Costume e Società

Valentino, la leggenda che continua a vestire la bellezza

C’è un momento, nella storia della moda, in cui la bellezza sembra sospendersi nell’aria. È l’istante in cui Valentino Garavani, il maestro che ha trasformato il gesto del cucire in un atto d’arte, lascia la scena terrena per entrare definitivamente nel pantheon dei creatori immortali.
La poetessa locrese Luisa Totino coglie questo passaggio con una grazia rara, raccontando non solo la fine di un’epoca, ma l’inizio di una leggenda. Nelle sue parole, l’ultima “leggenda di bellezza” non scompare: vola via, si solleva, si trasfigura. Diventa mito.
Totino tratteggia Valentino come colui che ha “vestito l’armonia del corpo” con una delicatezza ineguagliabile. Un’immagine che restituisce la sua capacità di trasformare la figura femminile in un tempio di eleganza, senza mai tradirne la naturalezza. Il tempo, scrive la poetessa, non lo ha sconfitto: lo ha semplicemente accompagnato verso un Olimpo dove la giovinezza è eterna e la creatività non conosce tramonto.
Il racconto poetico si fa allora cronaca culturale: le sue sfilate, ricorda Totino, hanno lasciato “vestigia di eleganza raffinata”, tracce indelebili che ancora oggi definiscono un’estetica, un modo di guardare il mondo. E poi c’è lui, il colore che più di ogni altro ha segnato un’epoca: il rosso Valentino. Totino lo descrive come un simbolo “verace” di una moda “mordace”, capace di parlare, di raccontare, di affermare. Un rosso che non è solo tinta, ma dichiarazione.
Nella poesia emerge anche l’uomo dietro il mito: discreto, umano, convinto che lo stile non sia un privilegio per pochi, ma una forma di libertà. Una libertà che non cerca servitori né riflettori, ma autenticità. È questo tratto, forse più di ogni altro, che Totino restituisce con forza: la sua eleganza non era solo sartoriale, era morale.
La chiusa della poetessa è un inchino collettivo, un gesto che somiglia a un rito civile: Valentino non è soltanto un grande stilista, è una “colonna di creatività nostrana”, un patrimonio culturale che appartiene alla storia e continuerà a parlarci attraverso linee, stoffe, intuizioni.
Nel suo omaggio, Luisa Totino non celebra solo un uomo, ma un’idea: quella di una bellezza che non si consuma, che non teme il tempo, che continua a camminare sulle passerelle del mondo. E mentre la poesia si conclude, resta la sensazione che Valentino non se ne sia mai davvero andato. La sua leggenda, semplicemente, ha cambiato forma.
Buona Lettura

Leggenda di bellezza

Vola via
anche l’ultima
leggenda di bellezza.
Colui che
l’armonia del corpo
vestì con ineguagliabile delicatezza,
ha ceduto
allo scorrere del tempo,
per vivere nell’Olimpo
dell’eterna giovinezza.
Dell’immenso stilista
resteranno, per sempre,
le vestigia
dell’eleganza raffinata,
che ha lasciato il segno
ad ogni sfilata.
Un vivido rosso
divenne simbolo verace
di una moda mordace,
che, loquace,
in ogni linea, stoffa
e sbalzo,
ha comunicato al mondo
che la maestria del taglio e cucito,
può ornare il quotidiano
di cultura, arte e ricercata misura.
Vestire attrici e principesse
non ha mai scalfito
la sua umanità,
perché convinto che lo stile
non cerca solo i riflettori,
ma è prima di tutto,
libertà senza servitori.
La sua scia eterea di grazia
e di rispetto della donna
rimarrà, nella storia
e per la storia,
come salda colonna
di creatività nostrana.
E con doveroso inchino
salutiamo la più grande
leggenda di bellezza:
il divino Valentino.

Redazione

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