Costume e SocietàLetteratura

Il complotto contro Locri

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

«Ma Ilone teneva per sé solo moneta – proseguì Talete. – Devo dire che anche Tissaferne e Tirso per il legname e la pece che gli vendevano non volevano moneta, ma greggi, sementi. Tirso voleva anche stoffe pregiate e a volte chiedeva prelibatezze di Atene per la gola. Tra tutti i tre vi era un accordo. Dicevano che le tue leggi impedivano a Locri di essere grande. Ma che eri troppo potente per essere affrontato direttamente. Il popolo ti ama, Zaleuco, e il popolo in armi ti avrebbe difeso se qualcuno avesse provato ad attaccarti. Perciò si preparavano a screditarti, magistrato, ma anche ad attaccarti. La moneta serviva per pagare Aristarco e i suoi soldati. Aristarco è un crotonese come me, che fa la guerra come mercenario. Ilone, Tissaferne e Tirso gli diedero incarico di addestrare un piccolo esercito. Già Aristarco aveva ben duecento onomatie. I soldati dovevano attendere il momento propizio, ma nel frattempo prendevano il soldo. Nel cofanetto vi era nomisma di oro, argento, bronzo e rame, poiché non tutti prendono la stessa paga, ma secondo il ruolo ricoperto nell’esercito. Io quel giorno aspettavo Ilone. Venne Tisseferene, dicendo che Ilone non era potuto venire. Anche oggi dovrebbe venire qualcuno a portami la paga».
Dallo stomaco, l’ira era salita alla testa di Zaleuco. Il fiato cominciò a essere pesante. Ecco cosa univa Ilone, Tissaferne e Tirso, il tradimento. Volevano instaurare la tirannide a Locri. Conquistare il Tirreno e muovere forse anche contro Reggio e Crotone. Ma Reggio era amica e Crotone troppo forte per la neonata Polis. Il magistrato respirò forte. Si calmò un poco e pensò di avere altre risposte.
«Le enomatie, dove sono collocate, Talete?» domandò.
«A Schilletio» rispose il marinaio, che aveva visto la trasformazione del volto di Zaleuco e si era impaurito.
«A Krothon sanno niente, del fatto?» domandò ancora Zaleuco.
«Credo che Krothon ne sia informata – rispose Talete. – Krothon – continuò – ha interesse a indebolire Locri. Tu sai che quasi tutte le navi che solcano il Mediterraneo sono costruite con legname dei monti locresi e sono colofonate con le resine che i vostri abeti producono in grande quantità. È una ricchezza enorme e per le mire di dominio di Krothon sono cose ncessarie e indispensabili».
Tirso e Tissaferne, pur di soddisfare le proprie mire di potere, non esistano a favorire il nemico se non a mettersi d’accordo. Zaleuco, ormai sapeva quanto era necessario. Pensava di chiudere la discussione quando si ricordò di avere portato con sé il pezzo di pelle con le incisioni trovato da Agesilao. Lo prese e lo diede a Talete e chiese: «Cosa significa? Che messaggio nasconde ?»
Talete prese la pelle e la guardò. «L’ho consegnata io, a Tissaferne – disse. – Era un messaggio che Aristarco mandava a Tirso e gli altri. Tu sai, Magistrato, che molti riti religiosi nascondono delle captai, sette segrete, che hanno un linguaggio che conoscono solo loro e con il quale comunicano per nascondere agli altri i riti e le loro intenzioni. Gli orfici usano le figure geoemetriche, come già facevano gli Egizi, che nascondo numeri, ma anche parole e messaggi, con piccoli aggiustamenti. Aristarco pensava di comunicare qualcosa a Tirso, Tissaferne e Ilone, che non voleva far sapere neppure a me».
«Tu ,dunque, non sai il significato, Talete» domandò Zaleuco.
«Poche sono le cose che mi sono state affidate e di cui ignoravo il contenuto, Zaleuco. Aristarco credeva di nascondere a me il messaggio. Io glielo ho fatto credere» rispose Talete.
«Allora, cosa significa ,marinaio?» si spazientì il Magistrato.
«Il punto iniziale, indica il numero uno, ma anche l’uomo di valore; il cubo indica il numero otto, ma anche la giustizia che ha tutti i lati uguali; il triangolo con dieci punti indica il tetrakis, il dieci, ossia la perfezione, ma anche l’obiettivo che l’uomo si prepone. Tra il numero uno e il tetrakis vi sono due frecce che indicano di doversi superare il cubo. Non ti dispiacere per quel che ti dico magistrato, ma il messaggio significa che l’uomo di valore, se vuole raggiungere l’obiettivo che si è preposto, deve sopraffare il numero otto, ossia la giustizia. Aristarco considerava necessaria la tua morte per spostare le truppe e instaurare la tirannide. Forse la tua morte sarebbe stata il segnale per muovere le truppe da Schilletio. Non vi era bisogno di navi, poiché bastava una marcia forzata. Kaulon, lo sai anche tu, magistrato, non è affidabile».
Ora Zaleuco si sentiva stranamente tranquillo. La sua ira si era placata e il suo animo era diventato freddo e la testa pensava già al da farsi. Non capiva in tutto questo la morte di Ilone. Il Siracusano faceva parte del progetto, a meno che non volesse tirarsi indietro. I pensieri passarono subito e Zaleuco pensò al ritorno. Poi, rivolto a Talete, gli disse:«Sentimi, Crotonese.Io ho promesso a Gorgia che ti avrei lasciato libero e mantengo la parola data…»

Redazione

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