Se amiamo la pace

Di Ugo Mollica
Se amiamo veramente la pace dobbiamo cominciare a costruircela con le nostre mani.
In che modo?
Deponendo subito tutte le armi che noi, anche inavvertitamente, usiamo: nelle parole, nelle intenzioni, nei gesti, nei silenzi che tramano per il proprio tornaconto, nelle ideologie ottuse e irresponsabili di partito, nel volto incupito e ambiguo che presentiamo alla gente.
Ma facciamolo noi per primi, senza attendere o pretendere che siano gli altri a farlo!
Se quanti si lamentano che le cose non vanno, decidessero di disarmarsi personalmente, si otterrebbe un’oasi beata, di così inattaccabile estensione di bene, che farebbe ammutolire di vergogna e di timore tutti i grandi e i piccoli “guerristi”, che stanno devastando la coscienza di questo mondo, che, pur con tanti limiti e imperfezioni (assolutamente da eliminare), è sempre quanto mai meraviglioso. Mondo che lorsignori non hanno affatto contribuito a costruire e che, a questo punto, lorsignori dimostrano di non meritare.
Le grandi civiltà si disperdono, sia per l’esaurimento delle energie positive, ma soprattutto quando, tra buoni e cattivi, prendono campo delle masse sconfinate di imbecilli, che sanno solo osservare, emettere sentenze e autoassolversi.
Ed è stata sempre l’imbecillità, “che al cor meschin ratto s’apprende” a tradire il necessario apporto di “sollecitudo rei socialis”, di premurosa attenzione e offerta di sé, che il mondo merita e sempre richiede. Come manutenzione della sue preziose fibre, in eterna tensione evolutiva in favore dell’uomo.
Buon anno 2026 di vera felicità, con scelte vigorose, di ragione e di sentimento, sempre dalla parte del bene.




