Costume e SocietàLetteratura

La visita a Gorgia

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

«Ho sempre nella testa il cofanetto che Talete, il comandate della Polifemo, ha consegnato a Tissaferne. Si lega con la morte di Nefele e forse anche con quella di Ilone. Con quella di Geronda non so» terminò di parlare Zaleuco.
«Cosa pensi di fare, Magistrato?» chiese timidamente il Agesilao, che si era da tempo reso conto che il Legislatore con la mente era sempre un passo più avanti degli altri.
«Gorgia, penso sia la strada giusta, soldato – disse il magistrato. – Gorgia,può portarci a Talete».
«E quale interesse avrebbe, Gorgia, a venirci incontro?» domandò Agesilao.
«La vendetta, Agesilao. La vendetta. Se, come penso, Tissaferne è causa della morte di Ilone, la sconfitta dei siculi non soddisferà più il nuovo prosseno, ma vorrà vederci anche sulle responsabilità di Talete, che egli conosce bene e con il quale forse è in affari» chiosò il magistrato. Si fermò un attimo e poi continuò: «Meglio recarci ora alla sua casa. Ancora non è alba del tutto e vi è poca gente per strada ed è meglio non farsi vedere».
Agesilao se ne andò a notte fonda. Ma Zaleuco non dormì molto. Si alzò all’alba e salutò Imena dicendole di non preoccuparsi se si sarebbe attardato nel ritorno a casa, il magistrato e anche il soldato augurò un giorno felice alla donna. Che non si alzò dalla panca e non rispose. Solo la testa seguiva l’andamento degli uomini fino all’uscita dalla sua vista.
Dovettero superare l’Agorà e poi dirigersi verso il tempio di Persefone per raggiungere la casa che Euridce aveva destinato al fratello di Ilone. Usare un carro non era il caso. Camminare serviva a pensare come impostare il discorso a Gorgia. Era meglio dire la verità a Gorgia sul figlio che teneva Lisippa, sulla concubina uccisa, sulla ricerca di cassette con monete. Agesilao si muoveva con grazia e potenza. L’indolenza di Zaleuco era solo apparente, poiché le forze erano ancora molte. Sulle vie dell’Agorà la gente salutava il magistrato e nel frattempo sistemava la merce per barattarla. Zaleuco rispose al saluto e senza fermarsi mai procedette. Da lontano si vedeva già il tempio di Persefone, quando sulla destra si incrociò la casa dove Gorgia abitava. Il Prosseno era già all’impiedi e la porta della sua casa aperta. All’avvicinarsi di Zaleuco all’entrata i servi subito si avvicinarono. Erano Siracusani, ma capirono subito l’importanza dell’uomo. Lo fecero entrare in un piccolo andronitis adornato da piante e chiamarono subito Gorgia. Il quale restò di stucco, non sapendo della visita. Scese subito e salutò con calore il Magistrato, accompagnato dall’oplita, scusandosi di non aver previsto la visita e domandava a che doveva l’onore. Il Siracusano era entrato subito in argomento, poiché era pratico uomo di affari. Zaleuco pensò che era meglio. Avrebbe capito presto il perché della visita.
«Vedi, Gorgia – cominciò lentamente il magistrato – la morte di Ilone per i locresi è stato un grande lutto e un grande danno. Noi vogliamo fare di tutto perché la sua morte sia vendicata e rinnovare l’antico patto di amicizia con Siracusa».
L’interruppe, il prosseno, osservando: «Credo che Locri abbia fatto di tutto per vendicare la morte di Ilone. La lezione data ai Siculi e al suo re Koiro è stata da me apprezzata molto e a Siracusa ho mandato anche messaggi sul rispetto che Locri ha mostrato per i cittadini di Siracusa».
«Potrebbe non essere del tutto sufficiente quello che abbiamo fatto, Gorgia» di rimando puntualizzò Zaleuco.
«Ho appreso di recente un’altra storia che voglio raccontarti – continuò Zaleuco. – Non ero a conoscenza dei fatti prima e credo che anche tu sia all’oscuro di tutta la vita di tuo fratello Ilone. Solo ti chiedo che delle cose che ti dirò sul tuo onore non ne parlerai con anima viva. Il perché lo capirai da solo».
Gorgia guardò incuriosito Zaleuco. Quasi temeva le rivelazioni che il magistrato stava per fare. Rassicurò sul suo onore il magistrato, di cui si favoleggiava anche a Siracusa, e restò in silenzio ad ascoltare.
«Saprai di certo che il matrimonio tra Ilone ed Euridice non ha prodotto i frutti che Ilone voleva. Non so di chi sia la colpa. Certo Ilone voleva dei figli e poteva averli. Cosa abbia impedito che li avesse da Euridice non so e non ha importanza saperlo. Ilone, però, ha cercato una famiglia completa. Viveva a Cramazia, vicino al porto di Zeffirio, una giovane e bella ragazza di nome Nefele. Nefele amò Ilone per il suo animo e non fece mai caso al corpo informe. La amò come una ragazzina al primo amore. Era figlia di una prostituta, Nefele, a nome Lisippa. Ma credimi, Gorgia, a volte l’apparenza non vuol dire niente. Spesso una prostituta ha sentimenti e animo nobile. Così mi è sembrata Lisippa. Per dare sazio all’amore fra i due, le donne, da Cramazia, si trasferirono a Locri. Ilone trovò una sistemazione alle due donne non lontano da Centocamere e non molto lontano dal mare. Curò le spese che le donne avevano e non fece mancare loro niente. La presenza del porticciolo dei pescatori, vicino a Centocamere, era una buona scusa per recarsi sul posto senza dare nell’occhio.»

Redazione

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