
Di Giuseppe Pellegrino
Il porto non era lontano, ma per raggiungere la sua posizione, che era agevole con le navi, per terra occorreva non poco cammino. Di lì a poco apparve nella sua bellezza il promontorio. Il carro, superata Kramazia, si diresse verso monte in direzione di Paleocastro. Di là si poteva camminare a ridosso dell’insenatura e fermarsi al porto, che era sotto i pascoli dello Zilastro. Di poi si poteva salire sul promontorio di Zeffirio. Ma la volontà dei tre non era quella di superare il porto. Il carro prese un poco di salita. Poi, arrivato al culmine, marcò in piano ed era già il porto. Qui vi erano rimasti molti siculi e qualche greco che lavoravano per il carico e lo scarico delle navi. I lavori più pesanti erano affidati ai siculi. I greci, che non si erano spostati verso Locri, erano i fiduciari dei proprietari terrieri, che curavano il carico del legname e della pece e curavano lo scarico dell’olio, del metallo e delle greggi. Arrivati al porto, il carro si fermò. Zaleuco non vide la nave attraccata e guardò Gorgia come per domandare. Gorgia disse: «Non ti preoccupare, Talete è già qui». Non aveva notato, il magistrato, una nave che bordeggiava a una certa distanza la riva. Gorgia chiamò Pisistrato, un greco di Siracusa e disse:«Fai il segnale convenuto a Talete. Può attraccare». Il greco non conosceva Zaleuco, ma la benda sull’occhio fu rivelatrice e tremò. Il soldato, invece, lo aveva già visto e poi la corazza, l’elmo e la spada non avevano bisogno di spiegazioni. Era perplesso, ma ubbidì. Prese un legno, con in cima una striscia di stoffa di lino. La imbevve in un vaso pieno di pece e si avvicinò a un fuoco sempre acceso. La fiaccola improvvisata si accese e Pisistrato fece cenno agitando la fiaccola verso la nave, che subito cambiò rotta e si diresse verso il porto. Un marinaio gettò poi una corda al greco che attendeva e con altri tre siculi iniziarono a tirare verso il muro, che funzionava da riparo, la nave. Poi i marinai sistemarono una tavola di legno, con strisce di tavola, che fungeva da passerella. Legarono alla nave il legno e un marinaio scese per accertarsi che il legno fosse ben messo a terra. Nessun altro scese. Talete si affacciò alla sponda della nave. Vide il soldato e aggrottò le ciglia. Non lo conosceva, ma non era impressionato. Già Ilone gli aveva fatto fare la conoscenza di Tissaferne. Non si meravigliava se Gorgia conoscesse altri. Di Zaleuco non fece caso. Conosceva solo di fama il magistrato, ma in volto non lo aveva mai visto. Gorgia disse a Zaleuco di salire. Il Magistrato disse ad Agesilao di aspettare a terra. I due salirono.
«Salute a te, Gorgia» disse il marinaio.
«Hai fatto buon viaggio, Talete?» chiese di rimando Gorgia.
«Nettuno non era adirato con me. Ed è un tempo buono per il mare» rispose il comandante. Poi rivolse lo sguardo verso l’uomo dai capelli bianchi e e dalla benda sull’occhio. Non conosceva, Talete, il legislatore se non per fama. Era sufficiente la benda sull’occhio sinistro. Il volto impallidì e pensò a un tradimento di Gorgia. Gorgia capì e intervenne: «Talete – disse Gorgia – quest’uomo è Zaleuco. Di lui avrai sentito parlare, poiché la fama per la severità e la giustezza delle sue leggi ha attraversato ogni mare».
Il marinaio, si fece ancor più di fuoco. Ancora di più temeva che Gorgia lo avesse venduto. Ma subito si acquietò alle parole che Gorgia fece seguire.
«Non temere, comandante. Egli è qui per farti alcune domande su Ilone. Tu sei e resterai un uomo libero. Di quello che vuole domandarti, Zaleuco mi ha detto tutto. Rispondi con animo verace alle sue domande. Riguardano Ilone e i suoi affari».
«Come tu vuoi, Gorgia» rispose il marinaio.
Zaleuco pensò di fare domande, passando direttamente al cuore della questione.
«Il giorno in cui Ilone è morto, tu eri al porto di Locri e hai consegnato un cofanetto pesante a Tissaferne. Cosa conteva, Talete?» chiese il magistrato.
Gorgia guardò Talete e disse: «Dì ogni cosa, senza nulla nascondere».
«Credo – cominciò lentamente il marinaio – che quando io sono arrivato a Locri Ilone fosse morto, perché era lui che doveva portare il cofanetto. No, magistrato, non io dovevo consegnare il cofanetto a Ilone, ma Ilone a me. Eravamo arrivati a Siracusa e da qui dovevamo procedere per Scilletio e Crotone e Locri non era sulla nostra rotta. Per giustificare l’attracco a Locri, disse ai marinai che dovevo consegnare della merce a Ilone. Ma i marinai erano contenti perché a Locri vi era la festa della sacra prostituzione» concluse il marinaio, fermandosi.
«Cosa conteneva il cofanetto e a cosa serviva?» chiese Zaleuco.
Gorgia fece cenno con la testa di incoraggiamento a Talete: «Dì tutto, Talete».
«Moneta, magistrato. Moneta conteneva il cofanetto. Moneta di oro, di argento, di bronzo, di rame. Certo ne hai sentito parlare, magistrato, anche se so che tu sei contrario alla moneta. Da tempo per il legname e la pece che comprava, Ilone voleva essere pagato in moneta. Poi comprava olio, legumi, sementi, greggi e altro per lo scambio con i proprietari terrieri di Locri.»




