Costume e Società

Spett-Attori: si conclude un percorso di cura, consapevolezza e rinascita

Dall’APS Urbana

Si è concluso il progetto Spett-Attori, un percorso che ha trasformato il teatro in uno strumento concreto di cura, prevenzione e reinserimento sociale. Un’esperienza intensa e profonda che, da agosto a novembre 2025, ha coinvolto tre comunità terapeutiche della provincia di Cosenza: Regina Pacis (Torano Castello), L’Ulivo (Tortora Marina) ed Eden – Il Delfino (Castiglione Cosentino) restituendo al palcoscenico la sua funzione più autentica: essere spazio di umanità, relazione e possibilità. Il progetto, promosso dall’Associazione Urbana APS e aggiudicato tramite procedura MEPA, ha previsto la realizzazione di tre laboratori teatrali per un totale di 200 ore di attività, guidati dagli esperti Francesca Pieri, Santo Nicito e Gianluigi Montagnaro. Un lavoro costante e progressivo, che ha accompagnato i partecipanti in un percorso fatto di ascolto, corpo, parola, emozioni e confronto. Non solo tecnica teatrale, ma soprattutto crescita personale e consapevolezza. Il teatro come spazio di verità e relazione. All’interno dei laboratori, ogni partecipante ha avuto la possibilità di sperimentarsi in un contesto protetto, privo di giudizio, dove il teatro sociale ha permesso di esplorare identità, fragilità e risorse. Attraverso il movimento, l’improvvisazione, la scrittura condivisa e il lavoro sulla voce, la scena è diventata luogo simbolico di cambiamento. Accanto al teatro, un ruolo centrale è stato svolto dall’educazione emotiva, dal lavoro sul fallimento come punto di partenza e dalla clownerie, strumenti che hanno favorito l’espressione autentica, la gestione delle emozioni e la costruzione di relazioni sane e consapevoli. Il fallimento, da evento da evitare, si è trasformato in opportunità di apprendimento. Il clown, con il suo linguaggio poetico e disarmante, ha permesso di incontrare le proprie fragilità senza paura. Le emozioni, finalmente riconosciute, hanno trovato spazio e dignità. I laboratori hanno coinvolto utenti inseriti in percorsi di misura alternativa alla detenzione e seguiti dall’UEPE di Cosenza. Nel corso dei mesi è emersa una trasformazione visibile: maggiore fiducia in sé stessi, capacità di stare nel gruppo, rispetto delle regole condivise, gestione dell’ansia, ascolto dell’altro. La scena ha dato voce a storie spesso rimaste in silenzio, permettendo ai partecipanti di riscrivere, almeno in parte, il proprio racconto. Le restituzioni finali non sono state una rappresentazione, ma un vero atto di condivisione e responsabilità. Sul palco non sono salite maschere, ma persone. Non personaggi, ma percorsi di vita in cambiamento. Pippo Peri, presidente del Centro L’Ulivo: «Un risultato che va oltre il teatro, questo percorso ha dimostrato che quando una persona vuole fare qualcosa, quel qualcosa riesce e questo succede in ogni ambito». Spett-Attori ha dimostrato che il teatro, quando incontra il sociale, non produce solo cultura: produce possibilità. Possibilità di rinascita, di riconciliazione con sé stessi, di riapertura verso il futuro. Un lavoro che non cancella il passato, ma lo trasforma in materia viva per costruire il domani. Uno sguardo al futuro. La conclusione di Spett-Attori non rappresenta una fine, ma un nuovo inizio. Il modello laboratoriale sviluppato nel progetto è replicabile, sostenibile e applicabile anche ad altre tipologie di fragilità. L’esperienza ha rafforzato la convinzione che i linguaggi artistici, se usati con competenza e visione pedagogica, possano diventare strumenti potenti di inclusione e cambiamento. Con Spett-Attori, il teatro ha smesso di essere solo spettacolo per tornare alla sua radice più profonda: essere umano che incontra un altro essere umano. E in quell’incontro, nasce sempre una possibilità di rinascita.

Redazione

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