Domenico Vestito lancia un appello per la riforma della legge sulle infiltrazioni mafiose

Di Domenico Vestito – già Sindaco di Marina di Gioiosa Ionica
In Calabria c’è una norma che pesa come una condanna preventiva collettiva: lo scioglimento dei Consigli comunali per presunte infiltrazioni mafiose.
Un meccanismo spietato nella sua semplicità: arriva una relazione prefettizia, si agitano parole come “sospetto” e “contiguità”, e in un attimo il voto dei cittadini diventa carta straccia. Nessun processo, nessun contraddittorio, nessuna difesa. Una democrazia a orologeria, pronta a saltare al primo cenno di burocrazia.
E chi paga il conto? Non certo i boss, che restano al loro posto. Pagano i cittadini, trattati da minorenni da mettere sotto tutela. Pagano i Sindaci e i Consiglieri, eletti e poi cacciati senza che nessuno li abbia mai processati. Pagano intere comunità, bollate come infette e lasciate al commissario di turno. Così i paesi si svuotano ancora di più, i giovani se ne vanno, la fiducia nelle istituzioni evapora. E alla fine resta soltanto la certezza che qui la democrazia non è un diritto acquisito, ma una concessione revocabile.
Il 5 e 6 ottobre la Calabria andrà a votare per il nuovo Presidente e il nuovo Consiglio regionale. E io, da ex Sindaco di Marina di Gioiosa Ionica, mi permetto di chiedere ai candidati una parola chiara. Non una pacca sulla spalla, non il solito sorrisetto compassionevole, non la litania rituale sulla “legalità”. Una posizione pubblica, netta. Questa legge va riscritta, perché così com’è è uno strumento liberticida che umilia i cittadini invece di liberare la società dalla ’ndrangheta.
Sia chiaro: la lotta alla mafia resta la priorità. Ma quella vera, fatta con strumenti giuridicamente solidi, legittimi, costituzionali. Non con scorciatoie che danno l’illusione di agire. Lo Stato non si rafforza calpestando le urne, e la criminalità non arretra perché un consiglio comunale viene sciolto. Anzi: più si mortifica la democrazia locale, più si spalanca spazio alle logiche di clan. E così il serpente si morde la coda: si colpiscono i Comuni, si abbandonano i cittadini, si consolida il potere che si voleva combattere.
Lo so bene: questo appello cadrà nel vuoto. I candidati ascolteranno, annuiranno con aria compunta, e poi correranno al prossimo comizio a promettere “tolleranza zero”, che fa sempre scena e non costa nulla. È la liturgia della politica: parole solenni sul palco, silenzio imbarazzato quando si tratta di mettere mano alle storture dello Stato. Ma almeno resterà agli atti che qualcuno lo detto: la democrazia non si difende sospendendola.
E i calabresi, come sempre, si arrangeranno.




