Pietro Bianchi rievoca la figura di Robert Burns con al Caffè Letterario di Bovalino

Un viaggio intenso e suggestivo tra parole e musica, capace di intrecciare poesia, memoria e tradizione europea. È questo il cuore della manifestazione La musica e la poesia di Robert Burns, un racconto per violino affidato a Pietro Bianchi, in programma sabato 24 gennaio alle ore 18:00 al Caffè Letterario Mario La Cava di Bovalino, in Corso Umberto I, 114.
L’incontro rende omaggio a Robert Burns (1759-1796), considerato unanimemente il più grande poeta scozzese della storia. Nato in Ayrshire da una famiglia di poveri agricoltori e privo di una formazione scolastica strutturata, Burns riuscì comunque a raggiungere una qualità stilistica paragonabile a quella dei grandi autori della sua epoca. Romantico ante litteram, fu autore di oltre 300 componimenti dedicati all’amore, alla natura e alla morte, distinguendosi per un talento poetico istintivo, spesso definito “poco educato”, per l’uso di un linguaggio diretto e popolare e per la scelta consapevole di valorizzare il dialetto e le leggende scozzesi. Caratteristiche che gli valsero l’ammirazione della prima generazione di scrittori romantici e che ne fecero una figura simbolica, anche per la sua morte prematura a soli 37 anni, causata da problemi cardiaci.
A dare voce e suono a questo universo poetico sarà Pietro Bianchi, etnomusicologo e musicista di primo piano nella riproposta della musica tradizionale europea. La sua carriera prende avvio nel 1974 con la fondazione del gruppo Lyonesse, insieme a musicisti provenienti da Bretagna, Cornovaglia e Francia. L’anno successivo intraprende un percorso di studi all’Accademia di Parigi, approfondendo musicologia, tradizioni orientali, africane ed etnologia, fino a conseguire nel 1979 una Maîtrise in musica all’Università Paris VIII.
Fondamentale anche l’esperienza romana all’Istituto Svizzero di Villa Ludovisi, dove segue un corso di perfezionamento con Diego Carpitella, maestro e amico. Parallelamente all’attività concertistica, Bianchi avvia un imponente lavoro di ricerca sul canto popolare, che lo porta a raccogliere nel Canton Ticino circa 600 canti, danze e testimonianze orali, in collaborazione con la Radio Svizzera italiana, di cui dal 1980 entra a far parte come etnomusicologo. A questo periodo risalgono anche importanti produzioni televisive e la direzione, tra il 1979 e il 1985, del festival di musiche popolari Canté j’euv, che riscosse un enorme successo di pubblico.
Presidente della Società Svizzera di Etnomusicologia, due volte premiato con l’Ascona per la Cultura e con il Vincenzo Falchetto per la cultura popolare, Pietro Bianchi ha continuato negli anni a esibirsi in numerose formazioni e a portare la sua musica nei cinque continenti, con tournée in Australia, Canada, Turchia, Emirati Arabi, Russia, Georgia e Scandinavia. Particolarmente significativo il suo rapporto con l’Irlanda, dove ha perfezionato lo stile violinistico partecipando a memorabili session con grandi maestri della tradizione.
L’appuntamento di Bovalino si preannuncia dunque come un’esperienza culturale di alto profilo, capace di coniugare la forza poetica di Robert Burns con la sensibilità musicale e il rigore etnomusicologico di Pietro Bianchi, in un contesto intimo e accogliente come quello del Caffè Letterario Mario La Cava.
Per informazioni è possibile contattare il 347 6912472 o visitare il sito. Un’occasione preziosa per lasciarsi guidare, tra note di violino e parole senza tempo, nel cuore della tradizione poetica e musicale europea.




