Attualità

A Locri la manifestazione di protesta contro il genocidio a Gaza

Di Davide Codespoti

Anche la Calabria, specialmente la Locride, si è mobilitata sull’ondata popolare di protesta di solidarietà per i tragici eventi di Gaza che stanno indignando l’opinione pubblica mondiale.
Già da agosto a Locri si è formato un Coordinamento Spontaneo Locride per la Palestina, formato da molte personalità diverse del mondo politico, culturale e studentesco della zona, che hanno indetto la marcia pacifica in supporto alla Flotilla e per protestare contro lo sterminio del popolo palestinese, rompendo il muro di silenzio, connivenza e giustificazione di vari settori politici filo-israeliani che godono di influenza sul mondo dei mass media nazionali.
Come sostiene Mario Filocamo, uno degli organizzatori, è giusto e doveroso dal punto di vista morale che l’Italia interrompa ogni rapporto economico, commerciale e militare con Israele, responsabile della carneficina che si sta consumando nella Striscia, rimasta senza acqua, cibo e strutture sanitarie. Alla fine chiede amaramente: «Quanti altri morti servono alla sicurezza di Israele?». Imma Circosta, presidente dell’Aise e dei Girasoli della Locride Special Olympics Italia, ha affermato che la sua associazione, composta da cittadini attivi nella comunità, ha il diritto e il dovere di partecipare a questa manifestazione sulla pace, giustizia e problemi mondiali. Reba Reitano, del Coordinamento Spontaneo, ha spiegato che la Flotilla non viola il diritto internazionale poiché la Convezione di Ginevra garantisce la navigazione in alto mare, e la Corte Penale dei diritti dell’uomo ha dichiarato che Israele ha violato i diritti dei Palestinesi. Francesco Emanuele Capogreco, altro membro del Coordinamento, ha definito il gruppo la «Flotilla di terra», sostenendo le imbarcazioni umanitarie e condannando il genocidio palestinese in corso da 80 anni. Federico e Alessandra Scali hanno sottolineato l’importanza di mantenere alta l’attenzione sulla Global Sumud Flotilla e di ripensare le dinamiche imperialistiche e colonialistiche basate sullo sfruttamento e lo sterminio.
La marcia, a cui hanno partecipato circa un migliaio di persone, è partita da Piazza Nosside, situata sul lungomare di Locri, per poi dilungarsi lungo via Margherita di Savoia e giungere infine a Piazza Nassiriya, dove il corteo è arrivato sventolando bandiere della Palestina e della Pace, innalzando cartelloni con scritte come “Israele uccide. L’indifferenza anche” oppure “Palestina. Crearono un deserto e la chiamarono pace” (un chiaro riferimento al giudizio di Tacito sull’Impero romano), rullando tamburi e urlando cori come “Free Palestine!”o “Palestina libera!” ericevendo sostegno dagli astanti alle finestre dei palazzi e anche dagli automobilisti che percorrevano la strada statale parallela a colpi di clacson.Tra i manifestanti vi erano numerosissimi giovani e molti esponenti politici e istituzionali locali, venuti a presenziare per non stare in silenzio e manifestare lo sdegno e la rabbia contro il massacro di un popolo, come ha sostenuto il sindaco di Riace ed europarlamentare Mimmo Lucano.
Quindi, sui gradoni che formano l’anfiteatro presente sulla piazza, si sono succeduti vari interventi degli organizzatori che, malgrado una nota amara sull’assenza del primo cittadino locrese per testimoniare la vicinanza delle istituzioni, hanno ringraziato i presenti per la partecipazione finalmente non relegata alle solite categorie sindacali, ricordato lo straordinario sentimento di vicinanza popolare partito da Genova e dato la parola sia al vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva, e all’imam di Camini, Mohammed Ben Alokla, che hanno tenuto due discorsi incentrati sul tema.
Mentre quello del vescovo, dai toni pacati ma fermi, aveva come tema centrale la condanna della guerra, della violenza, dell’uso della religione come strumento d’odio e l’invocazione alla fine di ogni guerra (in Palestina, in Ucraina, nel Congo, nel mondo), l’imam ha pronunciato un discorso in arabo, tradotto da una giovane ragazza, che ha rimarcato la forza dell’indignazione delle piazze popolari contro il genocidio a Gaza, ha sostenuto che il diritto internazionale «non deve essere un foglio», che il popolo gazawo deve poter riceve gli aiuti umanitari di cui ha disperato e fondamentale bisogno e che di fronte al massacro di civili inermi, soprattutto donne, e bambini, ha urlato vibrante per tre volte in arabo: «Basta! Basta! Basta!», ricevendo a ogni affermazione scroscianti applausi.
Sono dunque intervenuti alcuni rappresentanti studenteschi del Polo liceale locale, che hanno affermato la propria insoddisfazione generazionale verso l’ipocrisia di chi governa il mondo, della mancanza di prospettive di un popolo in agonia, di un sistema socio-economico ormai giunto al collasso. E, dopo una breve replica del sindaco di Cinquefrondi, Michele Conìa si è giunti alle conclusioni, accompagnati da una poesia in vernacolo calabrese che sostiene la tardività di ogni azione su Gaza, e dalla promessa di nuove azioni future per influenzare l’opinione pubblica calabrese e italiana e mettere pressione al governo, affinché finalmente prenda una posizione chiara e netta contro questa barbarie inumana che si sta consumando in Palestina.

Redazione

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