A Sant’Ilario grande interesse per la presentazione de “I Campi di Salò”

Da Azulejos International
Il 14 agosto, alla luce di una bellissima luna, la Casa degli Artisti di Sant’Ilario dello Ionio ha accolto un pubblico colto e raffinato per la presentazione del libro I campi di Salò del Prof. Carlo Spartaco Capogreco. Un incontro che ha superato i confini della semplice presentazione letteraria, trasformandosi in un momento di alta riflessione civile.
L’atmosfera all’aperto, avvolta dal profumo del mare, ha reso la Terrazza degli artisti un’agorà di pensiero, dove storia, etica e memoria si sono intrecciate.
Renato Mollica, fondatore e instancabile animatore della Casa degli Artisti, ha aperto la serata con i saluti di rito, confermando il suo impegno costante nel tessere trame culturali che tengono viva la vita intellettuale del territorio. Ha accolto così un autore legato a questi luoghi non solo per la sua ricerca, ma anche per le sue radici: Capogreco è infatti originario di Sant’Ilario e un tempo abitava a pochi passi dalla Casa.
Una presentazione intensa e densa di suggestioni di Federica Mollica, giovane dottoranda di ricerca, ha introdotto il cuore della serata, lasciando poi spazio a un dialogo vivo e incalzante con l’autore, condotto da lei e da Vincenzo Mollica, brillante e colto uomo di cultura, capace di illuminare ogni intervento con osservazioni acute e competenze raffinate.
Il volume di Capogreco indaga in profondità la realtà, spesso rimossa, dei campi di internamento istituiti nella Repubblica Sociale Italiana tra il 1943 e il 1945: luoghi di detenzione per ebrei, oppositori politici e civili, disseminati in varie regioni d’Italia. Una pagina di storia complessa, che emerge dai documenti e dalle testimonianze come parte integrante del sistema persecutorio dell’epoca.
Il dibattito con il pubblico ha dato ulteriore forza all’incontro: gli interventi, attenti e appassionati, hanno spaziato dall’analisi giuridica della “memoria responsabile” alla prospettiva sociologica, fino a ricordi e storie personali, creando un intreccio di voci e sguardi capace di rendere la serata un’esperienza corale e partecipata.
In quella sera d’agosto, la Casa degli Artisti non ha ospitato soltanto un evento culturale: è diventata un presidio di memoria attiva, restituendo al territorio frammenti della propria storia e riaffermando che ricordare non è un atto neutro, ma una scelta politica e civile, indispensabile per mantenere vivo il legame tra passato e presente.




