Rocco Celentano: “La fede non si impone, si vive insieme”

Di Rocco Celentano – Sindaco di Casignana
Come Sindaco di Casignana, sento il dovere morale e istituzionale di farmi portavoce di un profondo disagio che attraversa non solo la nostra comunità, ma ampie parti della Diocesi di Locri-Gerace.
La nostra è una comunità che da oltre tre secoli, sin dal Settecento, dopo il terribile morbo della peste che colpì queste terre, rinnova, sempre nella terza domenica di gennaio, una processione di ringraziamento a San Rocco, Santo Patrono e riferimento identitario della nostra storia spirituale.
Una processione sobria, esclusivamente religiosa, priva di ogni forma di folklore o intrattenimento civile, vissuta come atto autentico di fede, memoria e gratitudine.
Nel 2025, il popolo di Casignana ha svolto tale processione in modo sereno, composto e profondamente cattolico, senza provocazioni né disobbedienze. Eppure, oggi ci viene imposto un aut-aut inaccettabile: o gennaio o il 16 agosto, data liturgica della festa patronale.
Una scelta forzata che, di fatto, interrompe una tradizione secolare, come se la fede potesse essere amministrata per sottrazione.
Il decreto sulla cosiddetta “pietà popolare”, emanato da Mons. Francesco Oliva, è stato assunto senza alcun confronto con confraternite, comitati festa e popolo di Dio, senza che vi fosse una reale opera di ascolto, di accompagnamento e di discernimento comunitario.
Ancora più grave è il fato che tale decreto sia stato presentato come frutto di una decisione unanime della Conferenza Episcopale Calabra, quando è noto che in molte diocesi e arcidiocesi calabresi esso non viene applicato, o viene applicato con equilibrio pastorale e buon senso.
Perché allora Casignana e altre comunità devono pagare il prezzo di un’applicazione rigida e selettiva?
Queste scelte non educano al sensus fidei, ma rischiano di allontanare il popolo dalla Chiesa, svuotando la fede della sua dimensione incarnata, popolare e comunitaria.
Una fede che, privata delle sue espressioni più autentiche, rischia di diventare astratta, fredda, distante.
Non è questo il cattolicesimo che abbiamo ricevuto, né quello che desideriamo trasmettere.
Con rispetto ma con franchezza, non possiamo non rilevare che tali impostazioni appaiono più vicine a una visione protestante che alla tradizione cattolica, la quale ha sempre riconosciuto nella devozione popolare una ricchezza da accompagnare e purificare, non da reprimere.
Il popolo di Casignana non si riconosce in questo modo di governare la fede.
E ancor più doloroso è constatare che tuto ciò avvenga anche con la complicità di chi avrebbe dovuto essere ponte e non muro.
A Casignana i decreti episcopali riguardo le processioni (già da quelli emana da Mons. Giancarlo Bregantini relavi ai nastri e alle fermate) tendenti alla loro “purificazione” hanno avuto, sin dalla loro emanazione, piena applicazione, facendo sì che le processioni si svolgessero in modo ordinato e sentito con preghiera e devozione e senza alcuna manifestazione di folklore.
Casignana non chiede privilegi.
Chiede ascolto, rispetto e continuità.
Chiede che la Chiesa torni ad avere l’odore del suo popolo.
Come primo cittadino, non posso tacere davanti a uno sdegno che è civile, culturale e spirituale.
La fede non si impone per decreto.
La fede si custodisce camminando insieme.




