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Fede, comunità e futuro al centro delle ultime attività della Diocesi di Locri-Gerace

Tra la fine del 2025 e i primi giorni dell’anno, la Diocesi di Locri-Gerace ha vissuto una sequenza intensa di appuntamenti ecclesiali che hanno restituito l’immagine di una Chiesa viva, radicata nel territorio e proiettata con fiducia nel futuro, capace di tenere insieme spiritualità, comunità e responsabilità sociale.
Il momento culminante è stato la solenne chiusura diocesana dell’Anno Giubilare, celebrata il 28 dicembre nella Cattedrale Santa Maria del Mastro a Locri, gremita di fedeli, sacerdoti, associazioni, movimenti, confraternite e autorità civili. Nell’omelia, S.E. Mons. Francesco Oliva ha richiamato il senso profondo del Giubileo come tempo di grazia, conversione e comunione, sottolineando che l’attraversamento della Porta Santa non è stato un gesto formale, ma un’esperienza capace di ravvivare la fede, riaprire i cuori alla misericordia e riscoprire una Chiesa che accoglie e accompagna. Il Giubileo si chiude, ma la missione continua: resta aperto il cuore di Dio e devono restare aperte le porte delle comunità, delle famiglie e dei luoghi della vita quotidiana.
Un segno particolarmente eloquente è stato il coinvolgimento dei detenuti, dall’apertura del Giubileo fino alla celebrazione conclusiva, resa possibile grazie alla collaborazione con la direzione della Casa Circondariale e al magistrato di sorveglianza. Un richiamo forte a una Chiesa che non esclude, ma si fa compagna di cammino anche nelle fragilità più profonde. Accanto a questo, il Vescovo ha ricordato la ricchezza delle tappe giubilari che hanno attraversato l’intera diocesi, dal mondo della famiglia a quello del lavoro, dai giovani agli operatori sanitari, dagli amministratori al volontariato, rafforzando la consapevolezza di essere un popolo in cammino e non individui isolati.
Protagoniste della celebrazione sono state le associazioni e i movimenti laicali, chiamati a custodire e tradurre nel quotidiano l’eredità del Giubileo. Mons. Oliva ha affidato loro una responsabilità precisa, non disperdere quanto vissuto, continuare a essere segno di speranza, servizio e prossimità, in un tempo segnato da cambiamenti e incertezze anche nella Chiesa universale, dopo la morte di Papa Francesco e l’elezione di Papa Leone XIV.
Pochi giorni dopo, il 31 dicembre, sempre nella Cattedrale di Locri, il Te Deum di fine anno ha offerto lo sguardo retrospettivo e insieme profetico su un tempo complesso. Nell’omelia, il Vescovo ha invitato a ringraziare Dio per la sua fedeltà, anche dentro le fatiche, le crisi e quella che ha definito talvolta una “notte oscura dello spirito”. Ha denunciato con lucidità i rischi della secolarizzazione e di una fede ridotta a “religione minima”, priva di radici e appartenenza, ma ha anche indicato la via di una rinnovata missione evangelizzatrice, capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo. La pace è stata il grande orizzonte della preghiera di fine anno: una pace disarmata e disarmante, da costruire a partire dai volti, dalle relazioni e dalle comunità, in un mondo segnato da guerre e tensioni.
Il 5 gennaio, poi, la Cattedrale ha accolto la celebrazione per il 50º anniversario di sacerdozio di Mons. Francesco Oliva, vissuta non come momento autocelebrativo, ma come azione di grazie. Ripercorrendo il cammino iniziato nel 1976, il Vescovo ha ricordato il sacerdozio come “ministero della grazia”, dono ricevuto per il bene di tutti, vissuto tra parrocchie, seminari, tribunali ecclesiastici e, negli ultimi dodici anni, nella pienezza del ministero episcopale a Locri-Gerace. Al centro della sua testimonianza, la convinzione che il cuore del ministero non sia fare molte cose, ma rimanere uniti al Signore, camminare con il popolo, ascoltare, sperare e servire senza riserve. “Non mi sono pentito né stancato di essere sacerdote”, ha affermato, rinnovando il desiderio di restare pastore secondo il cuore di Dio.
A chiudere simbolicamente questa prima settimana del 2026 è stato un gesto concreto e fortemente identitario, la benedizione delle nuove porte lignee della parrocchia di Santa Maria della Pietà di San Luca. Un intervento che va oltre l’aspetto funzionale e diventa segno visibile di accoglienza e appartenenza. I simboli incisi, il monogramma mariano e l’Evangelista Luca, patrono del paese, raccontano una comunità che custodisce la propria storia e guarda al futuro. Le nuove porte non sono solo un ingresso, ma un invito a entrare, a riconoscersi parte di una storia condivisa e a vivere la fede come spazio aperto di incontro, speranza e comunione.
In questa successione di eventi, la Diocesi di Locri-Gerace ha tracciato con chiarezza il suo orizzonte di una Chiesa che ringrazia, riflette, celebra e riparte, consapevole che le porte del Giubileo si sono chiuse, ma le porte del cuore e della missione devono restare spalancate.

Francesca Sabatini

Giornalista d’assalto e senza peli sulla lingua, Francesca sarebbe disposta davvero a tutto pur di raccontare la verità. La sua esperienza nel settore dell’audiovisivo ne fa una professionista a tutto tondo, ma è nell’elaborazione dei testi che la Sabatini dà il meglio di sé. Mente brillante al servizio di un territorio che intende “rovesciare come un calzino”, non c’è stenografo che possa tenerle testa o opinionista da salotto che possa leggere le sfumature della realtà politica locale come lei ci ha abituato a fare. Il suo sogno? Essere la prima a raccontare l’incontro con una civiltà aliena.

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