A Marina di Gioiosa un convegno sul passaggio dal Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia

Venerdì 23 gennaio si è tenuto, presso i locali della Biblioteca comunale di Marina di Gioiosa Ionica, un convegno incentrato sulla transizione del Mezzogiorno dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, organizzato dal Comitato di Reggio Calabria dell’Istituto di Storia per lo Studio del Risorgimento Italiano (ISRI) e dall’amministrazione comunale.
A fare da moderatore è stato il dott. Vincenzo De Angelis, Presidente dell’ISRI, che ha sottolineato l’importanza di iniziative come queste per contrastare il diffondersi di fake news antirisorgimentali legate alla galassia neoborbonica, mentre i saluti istituzionali sono stati espressi dall’avv. Rosella Logozzo, assessora della giunta guidata dal sindaco Rocco Femia, assente per motivi istituzionali, oltre che dall’avv. Domenico Capponi, Vicepresidente dell’associazione CISDA (Centro Italiano per lo Studio della Documentazione Archivistica), che ha sottolineato i cambiamenti sociali che l’Unità d’Italia ha portato al Mezzogiorno, come il diritto all’istruzione, rafforzato dalla legge Coppino del 1877 che allungava l’obbligo scolastico a 9 anni e sanzionava i genitori che non mandavano i figli a scuola.
Il primo intervento è stato affidato all’avv. Domenico Lupis, presidente del Consiglio comunale con delega alla Cultura e vicepresidente dell’ISRI, che ha inquadrato il tema soffermandosi sia sull’aspetto giuridico del plebiscito indetto da Giuseppe Garibaldi il 21 ottobre 1860 per l’annessione della Sicilia e del Mezzogiorno al Regno di Vittorio Emanuele II, distinguendolo dal referendum in quanto atto chiamato a sancire una situazione già definita, sia sul ruolo guida esercitato dalla dinastia sabauda nel processo risorgimentale, reso possibile dall’azione politica di Cavour e dalla stessa adesione di Garibaldi. Pur di idee repubblicane e socialiste, l’Eroe dei Due Mondi comprese infatti che il Regno di Sardegna rappresentava l’unica forza in grado di realizzare concretamente l’Unità d’Italia, un’idea di nazione che, come ricordato da Lupis, affonda le sue radici ben prima dell’Ottocento, risalendo a Dante, Petrarca e Boccaccio, alla questione della lingua di Bembo e al pensiero di Machiavelli.
A seguire è intervenuto il dott. Davide Codespoti, che ha analizzato l’aspetto economico dell’unificazione, smontando alcuni luoghi comuni ancora diffusi. In primo luogo ha ridimensionato il mito della prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici, che alla vigilia dell’Unità contava meno di 99 chilometri di rete contro gli 850 di Piemonte e Liguria, i 500 del Lombardo-Veneto, i 350 della Toscana e i 101 del Lazio. Solo dopo la nascita del Regno d’Italia, ha spiegato, il Sud fu interessato da consistenti investimenti ferroviari attraverso concessioni a compagnie private, che realizzarono importanti collegamenti in un territorio complesso, in un’ottica di integrazione con il resto della Penisola e dell’Europa, come dimostrano le linee Ancona-Taranto del 1865 e Reggio Calabria-Taranto del 1875. Codespoti ha inoltre confutato le cosiddette “bufale borboniche” sull’oro del Banco di Napoli e di Sicilia, evidenziando come, dopo l’Unità, entrambi gli istituti abbiano raddoppiato il capitale, ottenuto il diritto di emissione e ampliato la propria presenza anche all’estero. Ampio spazio è stato dedicato infine alla sorte delle principali industrie del Regno delle Due Sicilie, dalla fabbrica di Pietrarsa, che con il ritorno al protezionismo raddoppiò la produzione prima di entrare in crisi nel Novecento e diventare museo industriale, ai cotonifici di Salerno, inizialmente penalizzati dal libero scambio ma poi riconvertiti, nel tempo, in altre attività produttive.
Il prof. Giovanni Pittari, già sindaco di San Giovanni di Gerace, ha quindi affrontato il tema del brigantaggio nella Vallata del Torbido, ricostruendo episodi risalenti sia all’occupazione napoleonica sia al periodo successivo all’Unità, tra scontri armati, vittime da entrambe le parti e processi ai capibanda, dei quali restano oggi solo tracce frammentarie, anche a causa delle difficoltà di accesso agli archivi.
A concludere i lavori è stato Fabio Arichetta, docente dell’Università di Messina e membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, che ha richiamato la battaglia di Piazza Duomo a Reggio Calabria, combattuta il 21 agosto 1860 e costata la vita a cento volontari garibaldini e a cinquanta soldati borbonici. Arichetta ha infine spiegato le motivazioni profonde che spinsero tanti giovani, provenienti anche dal Nord Italia e spesso già formati nell’esercito regolare, a combattere non per un mito astratto ma per un ideale autentico, incarnato dalla figura di Garibaldi, capace di unire istanze repubblicane e popolari con il mondo liberale e monarchico nel sogno di una patria finalmente unita e libera dallo straniero.
Alla fine del convegno sono seguiti numerosi e appassionati interventi da parte del pubblico, rimasto attratto da un argomento così coinvolgente ma spesso trattato con superficialità e banalità da chi vorrebbe screditare una delle pagine più nobili e gloriose della Storia italiana, ossia il Risorgimento.




