Trump umilia Zelensky in diretta. Ma ha tutti i torti?

Di Francesco Salerno
Tutto il mondo ha visto la tragi-commedia andata in onda nella stanza ovale tra il presidente statunitense Trump e quello ucraino Zelensky. Quello che doveva essere un incontro per parlare di pace e accordi, si è trasformato in un’umiliazione in diretta mondiale per il presidente ucraino, che è stato messo all’angolo da Trump e dal suo vice Vance.
Molte le reazioni di sdegno e di condanna per i leader statunitensi che, tuttavia, potrebbero non avere tutti i torti. Andiamo con ordine e ripercorriamo le tappe incandescenti della “chiacchierata”.
Inizia tutto con Vance che invita Zelensky ad essere riconoscente per tutto l’aiuto che gli è stato dato in tre anni. La reazione dell’ospite è però subito insofferente e ribatte dicendo che loro (gli americani) non sanno cosa si prova ad essere in guerra ma, citiamo testualmente, «presto lo saprete pure voi». Una frase quantomeno infelice, che fa subito scattare Trump che, ricorrendo ai suoi soliti modi (a dir poco arroganti) attacca Zelensky e lo invita a non parlare a nome degli USA.
Una prima bagarre infelice che, però, è solo l’inizio. Poco dopo, sempre Vance ricorda al presidente ucraino che sono in grandi difficoltà e che la guerra non sta andando bene per loro. Anche stavolta Zelensky la prende male e risponde che loro sono ancora lì (a difendere il loro Paese) e che in questi anni «sono stati soli». A questa frase Trump interviene di nuovo per ricordare al suo ospite tutti i miliardi spesi per il suo Paese e che, senza di questi, avrebbero resistito due settimane, forse meno. Infine, il Tycoon gli dice chiaramente che o faranno l’accordo o loro lo molleranno.
Ora, al di là dei modi di Trump che, tanto per cambiare, sono a dir poco discutibili, non si può negare che abbia detto il vero in merito agli aiuti. L’Ucraina, pur valorosa, non avrebbe mai resistito tre anni senza gli aiuti americani ed europei. È inutile continuare con questa retorica da due soldi per cui le guerre si vincono con i sentimenti. Le guerre si vincono con le armi, le munizioni e i soldati e Kiev deve all’Occidente la propria resistenza. L’atteggiamento di arroganza di Zelensky, tuttavia, è figlio anche della stessa propaganda occidentale che da tre anni a questa parte lo ha dipinto come un eroe, un nuovo Leonida, colui che si sacrifica per tutti. No, basta scemenze pro-belliciste. L’Ucraina sta difendendo se stessa (legittimamente), ma non l’Europa e meno che mai i valori occidentali. Sono tre anni che veniamo sommersi di questa stucchevole favoletta dell’aggressore e dell’aggredito, come se il passato non esistesse (vedi guerra del Donbass).
Così è come va il mondo e la politica. La scena che abbiamo visto è soltanto ciò che avviene dietro le quinte dei governi. Trump ha solo avuto il merito di avercelo mostrato in diretta. Chi crede ancora che i capi dei governi si parlino tra loro come gentiluomini del XIX secolo è meglio che si dia una svegliata giacché vive in un sogno…
Ovviamente, io spero che questa guerra si concluda subito per il bene di tutti. Non oso immaginare quale sciagura accadrebbe se i nostri leader europei (per i quali andrebbe coniato un nuovo termine superlativo di stupidità), decidessero di continuare soli questa guerra…
Foto: media.cnn.com




