirito leggero e cercare di viverle come stimolo, se sono fatte con spirito costruttivo. I complimenti fanno sempre piacere, diciamo che c’è sempre la speranza di riuscire atoccarequalcuno del pubblico, e far sentire loro lo stesso bellissimo pugno nello stomaco che avevo avvertito io oltre 25 anni fa.
Se potessi collaborare con un artista del passato o del presente, chi sceglieresti e perché?
Charles Aznavour per la delicatezza delle sue storie, Lara Fabian per la sua voce e Ferzan Ozpetek perché sa tirare fuori il meglio dai propri attori.
Che consiglio daresti a chi sogna di intraprendere un percorso simile al tuo?
Studiate, non mollate e capite cosa volete davvero fare: è importante essere versatili e poter lavorare in molti contesti, ma anche sapere dove si èa casa, artisticamente ed emotivamente. Non è un mondo facile e le porte chiuse in faccia sono tante e frequenti; è quindi importante credere in se stessi – senza presunzione – e prendersi il tempo perascoltarsie capire dove si funziona meglio… E sono sicuro che, magari a lungo termine, la qualità e la perseveranza vengano sempre premiate.




