Politica

Irpef, il Governo Meloni toglie a operai e impiegati per dare di più ai benestanti

Di Mariateresa Fragomeni – Dirigente nazionale del Partito Democratico e Sindaco di Siderno (RC)

Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio lo ha certificato nel rapporto annuale consegnato al Ministro dell’Economia: nel 2025 gli operai e gli impiegati pagano più tasse e, di conseguenza, le loro buste paga sono più leggere. È l’effetto dell’ultima Legge di Bilancio del Governo Meloni che complica la gestione degli sconti nei cedolini tagliando, di fatto, lo stipendio rispetto all’anno scorso, penalizzando il grosso della platea dei lavoratori dipendenti, quelli che percepiscono un reddito lordo annuo tra gli 8.501 e i 35.000 €.
È questo il Governo che riesce a dialogare meglio coi ceti popolari, come sostiene una certa narrazione? Evidentemente no!
Perché, come certifica il rapporto dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, quanto deliberato dall’ultima Legge di Bilancio, spacciato come aiuto ai redditi medio-bassi, invece che alleggerire il peso delle imposte, ha ottenuto l’effetto opposto, con un maggiore prelievo fiscale sulla totalità degli operai (che passa da 800 a 942 milioni) e sull’insieme degli impiegati (che dai precedenti 989 milioni passerà a 1.205).
Insomma, più tasse per tutti i lavoratori dipendenti. Tranne per chi raggiungerà un reddito di 45.000 euro lordi, visto che avrà un aumento annuo in busta paga di 460 euro.
È il Governo di Destra: quello che, indossando i panni di un Robin Hood al contrario, toglie ai poveri per dare di più ai benestanti e cerca di distrarre l’opinione pubblica dagli effetti di certe scelte di politica economica con una propaganda che descrive l’Italia come un Paese coeso, in crescita e in ripresa. E invece no, perché buste paga più leggere per il grosso dei lavoratori dipendenti si traducono in minori consumi e conseguente rallentamento dell’economia. Mentre il Ministro Giorgetti si trova stretto nella morsa delle varie anime della maggioranza parlamentare: tra chi vorrebbe la diminuzione dell’Irpef di due punti percentuali per chi guadagna fino a 60.000 euro all’anno e chi, come Salvini, invoca l’ennesimo regalo agli evasori fiscali definendolo “pace fiscale definitiva”, senza curarsi di quello che potrebbe accadere, in caso di rottamazione delle cartelle, in termini di capacità residua di erogazione delle prestazioni sociali di cui hanno diritto a fruire i ceti popolari. Quella fascia di popolazione, per intenderci, dimenticata dal Governo Meloni.
E allora, come Partito Democratico, dobbiamo andare al di là del semplice richiamo a una maggiore equità fiscale da parte dell’UpB al Ministro Giorgetti e proseguire con ancora maggiore vigore nella missione politica di rappresentatività del mondo del lavoro, ben consci che solo un centrosinistra forte e unito potrà dare un futuro di maggiore equità al lavoro dipendente, che si è sempre sobbarcato la gran parte del carico fiscale del Paese.

Redazione

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