Costume e Società

Libri alati: dal sogno alla realtà

A Petilia Policastro la cultura rinasce grazie a Libri Liberi, un progetto unico nato dall’amore per l’arte e la comunità. Non è solo una libreria, ma un laboratorio di idee, uno spazio dove chiunque può prendere e donare libri. Niente tessere, solo libertà e amore per la conoscenza.
Il progetto nasce da una donazione: una casa su Vico Leone, un vicolo abbandonato ora pieno di vita grazie a quattro casette trasformate in luoghi di cultura. Libri da tutta Italia e dall’estero, alcuni redistribuiti in ospedali, altri negli chalet della Sila. I titoli più letti? Manga, Harry Potter e libri in lingua originale.
I murales colorati accolgono i bambini, che giocano con la “campana” tracciata a terra. Un ritorno alla semplicità in un’epoca dominata dalla tecnologia.
Le scuole dei paesi vicini organizzano visite, incuriosite da un luogo che insegna a leggere con il cuore. Petilia diventa così un esempio di turismo culturale di prossimità.
In un tempo di borghi che si svuotano e librerie che chiudono, Libri Liberi è un atto di resistenza dolce e potente. Un dono alla collettività, un gesto rivoluzionario nella sua semplicità.
“Non ci verrà chiesto quanto avevamo in banca, ma quanto amore abbiamo seminato lungo il cammino”, dicono i gestori con un sorriso. E la loro storia ne è la prova.
Il progetto, di Manuela Arminio, nasce in una terra di partenze e abbandoni, come un’azione coraggiosa di resistenza culturale. Proprio come Cosimo, protagonista del Barone Rampante, Manuela ha scelto di “salire” sopra le difficoltà per rendere i libri accessibili a tutti, ovunque, rendendo il suo sogno un atto d’amore per il territorio.
Da dove nasce l’idea di Libri Liberi?
L’idea nasce dalla constatazione, semplice ma dolorosa, che nel mio paese mancavano spazi culturali accessibili, in particolare per i più giovani. Nessuna biblioteca comunale funzionante, nessun punto di riferimento stabile per lettori e curiosi. La scintilla è arrivata un giorno, osservando una bambina che sfogliava con entusiasmo un libro trovato per caso su una panchina. Lì ho capito che la fame di storie esiste anche dove non ci sono scaffali. Ho deciso di agire, anche in piccolo, per portare i libri fuori dai luoghi istituzionali, e restituirli alla comunità come bene comune.
Quanto è difficile “piantare libri” in una terra dove spesso si emigra per cercare futuro?
È difficile e, allo stesso tempo, profondamente necessario. Qui, chi resta spesso si sente dimenticato. La cultura può essere uno strumento per riappropriarsi del proprio territorio in maniera nuova, consapevole. Piantare libri significa lottare contro l’idea che il sapere sia riservato a chi se ne va. Significa dire ai giovani: “Non devi per forza partire per imparare, per crescere, per sognare”. È una sfida, ma anche una speranza concreta.
Qual è stata la reazione della comunità locale?
All’inizio c’è stato un po’ di scetticismo, com’è normale che sia. In contesti abituati alla carenza, le novità generano sospetto. Ma poco alla volta, con la continuità e il coinvolgimento diretto, Libri Liberi è diventato un progetto riconoscibile. Le persone hanno iniziato a portare libri da casa, i bambini aspettano i laboratori, gli anziani si fermano a leggere sulle panchine. La comunità ha risposto con una forma di partecipazione autentica, lenta ma solida. È la dimostrazione che la cultura è contagiosa, quando è condivisa.
C’è un libro che per te ha rappresentato ciò che Libri Liberi rappresenta per Petilia?
Sì, ed è proprio Il Barone Rampante di Italo Calvino. È un libro che parla di ribellione, ma anche di visione. Cosimo sale sull’albero per protesta, ma da lì costruisce un punto di vista nuovo sul mondo. Libri Liberi è il mio albero: un gesto radicale, ma non isolato. È una scelta che vuole cambiare lo sguardo, creare connessioni, far crescere rami di cultura dove sembrava impossibile. E poi, proprio come Cosimo, anche io credo che si possa vivere nel proprio paese senza dover rinunciare alla libertà del pensiero.
