“Colpevoli di Palestina”: nella Locride arriva il documentario per la libertà di Anan Yaeesh

Un ciclo di proiezioni e incontri pubblici attraverserà nei prossimi giorni la Locride per accendere i riflettori sul caso di Anan Yaeesh, militante palestinese detenuto in Italia, e più in generale sul tema della criminalizzazione della solidarietà con la Palestina. La manifestazione, annunciata dagli organizzatori, ruota attorno alla proiezione del documentario Colpevoli di Palestina, realizzato dal Comitato Free Anan, che ricostruisce le vicende giudiziarie di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh.
Il documentario, della durata di 47 minuti, sarà proiettato in tre appuntamenti pubblici: l’11 gennaio alle ore 17 alla Mediateca comunale di Riace Superiore, il 12 gennaio alle 18 a Locri, all’Officina PAB, e il 14 gennaio alle 19 a Brancaleone, nella Biblioteca Cesare Pavese. Un percorso che intende coinvolgere territori diversi ma uniti da una stessa sensibilità civile, offrendo occasioni di informazione, confronto e mobilitazione.
Al centro dell’iniziativa c’è la storia di Anan Yaeesh, 38 anni, nato e cresciuto a Tulkarem, nei Territori occupati della Cisgiordania, residente in Italia dal 2017 e titolare di protezione speciale dal 2019. Dal 26 gennaio 2024 Anan è detenuto nelle carceri italiane, inizialmente in seguito a una richiesta di estradizione avanzata dallo Stato di Israele e successivamente respinta, nel marzo 2024, dalla Corte d’Appello dell’Aquila, che ha riconosciuto il grave rischio cui sarebbe andato incontro nelle carceri israeliane, sottoposto ai tribunali militari.
Nonostante il rigetto dell’estradizione, l’autorità giudiziaria italiana ha deciso di proseguire la detenzione, contestando ad Anan, l’11 marzo 2024, il reato di “associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, o eversione dell’ordine democratico” (articolo 270-bis del Codice Penale). La stessa accusa ha coinvolto due suoi amici palestinesi, Ali Irar e Mansour Doghmosh, arrestati su richiesta della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Ad agosto 2024 la Corte di Cassazione ha annullato le misure cautelari nei confronti di Ali e Mansour per “mancanza di gravi e circostanziate prove”, disponendo però che Anan restasse detenuto in regime di alta sicurezza.
Il procedimento ha avuto un’accelerazione inusuale: il 26 febbraio 2025 il Tribunale dell’Aquila ha disposto il rinvio a giudizio per tutti e tre, con l’accusa di proselitismo e finanziamento del terrorismo. Il processo è iniziato il 2 aprile 2025 e si è concluso il 19 dicembre, mentre la sentenza è attesa per il 16 gennaio. Nel frattempo, il 27 settembre 2025 Anan è stato trasferito dal carcere di Terni a quello di Melfi, in Basilicata, a oltre quattrocento chilometri dall’Aquila, una scelta definita dagli organizzatori come punitiva e intimidatoria.
Il caso ha suscitato, fin dall’inizio, una vasta mobilitazione nazionale, con manifestazioni e presidi in numerose città italiane, da Milano a Roma, da Palermo a Torino, e iniziative anche davanti al carcere di Terni. Alle udienze decisive, però, Anan non ha potuto presenziare fisicamente, a causa dell’utilizzo sistematico della videoconferenza, una prassi che – secondo i solidali – limita il diritto alla difesa e impedisce il contatto diretto con le mobilitazioni di sostegno.
Secondo il Comitato Free Anan e le realtà promotrici delle proiezioni, l’intera operazione giudiziaria si inserisce in un quadro politico più ampio, segnato dall’alleanza tra il governo italiano e lo Stato di Israele nel contesto della guerra in corso. Le accuse, spiegano, si basano anche su indagini dei servizi di sicurezza israeliani relative a fatti risalenti a oltre vent’anni fa, per i quali Anan ha già scontato una condanna, prima di scegliere l’esilio e ottenere protezione in Europa. Una strategia che, a loro avviso, mira a criminalizzare la lotta di liberazione palestinese e la solidarietà internazionale, come dimostrerebbero altri casi analoghi registrati in Italia.
Il documentario Colpevoli di Palestina si propone come strumento di contro-narrazione e approfondimento. Attraverso le voci dirette di Anan, Ali e Mansour, le testimonianze dell’avvocato difensore e di studiosi, giornalisti e cooperanti non ammessi al dibattimento, il film ricostruisce le tappe del processo, il contesto politico e mediatico e getta uno sguardo sulla realtà della Palestina occupata, da cui i protagonisti provengono.
Durante tutte le serate di proiezione sarà possibile contribuire alla campagna per le spese legali dei prigionieri politici palestinesi in Italia, ribadendo un messaggio che attraversa l’intera iniziativa e campeggia anche sulla locandina: “La solidarietà non può essere criminalizzata”. Un appello che, dalla Locride, intende parlare a un pubblico più ampio, chiamato a interrogarsi sul rapporto tra giustizia, diritti e libertà fondamentali.




