Costume e SocietàLetteratura

Il rifugio di Lisippa e la filosofia di Zaleuco

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

Certo Lisippa era dispiaciuta di non poter avvisare Aristarco, il padrone di casa, della sua partenza, ma meno gente sapeva del suo nuovo rifugio meglio era. In cuor suo era contenta di avere detto tutto a Zaleuco. Il magistrato era all’altezza della sua fama e si era comportato da uomo coraggioso e di iniziativa. Sì, la casa di Zaleuco era proprio il posto più sicuro per due fuggiaschi.
Il ritorno a Locri fu lento, ma Zaleuco non incitò alla corsa. Il carro non era ampio e una donna e un bambino non erano peso da poco. Anzi rivolto all’oplita disse: «Agesilao, fai in modo di arrivare alla mai casa a sera inoltrata. È bene che nessuno veda niente».
Agesilao assentì e rallentò la corsa.
Arrivarono nei pressi dell’agorà, dove era situata la casa di Zaleuco, quasi di notte. Il magistrato entrò per primo in casa e vide una lucerna fare luce dal focolare acceso. «Tu sprechi olio prezioso, donna» fece burbero alla compagna di desco, ma in cuor suo era contento. Intanto, Agesilao entrò con Lisippa e il piccolo Ilone. Imena non capì. Zaleuco, rivolto alla moglie disse: «Trova un riparo nel gineceo alla donna e al bambino. Non dire a nessuno della loro presenza e non farli uscire di casa. Non devono lasciare il gineceo e dì alle serve di non parlare con nessuno della loro presenza».
Non capiva, Imena, ma fece cenno di assenso con la testa. Quando Zaleuco dava ordini senza spiegazioni era meglio ubbidire e basta. Conosceva il suo compagno a memoria. A tempo e luogo le avrebbe spiegato il perché. Chiedere spiegazioni ora era solo un azzardo. Subito Imena portò Lisippa sopra al gineceo con il bambino.La prima cosa che vide la madre di Nefele fu il telaio.Non aveva visto mai uno in vita sua.Ma non domandò. Imena chiese alla donna: «Hai fame?»
«Non io – rispose la donna, – ma il bambino.»
Imena capì e ritornò al focolare e prese formaggio. Taglò in due una focaccia preparata per Zaleuco e prese delle olive. Poi tornò sopra con anche dell’acqua.
Nel frattempo Zaleuco congedava Agesilao. Ma memore del fatto che il giorno successivo vi sarebbe stato il giudizio per i due disertori, premurò Agesilao di essere presente anche con l’aiuto di opliti di fiducia. Agesilao assentì e si congedò.
Zaleuco non aveva fame. Pur tuttavia spezzò con le mani la focaccia rimasta e cominciò a mangiucchiare. Imena tornò. Agesilao se ne era andato. Il magistrato era vicino al fuoco e si riscaldava. Quell’anno la primavera era in ritardo e le notti quasi fredde. Imena si sedette su uno gabellino ,molto più in basso di Zaleuco. Guardò il magistrato e perse il coraggio di chiedere: «Cosa sta succedendo, Pastore?»
«Vedi donna, gli uomini non amano la pace. Adorano gli dei, ma apprezzano poco Minerva che è fonte di saggezza e ha regalato ai Greci l’ulivo e adorano di più Ares. La sete di potere è una bestia immonda che entra nel corpo e ti prende l’anima. Governare gli uomini non è dare loro la felicità, ma prevalere su loro» cominciò l’uomo. Ma il suo era l’inizio di un lungo discorso, l’esposizione della sua filosofia di vita. «Locri – continuò il magistrato, – si è munita di leggi per garantire il rispetto dei diritti di tutti. Minerva doveva avere molto a cuore i locresi se ha utilizzato me per le sue tavole. Quando siamo arrivati in questa terra, abbiano diviso la terra tra tutti in modo da garantire una vita dignitosa a ciasuno di noi. Al mercato, ogni mattina, si da quello che si produce e si prende quello che non si ha. Nessuno può vendere la sua terra senza autorizzazione del magistrato, perché diversamente si creerebbe il latifondo e chi è più ricco può sempre prevaricare. Le nostre leggi vietano le singrafi perché non vengano dati sementi o altro in usura pretendendo la restituzione del doppio o del triplo. Eppure tu non vedi statue per Minerva, tu vedi solo statute a Persefone, la Dea dell’Ade. A Locri c’è chi adora Orfeo e l’amore promiscuo. La morte e la voluttà della vita sono l’unico pensiero dell’uomo. E chi ha paura di morire, spera di vivere accumulando ricchezza e potere. I locresi sono amici degli spartani e da essi hanno imparato l’arte della guerra. Spesso siamo andati in aiuto ai nostri amici. Ma la forza di Locri deve essere usata solo per mantenere la nostra pace e non per conquiste di altri territori. Si sta avvicinando un mondo nuovo, che toglie all’uomo la sua essenza, e potrà garantire anche a un vile il suo momento di gloria» concluse Zaleuco.
Imena, invero, non capì molto del discorso dell’uomo. Ebbe il sospetto che il lungo sproloquio contenesse verità e sciocchezze e le une nascondevano le altre. Zaleuco forse non voleva parlare, ma non aveva osato dare un diniego e le aveva riempito la testa di nuvole. Ma non obiettò niente, la donna. Era tardi ed era bene andare a dormire, quando il compagno di desco lo avrebbe deciso avrebbe saputo tutto. A meno che la Fama non fosse arrivata prima.

Redazione

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