Costume e SocietàLetteratura

“Fine dell’anno”: un racconto interiore

Alla fine dell’anno, ci si ritrova affacciati a una finestra speciale: non una finestra di casa, ma la finestra del tempo. Da lì si osserva il mondo come se fosse sospeso, come se i giorni e i mesi fossero piccole creature fragili che scivolano via, indifese, lungo il grande fiume della vita. Un fiume che non si ferma, non torna indietro, non conserva nulla. Scorre e basta.
E mentre si guarda quel fluire continuo, attraverso le parole della poetessa Luisa Totino, si comprende che ciò che è passato non può essere trattato con leggerezza. Ogni emozione vissuta – la gioia che illumina, la lacrima che brucia, il sospiro che pesa, l’esultanza che solleva – è una prova concreta che siamo stati qui, che abbiamo inciso la nostra presenza nel mondo.
Non siamo comparse: siamo parte necessaria del grande disegno.
Il pensiero si allarga, come un’onda che si espande. Si rende conto che ogni vita, anche la più silenziosa, lascia un segno. Un graffio, una traccia, un’impronta che si unisce alla storia universale, impedendole di diventare piatta, superficiale, banale. È come se ogni gesto umano fosse un piccolo frammento di luce che contribuisce a illuminare il mosaico del mondo.
Poi il tono che imprime Totino cambia, diventa più deciso. La protagonista sente che ogni passo compiuto con orgoglio, coraggio e passione costruisce un mondo diverso, un mondo possibile: un mondo senza oppressione, dove le persone non devono chiedere il permesso per essere felici, dove la dignità non è un lusso ma un diritto naturale. È un richiamo alla responsabilità, ma anche alla speranza. E allora guarda all’anno trascorso come a un maestro severo ma generoso. Le esperienze, anche quelle più dure, diventano insegnamenti. Le mostrano che la pace non è un dono che arriva dall’alto, ma un lavoro quotidiano, fatto di piccoli gesti, di impegno costante, di perseveranza. La pace nasce quando ognuno fa la sua parte, senza pretese, con fiducia in sé e negli altri. In questo cammino, ci ricorda la poetessa di Locri, non siamo soli. C’è una presenza – amorevole, misteriosa – che muove il Cosmo e ogni cosa. Un richiamo al Sommo Dante a quella forza invisibile che accompagna, sostiene, orienta. Non ha nome, non ha volto, ma si sente. È il respiro del mondo.
E così, mentre il tempo continua a scorrere, la poetessa immagina un momento lontano, forse ultimo, in cui lo stesso Tempo si fermerà, accetterà la resa. E allora tutto ciò che oggi appare confuso, incerto, incomprensibile, diventerà finalmente chiaro e lampante. Come se una luce improvvisa rivelasse il senso di ogni passo, di ogni emozione, di ogni istante vissuto.
Buona Lettura.

Fine dell’anno

Fine dell’anno,
affacciata
alla finestra del tempo
guardo i giorni
e i mesi
passare indifesi,
trasportati dalle onde
dell’inesorabile fiume
della vita,
che in avanti scorre,
senza nulla riporre.
Tutto ciò che è stato
in questi dodici mesi,
non prendiamolo
per scontato,
ogni gioia, lacrima,
sospiro ed esultanza,
è la prova inconfutabile
che la nostra presenza,
in questo mondo,
è indispensabile.
Nel bene o nel male
il nostro percorso
lascia segni
che diventano
preziosi compagni
della storia universale,
per non renderla mai
superficiale e banale.
Ogni passo fatto
con orgoglio,
coraggio e passione
costruisce un mondo
senza oppressione,
dove le persone
son degne
di vivere con fervore.
Le esperienze
di quest’anno
possano farci comprendere
che per avere la pace
bisogna che ognuno
faccia la sua parte,
senza pretese,
ma con impegno
e perseveranza,
con la fiducia in se stessi
e in quella presenza,
amorevole e misteriosa,
che move il Cosmo
e ogni cosa, in ogni istante,
fin quando
il Tempo
accetterà la resa
e tutto diverrà
chiaro e lampante.

Redazione

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