Costume e Società

Luigi Verrino espone all’Università La Sapienza i reperti etruschi che ha rinvenuto a Cerveteri

Dall’Ufficio Stampa

«Occasione rara di scavo, lavoro assolutamente scrupoloso, molto accurato e mirato anche alla tutela per frenare l’attività dei tombaroli. Una storia di contrasto agli scavi illeciti», ha esordito così la relatrice titolare della Cattedra di Etruscologia presso l’Università La Sapienza di Roma, professoressa Laura Maria Michetti, appena Luigi Verrino si è seduto per discutere la tesi di laurea Il tumulo 2484 dell’Altipiano delle Onde Marine nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri. Anche il relatore aggiunto professor Alessandro Conti da parte sua lo ha definito «un lavoro eccezionale». Luìgi Verrino ha brillantemente illustrato le 267 pagine di tesi col supporto di immagini inedite, proiettate sullo schermo. Il risultato? Il massimo dei voti. Congratulazioni e applausi a non finire nell’aula gremita di docenti, colleghi, studenti, famigliari e amici dell’appena proclamato Dott. Luigi Verrino, catanzarese, orgoglio e vanto dell’intera Calabria per la sua prestigiosa attività professionale che lascerà il segno negli studi e negli scavi legati alla Magna Graecia. Il neolaureato in Scienze Archeologiche continuerà gli studi sugli etruschi, con particolare riguardo agli intrecci con altri popoli del mondo antico.
Ha dedicato la sua tesi ai suoi amati genitori Maria Podigora e Claudio Verrino, avendo parole di sincera gratitudine verso tutti i docenti, colleghi, amici, fratelli e parenti, fra cui il nonno Luigi Verrino maior, grande imprenditore e artista di successo, di cui porta orgogliosamente il nome e ritenuto la sua più grande fonte di ispirazione. Usciti soddisfatti e felici dall’aula de La Sapienza, sono iniziati i festeggiamenti in onore del Dott. Luigi Verrino con famigliari e personalità di alto rilievo del mondo dell’arte, dello spettacolo, della cultura in generale e delle professioni. Il fondatore e presidente del Premio Mar Jonio, Luigi Stanizzi, si è rivolto «al Dott. Luigi Verrino, Insigne Archeologo di razza, invitandolo a donare il proprio contributo d’amore alla terra d’origine, la Calabria, attraverso studi approfonditi e scavi che possano promuovere ulteriormente la nostra terra». Intanto, i reperti recuperati a Cerveteri sono stati restaurati ed esposti. Un traguardo meritato, quello del Dott. Verrino, un lavoro intenso e completo che ha coperto praticamente un intero percorso: dall’attività di scavo e di recupero del tumulo insieme ai colleghi de Il Lucumone e come volontario del NAAC Nucleo Archeologico Antica Caere, con rilievi precisi e scansioni 3D, all’analisi dei materiali e disegni tecnici. Recuperati oltre 2.700 frammenti che Verrino ha pazientemente identificato, catalogato e ove possibile restaurato. Alcuni di questi restauri, con reperti molto interessanti, sono visibili e fruibili all’interno del Museo delle Antichità etrusche e italiche presso l’Università La Sapienza di Roma. Il prossimo passo sarà la pubblicazione corredata dallo studio e analisi di tutti i reperti rinvenuti. Determinante in tutto il lavoro è stato il supporto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale e dell’archeologa Maria Gilda Benedettini. I relatori Laura Michetti e Alessandro Conti hanno riconosciuto ed enormemente valorizzato il lavoro di Luigi Verrino, indicando anche aree di approfondimento. Un grande risultato frutto della collaborazione tra volontariato e istituzioni, monumenti e reperti salvati dal degrado e dal vandalismo, oggetti restaurati, “musealizzati” e tornati fruibili per tutti, la pubblicazione dei risultati. Lo scavo del tumulo 2.484 è frutto di un’ iniziativa di valorizzazione promossa dal Nucleo Archeologico Antica Caere, in collaborazione con il Lucumone Onlus e in stretta sinergia con la Soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale; le attività di scavo sul campo sono state dirette dall’archeologa Maria Gilda Benedettini. Il lavoro ha restituito un corredo risalente a un periodo compreso tra la fine del VII e il secondo quarto del VI secolo a.C., con alcuni reperti che si sono rivelati unici nel panorama dell’archeologia. Di particolare interesse gli elementi che sono associati al tema del banchetto e del simposio, nonché di importante valore simbolico soprattutto a carattere funerario.

Redazione

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