Costume e SocietàLetteratura

Il viaggio con Gorgia

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

Se per gli orfici la vita era solo un passaggio, perché Orfeo aveva portato il suo canto lamentoso e la sua lira armoniosa fin nell’Ade per pregare la Regina di restituire alla vita la donna Amata? Zaleuco distolse il pensiero dalla riflessione e portò lo sguardo sul corpo senza vita di Euridice sul letto. Bella come non mai; bianca come la neve, come se la linfa avesse abbandonato il corpo. Ma segni di violenza non si vedevano sul viso e lo sguardo sembrava sereno, quasi felice. Sicuramente, pensò nuovamente Zaleuco, il suo cuore sarà più leggero di una piuma. Fece cenno a Dorimaco di voler scendere. Si attardò nell’andronitis e si guardò intorno. Altre persone arrivarono alla casa. Senocrito, con le sue vesti sempre più semplici e bianche, aspettava affranto. Il cadertore di Orfeo, forse ora cominciava a dubitare della morte che portava alla vita. Ma Senocrito era un puro. I suoi riti erano segreti, ma la sua anima chiara. Si avvicinò a Dorimaco e disse: «Tu sai che Euridice adorava Persefone, ma anche Orfeo. Tu sai che ella ora andrà nei Campi Elisi per sempre.Ti prego Dorimaco, prima di chiuderla in un cassa di pino bianco, metti nel suo ultimo letto questa tavoletta. Qui troverà il modo di trovare la strada di Nemosine e non berrà al fiume dell’oblio». Così dicendo, tolse da sotto la veste una liminetta dai riflessi di oro e la consegnò a Dorimaco. Zaleuco ricordò la tavoletta vista nel bara di Ilone. Era stato Senocrito a nasconderla nel sepolcro del Siracusano. Aveva ragione Strabone: niente di importante per le indagini. Ora Zaleuco non aveva più fretta di andarsene. La sua mente realizzò che Tirso non era presente. L’uomo che per non fare soffrire troppo Euridice si era assunto l’ingrato compito di dare alla donna la triste notizia della morte dello sposo, non si era affrettato a visitare Euridice. Strano. Dopo qualche tempo, il magistrato pensò che era meglio passare per l’Agorà e vedere il da farsi per la giornata e poi tornare a casa. Si assicurò da Dorimaco che la tumulazione della donna sarebbe avvenuta il giorno dopo, quando il sole avrebbe cominciato al sua discesa, e iniziò a uscire facendo cenno ad Agesilao di seguirlo.
«Io – disse i magistrato – devo andare all’Agorà. Tu non ti muovere. Cerca di vedere quando arriverà Tirso e le sue reazioni. Poi domani ricordati che con Gorgia dobbiamo andare al porto. Trova dei buoni cavalli e un carro comodo».
«Come vuoi, Pastore» rispose il soldato, senza dover chiedere il perché. Ormai capiva tutto.
Il resto della giornata passò in fretta. Dall’Agorà Zaleuco discese, prendendo la Dromo, verso casa. Qui informò Imena della morte di Euridice. La donna non disse nulla, ma la fronte si aggrottò. Zaleuco, domandò poi di Lisippa e del bambino. Imena rassicurò Zaleuco per la donna. Quanto al bambino, il suo volto si illuminò. «Non ha più paura, ormai. E chiede sempre il suo cavallo di legno, seppure Lisippa lo rimproveri» disse la donna. Anche Zaleuco sorrise. La sola presenza del piccolo Ilone, che pure vedeva di rado, aveva in parte riempito il vuoto lasciato dal figlio.
Passò presto il tardo pomeriggio e la notte. All’alba, Agesilao, preciso come sempre, si fece trovare con un carro dalle sponde lunghe e due buoni cavalli da tiro. Aveva sistemato su due lati due panche di legno che aveva ancorato in qualche modo alle sponde. Servivano per permettere un viaggio abbastanza lungo seduti al Magistrato e al Prosseno di Siracusa. Quanto a lui si avrebbe seduto alla guida. Zaleuco salì sul carro, rifiutando l’aiuto di Agesilao. Non era vecchio. Sul carro scelse la sponda destra. Poi, Agesilao diresse verso monte i cavalli. Attraversò l’Agorà e si diresse verso il tempio di Persefone. Ma prima ancora di arrivare al tempio si fermò davanti alla casa di Gorgia. Il Siracusano era pronto. Salì in modo agevole sul carro e si sedette sulla sponda sinistra. Per strada i due parlarono di Euridice. Gorgia si era recato alla casa, ma dopo la partenza di Zaleuco. Con onestà, il Siracusano diceva di essere con due cuori. Odiava Euridice, considerandola, soprattutto dopo il racconto di Zaleuco, la causa della infelicità del fratello. Ma dall’altra, ammetteva che la donna anche nella morte aveva una sua dignità.Il corpo diafano ora emanava purezza, al pari della sensualità che emanava in vita.
«Come è difficile capire l’animo umano, Zaleuco – chiosò il Siracusano. – Come si può capire l’animo altrui, se io in questo momento non riesco a dare una logica ai miei pensieri?» finì di dire.
I discorsi poi passarono all’incontro con il Comandante della Persefone. Gorgia consigliò a Zaleuco di non fare salire sulla nave Agesilao. La presenza dell’oplita sarebbe stata un deterrente per i discorsi di Talete. Zaleuco fece cenno con il capo. Capiva i timori di Gorgia. Talete non era certo un agnellino. Da nascondere aveva più di una cosa. La presenza di un soldato lo avrebbe intimorito.
Già di lontano Kramazia. Il carro vi giunse e poco dopo veniva superato il Keramidios.

Redazione

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