Il ritorno a scuola tra sfide e opportunità nelle aree interne
Pensieri, parole, opere… e opinioni

Domani, martedì 16 settembre, prenderà il via il nuovo anno scolastico e, con esso, si ripresentano le difficoltà ataviche che da sempre caratterizzano gli istituti scolastici del nostro territorio. Per comprendere meglio queste sfide e stimolare una riflessione su cosa le istituzioni possano fare per migliorare il futuro dei nostri figli, abbiamo intervistato Simona Familiari, docente di sostegno nella Scuola Secondaria di I grado dell’I.C. Bova – Condofuri – Brancaleone – Bruzzano.
Parlando con la professoressa Familiari, emerge subito la complessità del lavoro in un contesto di pluriclassi, in cui alunni di età e livelli diverse condividono lo stesso spazio educativo. «La sfida più grande per un docente che opera in un contesto di pluriclassi – ci racconta – è riuscire, nonostante il tempo ridotto da suddividere fra i vari alunni, a portare avanti la propria azione attraverso interventi educativo-didattici mirati e strutturati, dove nulla può essere improvvisato. È fondamentale, per un insegnante saper gestire tempi e spazi in modo efficace, prevedendo anche eventuali situazioni critiche – aggiunge poi. – Non si tratta solo di organizzazione, ma di una vera e propria capacità di leggere le dinamiche della classe e rispondere con prontezza e flessibilità.»
Le sue parole trasmettono chiaramente quanto ogni lezione richieda non solo preparazione ma anche una notevole capacità di adattamento, in un equilibrio costante tra le esigenze individuali e quelle del gruppo classe. «In una pluriclasse, mentre spieghi un concetto a un gruppo di alunni, devi essere certo che gli altri siano impegnati in attività significative. Questo richiede strategie didattiche ben ponderate e una grande attenzione alla diversificazione degli approcci.»
La conversazione si sposta rapidamente su un tema cruciale: la carenza di risorse. La docente non nasconde le difficoltà incontrate nel corso della sua carriera. «Molte volte mi è capitato di operare in classi in cui gli ambienti scolastici non erano dotati di strutture adeguate come aule informatiche o spazi laboratoriali. Questo si traduce in un maggiore sforzo sia per me come docente sia per gli alunni, che avrebbero potuto apprendere in modo più ricco e coinvolgente con le giuste risorse. Familiari sottolinea inoltre come l’assenza di dispositivi tecnologici limiti «non solo le possibilità di insegnamento, ma anche la creatività degli studenti. I ragazzi di oggi sono nativi digitali e hanno bisogno di strumenti che parlino il loro linguaggio.»
Ma la scuola non è solo un luogo di istruzione, specialmente nelle aree interne. «La chiusura di una scuola, conseguente allo spopolamento, significa perdita di futuro per quel determinato luogo» afferma con convinzione la professoressa Familiari trasmettendo l’idea di una scuola presidio sociale fondamentale, capace di mantenere viva la coesione comunitaria, preservare la cultura locale e fornire un punto di riferimento stabile per le nuove generazioni. «La scuola è il cuore pulsante di ogni comunità. Senza di essa, non c’è solo una perdita educativa, ma anche culturale e sociale. Le famiglie tendono a spostarsi dove ci sono servizi, e una scuola attiva rappresenta un motivo valido per restare.»
Quando le chiediamo come riesca a mantenere alta la motivazione degli alunni in contesti così complessi, la sua risposta è ispirante: «Affinché un alunno abbia piacere di apprendere, deve essere stimolato e motivato». Oggi i docenti possono contare su una vasta gamma di strumenti tecnologici e metodologie innovative, ma per lei il fattore umano resta imprescindibile. «Quello che percepiscono maggiormente gli alunni è l’amore e la passione con cui il docente insegna. Se trovano un insegnante che ama ciò che fa, che dedica tempo ad ascoltarli e a comprenderli, allora risponderanno meglio dal punto di vista sia umano sia didattico. Non è solo questione di completare un programma scolastico – aggiunge Familiari. – È fondamentale “perdere tempo” per parlare con i ragazzi, ascoltarli, capire i loro sogni, le loro paure. È lì che nasce la vera motivazione.»
Guardando al futuro, Familiari propone idee concrete per contrastare la marginalizzazione delle scuole nelle aree interne: «Offrire incentivi economici alle famiglie, potenziare le infrastrutture di trasporto e garantire l’accesso a dispositivi digitali sono misure fondamentali», sottolinea. L’insegnante suggerisce anche di valorizzare le specificità territoriali attraverso progetti educativi legati alle tradizioni locali e attività all’aperto, creando un’esperienza formativa che sia radicata nel contesto culturale e sociale degli studenti. «Se la scuola diventa un luogo in cui si respira la storia e la cultura del territorio, i ragazzi si sentiranno più connessi al proprio ambiente e saranno più motivati a restare e a contribuire alla crescita della loro comunità.»
Le parole della professoressa Familiari offrono così uno spaccato delle sfide quotidiane che devono affrontare gli insegnanti delle aree interne. Il nuovo anno scolastico deve rappresentare, soprattutto in questo periodo di campagna elettorale, non solo una ripartenza, ma anche un’opportunità di ripensare il ruolo delle istituzioni e investire concretamente nel futuro dei nostri ragazzi.