Avete affrontato delle difficoltà?
Sì, ci sono stati momenti difficili, soprattutto quando mi sembrava che gli sforzi non portassero risultati visibili. La mancanza di fondi, l’indifferenza istituzionale, la fatica logistica… tutto questo può scoraggiare. Ma ogni volta che un bambino mi chiede un libro “più lungo perché quello corto l’ha già finito”, ogni volta che una mamma si ferma a parlare di lettura, mi ricordo perché ho iniziato. Continuo perché vedo che qualcosa cambia, lentamente ma realmente.
Cosa vi ha spinto a tornare a Petilia dopo anni all’estero?
Il bisogno di restituire qualcosa a questo paese. Siamo cresciuti qui, e tornare significava dare un senso profondo alla nostra vita. Petilia rappresenta casa, cuore. Ovunque andiamo, immaginiamo come portare un pezzetto di mondo qui. Petilia è sempre nel nostro pensiero.
Cosa manca ancora al paese secondo voi?
Un cinema, una piscina, spazi per i bambini. È triste che nel 2025 ci siano ancora servizi culturali assenti nei piccoli centri.
Cosa rende unica questa libreria rispetto a tutte le altre?
La libertà. Non ci sono regole, né tessere. Ognuno può prendere un libro, tenerlo, donarne uno. I libri viaggiano come ali.
Cosa vi emoziona oggi più di tutto?
Un bambino che ci ha chiesto se doveva restituire il libro. Gli ho detto “No, è tuo per sempre.” Quel sorriso lo ricorderò a lungo.
Che tipo di libri offrite?
Romanzi, saggi, libri per bambini, manga, testi in lingua originale. Alcuni arrivano persino dall’estero.
Come reagiscono le persone che vi vengono a fare visita?
Con stupore, meraviglia. Tanti ci scrivono anche dall’estero. Ci ringraziano. Alcuni sono diventati amici.
C’è qualcuno a cui dovete un grazie speciale?
A tutti coloro che ci donano libri. Ma in primis a una famosa imprenditrice umbra, che con la sua generosità ci ha stravolto la vita. Ora è parte della nostra quotidianità. Noi la adoriamo.
I murales e la campana disegnati a terra, nelle vicinanze della libreria, hanno colpito i bambini…
Non ci aspettavamo che li apprezzassero così tanto. Pensavamo che non ci avrebbero giocato. Invece… si divertono come matti.
Che ruolo ha l’arte in questo progetto?
Fondamentale. L’arte racconta, colora, accoglie. È un linguaggio universale che rende il progetto ancora più vivo.
Siete stati presi a modello da altre realtà?
Sì, ed è bellissimo. Essere copiati è la nostra più grande vittoria. Significa che il seme è stato piantato.
C’è un ricordo dolce che vi portate nel cuore?
Un pigiama party in libreria con i bimbi della scuola dell’infanzia, tutti lì alle 17 con le maestre. I genitori aspettavano fuori. Indimenticabile.
Cosa leggevate da piccoli?
Uno dei primi libri che ho letto con entusiasmo si chiamava Piccola Dorrit. Con mio fratello leggevamo i “Gialli Junior”. Mio marito i fumetti.
In casa vostra ci sono sempre stati libri?
Sempre. Essendo figli di docenti, la lettura era parte della nostra quotidianità.
Come rispondete a chi vi definisce “coraggiosi”?
Per noi è stato naturale. Non pensavamo servisse coraggio. Solo tanto amore da restituire.

Ilaria Solazzo

La pugliese Ilaria Solazzo risponde in pieno alla definizione di “multitasking”. Giovane donna, ha alle spalle mille differenti attività: la redazione di libri, una buona esperienza nel campo della grafica, la pubblicazione di vari testi e non solo! È anche appassionata di lettura (specie la fantascienza), moda, costume e poesia. È giornalista pubblicista, blogger… e tanto altro. Dal decennio di nascita - gli anni ‘80 - ha ereditato la passione per la televisione che, per lei, si incarna nel binomio Carrà/Cuccarini. Dinamica, professionale, seria, ama la vita a colori.

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