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San Rocco senza processione: quando si interrompe la memoria di una comunità

Dal Gruppo Consiliare Costruire Insieme

Il 27 gennaio rappresenta per Gioiosa Ionica una data di profondo valore storico, religioso e culturale: è il giorno del Miracolo di San Rocco, una ricorrenza che per generazioni ha unito il paese attorno alla fede, alla memoria e all’identità collettiva.
Quest’anno, però, la processione non si è svolta.
Un fatto grave, che merita una riflessione pubblica seria e responsabile.
È doveroso chiarire che le decisioni legate alle celebrazioni religiose rientrano anche nelle valutazioni della Diocesi. Tuttavia, questo non esonera l’Amministrazione comunale – e in particolare il Sindaco, quale massima autorità civile della comunità – da una responsabilità precisa: tutelare la storia, le tradizioni e la cultura locale, attivando tutte le interlocuzioni istituzionali necessarie affinché esse vengano preservate.
Ieri ricadeva il 174º anniversario del Miracolo di San Rocco (1852-2026).
Fino a pochi anni fa, e fino al 2024, la processione del 27 gennaio si è sempre svolta.
Questo dimostra che le condizioni per mantenere viva la tradizione esistevano e che, con volontà e dialogo, sarebbe stato possibile evitare l’interruzione di un rito così sentito dalla cittadinanza.
La contraddizione appare ancora più evidente se si considera che ieri Gioiosa Ionica ha celebrato la festa patronale con la chiusura degli uffici comunali e delle scuole.
Un riconoscimento formale del Santo che, però, non è stato accompagnato dalla tutela della sua espressione più autentica e partecipata: la processione.
Onorare una tradizione solo negli atti amministrativi, e non nel suo significato storico e comunitario, rischia di svuotarla di senso.
In questo contesto, va sottolineato il ruolo del Comitato Festa San Rocco, che da sempre rappresenta un punto di riferimento prezioso per l’organizzazione e la valorizzazione delle celebrazioni. Siamo certi che, dato il loro costante impegno e contributo, non potranno rimanere impassibili di fronte a questa situazione e continueranno a lavorare per garantire la continuità della tradizione.
Questa vicenda non riguarda la fede personale di ciascuno, ma il rispetto dovuto a una comunità e alla sua storia.
Le tradizioni non si conservano da sole: vanno difese, accompagnate e condivise attraverso un dialogo costante tra istituzioni civili e religiose.
Il compito di un’Amministrazione comunale è anche questo: fare da ponte, non restare spettatore.
Perché quando una tradizione si interrompe, non è mai un fatto neutro: è una ferita alla memoria collettiva di un paese.

Redazione

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