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Un voce per la Calabria: Giusy Staropoli Calafati scrive al commissario della Fondazione Alvaro

Giusy Staropoli Calafati ha scritto una lettera aperta al dott. Luciano Gerardis, Commissario Straordinario della Fondazione Corrado Alvaro, contenente un grido carico di dolore e indignazione, una dichiarazione d’amore e responsabilità verso la Calabria. La scrittrice si fa voce di chi non vuole più tacere, di chi sente il peso di un silenzio che soffoca e uccide una terra abbandonata a se stessa.
“È giunta l’ora che i calabresi inizino a parlarsi tra loro, a voce alta”, scrive, richiamandosi al pensiero di Corrado Alvaro, che sosteneva come i calabresi andassero “parlati”. Ma oggi, quella necessità diventa urgenza: non basta più essere ascoltati da altri, bisogna guardarsi negli occhi e dirsi tutto, il bello e il brutto, senza paura. Perché è solo dal confronto, anche duro, che può nascere il cambiamento.
Il dolore più grande viene dalla constatazione di un’assenza che grida più forte di qualsiasi parola: il 15 aprile, nel giorno dei 130 anni dalla nascita di Corrado Alvaro, la sua casa natale a San Luca era chiusa. “Perché, dottor Gerardis?”, chiede la scrittrice con un’insistenza che non è solo una domanda, ma un’accusa. Perché quella piccola torre, simbolo di radici e memoria, è rimasta muta mentre altrove si celebrava il nome di Alvaro? Cosa avrebbe pensato lo scrittore di questo sfregio? Di questa indifferenza verso il luogo che lo ha visto nascere e crescere?
Staropoli Calafati non si ferma alla denuncia, ma punta il dito contro una politica che si mostra distante, incapace di proteggere ciò che dovrebbe essere sacro: la cultura, la memoria, la dignità di un popolo. “L’abbandono è il danno più grande. La solitudine, la ferita più profonda.” San Luca è stata lasciata sola. E con essa, tutta la Calabria. La Fondazione Corrado Alvaro, che per 28 anni ha rappresentato un presidio culturale vitale, è stata commissariata senza, a parere dell’autrice, un vero confronto con chi l’ha guidata con passione e competenza.
C’è amarezza nel constatare che la cultura venga trattata come un problema amministrativo e non come un bene prezioso da tutelare. “I presìdi culturali sono presìdi di legalità. E, come tali, vanno tutelati, mantenuti e, soprattutto… vissuti. Non chiusi. Tantomeno decentrati.” Le parole della scrittrice sono un appello accorato a non cedere all’indifferenza, a non permettere che la Fondazione venga strappata dal cuore di San Luca per essere relegata altrove, lontana dalle sue radici.
Staropoli Calafati parla da calabrese, da madre, da scrittrice. “Non faccio politica, non ho tessere di partito, non ho cattedre, non milito nella ’ndrangheta e credo nello Stato.” La sua è una voce libera, che rivendica il diritto di amare la propria terra senza doverne giustificare la passione. E conclude con una speranza che è anche un monito: “Nascere in Calabria non si sceglie. Essere calabresi, sì.” Una scelta che passa attraverso la responsabilità, il coraggio e la volontà di non arrendersi mai.

Umberto Landi

Dotato di abilità ai limiti del sovrumano, Umberto appartiene a quella nuovissima categoria di supergiornalisti che sanno farsi notare poco ma sono in grado di produrre tantissimo. La sua capacità di osservazione e la sua rapidità nel produrre testi interessanti ed efficaci è straordinaria, tanto che c’è persino chi è pronto a giurare che sia il frutto di un segretissimo esperimento di bioingegneria. Di poche parole, ha deciso di mettere le proprie capacità al servizio del territorio, senza mai giudicare ma sempre pronto a stimolare le riflessioni degli altri.

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