Bruno Panuzzo incanta San Severo al Pendino in una notte di musica senza tempo

Dall’Ufficio Stampa
I Beatles non eseguirono mai una loro memorabile performance a Napoli, ma martedì sera, tra le mura antiche di San Severo al Pendino, è parso che il tempo si fosse piegato al suono delle loro melodie. In un’atmosfera sospesa tra storia e leggenda, il cantautore calabrese Bruno Panuzzo ha guidato un raffinato tributo musicale che ha riportato idealmente i Fab Four nel cuore del Mediterraneo. L’occasione non è stata casuale: esattamente sessant’anni fa, nel 1965, John, Paul, George e Ringo toccavano per la prima (e unica) volta il suolo italiano, fermandosi a Milano, Genova e Roma. Napoli, esclusa allora da quel mini-tour, ha voluto idealmente colmare il vuoto con eleganza, organizzando una serata che ha saputo fondere racconto, interpretazione e omaggio culturale. A risuonare tra le navate del complesso monumentale, una scaletta curata con gusto e sensibilità, in equilibrio tra fedeltà agli arrangiamenti originali e rivisitazioni intense, personali, mai scontate. Panuzzo, forte di una voce profonda e avvolgente, ha restituito i Beatles in forma viva, emozionando un pubblico eterogeneo e internazionale, composto da appassionati locali, turisti stranieri e veri cultori della beatlemania. L’evento, organizzato dall’Official Beatles Fan Club Pepperland con il patrocinio del Comune di Napoli, è stato preceduto da un convegno a cura di Luigi Luppola, presidente del fan club e divulgatore musicale. Un’introduzione densa di aneddoti, numeri e passione che ha ricostruito con precisione il rapporto, spesso dimenticato, tra l’Italia e il mito beatlesiano. Ma la serata è stata anche l’occasione per un riconoscimento dal forte valore simbolico: una targa commemorativa consegnata a Peppino di Capri, artista partenopeo che nel 1965 ebbe l’onore di aprire le date italiane dei Beatles. A ritirarla, il figlio Edoardo, visibilmente commosso, tra applausi sinceri e un senso di continuità generazionale che ha aggiunto un tocco intimo all’intero evento. Ad arricchire ulteriormente il programma, una mostra inaugurata il 23 giugno e visitabile fino al 28, che raccoglie autentiche rarità: vinili d’epoca, fotografie inedite, manifesti originali e biglietti delle tappe italiane del ’65. Un vero scrigno per collezionisti e nostalgici, capace di restituire il profumo della carta ingiallita e il suono eterno di un’epoca irripetibile. Il concerto di chiusura, affidato ai Beat Flower, chiuderà la rassegna il 28 giugno. Ma la serata del 24 resta un momento destinato a essere ricordato: un’esperienza che ha unito passato e presente, leggenda e attualità. Bruno Panuzzo, oggi più che mai, si conferma interprete dallo spessore internazionale. La sua capacità di fondere tecnica, sensibilità e presenza scenica lo rende una delle voci più interessanti della nuova canzone d’autore italiana. La tappa napoletana rappresenta non solo un omaggio riuscito, ma anche un simbolico passaggio di testimone: tra chi ha fatto la storia e chi, con rispetto e talento, continua a raccontarla. In una Napoli che si conferma crocevia musicale e culturale, per una sera i Beatles sono tornati davvero. Con loro, la magia.




