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Falcomatà: «Sanità calabrese al collasso, serve un piano strutturale e trasparente»

Un intervento a tutto campo, che intreccia visione politica, bilanci amministrativi e una dura denuncia sulle condizioni della sanità calabrese. Le ultime prese di posizione di Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano di Reggio Calabria e consigliere regionale del Partito Democratico, restituiscono il quadro di una regione alle prese con criticità strutturali irrisolte e con un confronto politico sempre più acceso con il governo regionale guidato da Roberto Occhiuto.
Passato, presente e futuro dell’esperienza amministrativa di Falcomatà sono stati al centro della puntata di Dentro la Notizia su LaC Tv. Nel corso dell’intervista, il primo cittadino ha rivendicato i risultati raggiunti a Reggio Calabria, sottolineando come «la città abbia fatto tantissima strada», a partire dall’azzeramento del precariato comunale. «Oggi vantiamo un numero di personale superiore alle mille unità», ha ricordato, rivendicando anche il risanamento dei conti e un piano straordinario di infrastrutture e opere pubbliche che supera il miliardo di euro di investimenti.
Uno dei passaggi più critici ha riguardato il ruolo della Regione Calabria nei confronti della Città Metropolitana. Falcomatà ha parlato senza mezzi termini di «una barzelletta» riferendosi alla mancata assegnazione delle funzioni delegate. «Sono stati sottratti al territorio oltre 400 milioni di euro in servizi, infrastrutture, scuole, cultura e sport», una scelta che, secondo il consigliere regionale, penalizza i 97 Comuni metropolitani e rivela una precisa responsabilità politica del centrodestra regionale.
Sul piano politico, guardando alle prossime elezioni amministrative, Falcomatà ha ribadito la necessità di un campo progressista «testardamente unitario», in linea con l’esperienza delle regionali. «Primarie sì, purché non siano divisive», ha chiarito, sottolineando che chi dovesse perderle dovrà comunque sostenere la coalizione. Non sono mancate stoccate al Governo Meloni, definito «il peggiore che ci sia mai stato per il Mezzogiorno», con riferimento ai tagli indiretti agli enti locali e all’esenzione Imu per le scuole paritarie, giudicata un colpo ai bilanci comunali.
Ma è soprattutto sul fronte della sanità che l’azione e le dichiarazioni di Falcomatà assumono toni durissimi. Dopo la denuncia sulle ambulanze utilizzate come posti letto improvvisati davanti all’ospedale di Locri, il consigliere regionale ha parlato di «sanità da incubo» e di «ennesima cartolina della Calabria straordinaria che esiste solo sui social del presidente Occhiuto». Un affronto, secondo Falcomatà, non solo ai cittadini e agli ammalati, ma anche agli operatori sanitari, costretti a lavorare in condizioni al limite.
La situazione dell’ospedale di Polistena rappresenta, per l’esponente del PD, un ulteriore tassello di una crisi sistemica. La carenza di personale nel reparto di Rianimazione viene definita «l’ennesimo segno di una condizione deficitaria devastante», comune agli spoke della Piana e della Locride, che servono un bacino di circa 200mila persone. Le soluzioni individuate dall’ASP vengono giudicate «tardive, precarie e temporanee», utili solo a rinviare i problemi senza affrontarli alla radice. «Fanno bene i sindaci a pretendere risposte chiare e definitive», ha affermato Falcomatà, denunciando il peggioramento continuo del sistema nonostante le promesse elettorali del presidente Occhiuto.
Dati alla mano, il consigliere regionale ha poi allargato lo sguardo al fenomeno della migrazione sanitaria. Negli ultimi due anni la fuga dei pazienti calabresi è aumentata di circa il 13%, con una spesa che supera i 326 milioni di euro annui. Numeri che, secondo Falcomatà, certificano «il fallimento della gestione commissariale e della propaganda del centrodestra». «Ogni euro speso fuori regione è un euro sottratto alla sanità calabrese», ha rimarcato, denunciando un circolo vizioso che impoverisce ulteriormente il sistema e costringe chi non può permetterselo a rinunciare alle cure.
Nel corso della visita al presidio permanente organizzato presso l’Ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena, Falcomatà ha ribadito che «non possiamo più accontentarci di soluzioni tampone». Il riferimento è anche allo stralcio della norma sui cosiddetti “gettonisti” dal Milleproroghe, scelta che lascia aperti interrogativi politici e strategici. «Il problema è strutturale», ha insistito, ricordando che la Calabria è fanalino di coda non solo per la migrazione sanitaria, ma anche per la rinuncia alle cure, aumentata di oltre il 13%.
La proposta finale è chiara. Servono soluzioni strutturali, trasparenza e un piano serio e verificabile, accompagnati da un’assunzione di responsabilità politica. Per questo Falcomatà ha annunciato l’impegno a chiedere la convocazione dell’Assemblea dei Sindaci dell’ASP, allargata anche ai comitati civici, affinché il confronto avvenga nelle sedi istituzionali competenti. «La sanità non può essere terreno di propaganda», ha concluso, ribadendo che il diritto alla salute, in Calabria, è oggi un diritto costituzionale sempre più spesso messo in discussione e, talvolta, calpestato.

Umberto Landi

Dotato di abilità ai limiti del sovrumano, Umberto appartiene a quella nuovissima categoria di supergiornalisti che sanno farsi notare poco ma sono in grado di produrre tantissimo. La sua capacità di osservazione e la sua rapidità nel produrre testi interessanti ed efficaci è straordinaria, tanto che c’è persino chi è pronto a giurare che sia il frutto di un segretissimo esperimento di bioingegneria. Di poche parole, ha deciso di mettere le proprie capacità al servizio del territorio, senza mai giudicare ma sempre pronto a stimolare le riflessioni degli altri.

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