Costume e Società

“La Matita Rossa e Blu” e “Tiri mancini”: cultura e impegno per la Fondazione Falcomatà

Informazione libera, riflessione critica e impegno culturale. Sono questi i fili conduttori che hanno caratterizzato le ultime iniziative promosse dalla Fondazione Italo Falcomatà, culminate nella consegna del Premio giornalistico nazionale La Matita Rossa e Blu e nella presentazione del romanzo Tiri mancini, terza opera narrativa del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, eventi che hanno chiuso simbolicamente il 2025 della Fondazione.
A Palazzo Alvaro, domenica sera, si è svolta la cerimonia ufficiale di consegna del Premio La Matita Rossa e Blu, giunto alla XV edizione, che quest’anno ha visto premiati Giovanni Tizian, Mariangela Pira e Silvana Logozzo, tre firme autorevoli del giornalismo italiano e internazionale. Un parterre di alto profilo per un riconoscimento che, dal 2009, rinnova la memoria e l’esempio di Italo Falcomatà, l’indimenticato sindaco della Primavera reggina.
«Un progetto che crede in un’informazione libera, etica e professionale», ha sottolineato la presidente della Fondazione Valeria Falcomatà, ricordando come il giornalismo debba mettere i cittadini nelle condizioni di comprendere la realtà e partecipare in modo consapevole alla vita democratica. La cerimonia, moderata dal capo ufficio stampa della Città Metropolitana Stefano Perri, è stata preceduta da un confronto su attualità e informazione stimolato dall’inviato speciale de L’Espresso Gianfrancesco Turano, che ha coinvolto i tre premiati in un dialogo serrato sulle trasformazioni e sulle criticità del mondo dell’informazione.
Nel corso del talk, Giovanni Tizian, vicedirettore del quotidiano Domani, ha richiamato l’attenzione sulle querele temerarie e sui tentativi di individuazione delle fonti, evidenziando la necessità di una normativa capace di tutelare il lavoro dei giornalisti. Mariangela Pira, anchorwoman di Sky ed esperta di economia e finanza, ha invece posto l’accento sull’importanza dell’accuratezza e dello studio, in un settore in cui una sola dichiarazione può influenzare i mercati globali. Silvana Logozzo, corrispondente ANSA da Tel Aviv, ha infine offerto uno sguardo sulle complessità del lavoro giornalistico nei territori di guerra, dove la ricerca della verità è resa ancora più ardua dal conflitto.
Insignito nel 2024 della Medaglia della Presidenza della Repubblica, il Premio La Matita Rossa e Blu si conferma così uno dei riconoscimenti più autorevoli del giornalismo italiano, avendo premiato nel tempo figure del calibro di Sergio Zavoli, Enrico Mentana, Lucia Annunziata, Aldo Cazzullo, Gian Antonio Stella, Mario Calabresi e molte altre firme di primo piano.
Il percorso culturale della Fondazione si è poi concluso a Palazzo San Giorgio con la presentazione di Tiri mancini, il terzo romanzo di Giuseppe Falcomatà, edito da Castelvecchi. Un evento che ha chiuso simbolicamente le attività del 2025 e che ha offerto al pubblico un momento di riflessione più intima e letteraria. Introducendo l’incontro, la presidente Valeria Falcomatà ha proposto una lettura del titolo come metafora del nostro tempo, sottolineando come «l’unico modo per difendersi dai tiri mancini sia il tempo, quello necessario ad approfondire i rapporti e a curare il proprio io».
A dialogare con l’autore sono stati i giornalisti Stefano Perri e Ilda Tripodi, in un talk moderato dalla cronista e scrittrice Gabriella Lax. Il romanzo, appartenente al genere noir, è ambientato in una città di fantasia e vede protagonista l’avvocato Aquilani, alle prese con un caso complesso capace di mettere in discussione certezze personali e professionali. Un viaggio introspettivo, fatto di dubbi, responsabilità e metamorfosi interiori, che riflette anche l’esperienza personale dell’autore.
«È un libro rivolto a tutti – ha spiegato Giuseppe Falcomatà – scritto in un periodo molto particolare della mia vita, quello della sospensione dalla carica di sindaco, e che in parte racconta lo stato d’animo con cui ho vissuto quei mesi». Un’opera in cui, come ha ammesso lo stesso autore, emerge un confronto costante con se stessi, con la necessità di non dare nulla per scontato e di rimettersi sempre in gioco, cambiando prospettiva.
Due iniziative diverse ma profondamente legate, che confermano il ruolo della Fondazione Italo Falcomatà come spazio di elaborazione culturale e civile, capace di tenere insieme informazione, letteratura e impegno pubblico, nel solco di una tradizione che continua a interrogare il presente e a guardare al futuro.

Francesca Sabatini

Giornalista d’assalto e senza peli sulla lingua, Francesca sarebbe disposta davvero a tutto pur di raccontare la verità. La sua esperienza nel settore dell’audiovisivo ne fa una professionista a tutto tondo, ma è nell’elaborazione dei testi che la Sabatini dà il meglio di sé. Mente brillante al servizio di un territorio che intende “rovesciare come un calzino”, non c’è stenografo che possa tenerle testa o opinionista da salotto che possa leggere le sfumature della realtà politica locale come lei ci ha abituato a fare. Il suo sogno? Essere la prima a raccontare l’incontro con una civiltà aliena.

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