La proposta di Domenico Sergi: programmazione, integrazione e competenze per una sanità sostenibile

Il dottor Domenico Sergi scrive una lettera aperta al presidente e commissario alla sanità calabrese, Roberto Occhiuto, e ai consiglieri regionali sollecitando una riforma strutturale basata su programmazione, integrazione e competenze.
L’autore afferma che la sanità calabrese non guarirà con “medici eroi” o nuove strutture, ma con l’ingegnerizzazione del sistema. Il Servizio sanitario nazionale è stato pensato per un’Italia giovane, mentre oggi la Calabria affronta invecchiamento, spopolamento e patologie croniche. Serve pertanto un cambio di paradigma e una programmazione e integrazione tra ospedale e territorio che superi la logica del medico isolato.
Il primo nodo affrontato riguarda la medicina generale, definita dall’autore come il vero imbuto del sistema. Secondo Sergi, il Medico di medicina generale è oggi “spesso ridotto a un passacarte burocratico, isolato nel suo studio”, una condizione che va radicalmente superata. La proposta è quella di trasformare la formazione triennale in una vera “palestra tecnica”, introducendo moduli obbligatori e certificati di ecografia point-of-care, spirometria ed elettrocardiografia di base, affinché il medico di famiglia possa effettuare diagnosi di primo livello e non limitarsi a prescrivere visite specialistiche. Centrale anche il superamento del modello del medico “solista”, puntando su reti territoriali, Aggregazioni Funzionali Territoriali e Case di Comunità, supportate da personale e infermieri dedicati. “Se liberiamo il medico dalle carte e gli diamo gli strumenti per visitare, crollano gli accessi impropri in ospedale”, sottolinea l’autore.
Un secondo pilastro della riforma riguarda il ruolo degli ospedali spoke e la formazione degli specializzandi. Sergi propone di invertire il rapporto tra Università e ospedali territoriali, prevedendo che i medici in formazione trascorrano periodi lunghi, di almeno dodici mesi, negli ospedali periferici. Una scelta che, secondo il medico, produrrebbe tre effetti virtuosi: maggiore autonomia clinica per gli specializzandi, linfa vitale e aggiornamento scientifico per gli ospedali spoke, e un legame professionale con il territorio, capace di aumentare le possibilità che i giovani medici decidano di restare in Calabria.
Ampio spazio è dedicato anche alla continuità assistenziale, con una critica esplicita al modello tradizionale della guardia medica. “Il modello della Guardia Medica ‘una per ogni campanile’ è obsoleto e insicuro”, scrive Sergi, proponendo invece sedi accorpate e razionalizzate, nel rispetto della complessa orografia calabrese, per trasformarle in vere centrali di primo intervento. Importante anche la creazione di una centrale di coordinamento unica e l’attivazione del numero europeo 116/117, insieme a dotazioni tecnologiche avanzate, accesso alla cartella clinica regionale e sistemi di sicurezza. Solo così, sostiene, la continuità assistenziale può diventare un filtro reale al Pronto Soccorso.
Il quarto asse della proposta è quello che l’autore definisce “la rete della fragilità”, che intreccia sanità e sociale. Al centro vi è l’Assistenza domiciliare integrata, indicata come priorità assoluta. In una regione complessa come la Calabria, “l’ospedale deve andare a casa del paziente”, attraverso team multiprofessionali e strumenti di telemedicina capaci di gestire al domicilio patologie croniche come lo scompenso cardiaco o il diabete, riducendo i ricoveri impropri. Accanto all’ADI, Sergi richiama l’urgenza di rifondare i consultori famigliari, potenziare salute mentale e servizi per le dipendenze, e garantire una sanità penitenziaria dignitosa, definita “una misura di civiltà ed efficienza”.
Un capitolo decisivo è dedicato alla digitalizzazione, indicata come il vero cervello del sistema. Le Centrali operative territoriali, avverte l’autore, rischiano di restare scatole vuote senza dati. Da qui la proposta di un Software unico regionale, capace di integrare ospedale e territorio e permettere a ogni operatore sanitario di conoscere in tempo reale il percorso del paziente. Un investimento che, oltre a migliorare l’efficienza, rappresenterebbe anche un volano occupazionale, creando posti di lavoro qualificati per tecnici calabresi.
Infine, la lettera affronta il tema cruciale dell’emergenza-urgenza. In un territorio segnato da montagne e strade difficili, il 118 non può limitarsi al trasporto. Sergi propone il modello “rendez-vous”, con ambulanze diffuse sul territorio dotate di infermieri altamente specializzati, supportate da auto-mediche rapide che portino il rianimatore solo dove necessario. A questo si affianca la telemedicina on-board, con la possibilità di trasmettere ECG e parametri vitali agli ospedali già durante il trasporto.
Sergi conclude la lettera con un appello alla concretezza e alla pianificazione a lungo termine, sottolineando che i professionisti torneranno e resteranno solo se il sistema li aiuterà a fare i medici, non gli eroi. Un messaggio che invita la politica regionale a una scelta di responsabilità e coraggio per avviare una riforma strutturale della sanità calabrese.



