CronacaReggio Calabria

L’impegno dell’Arma dei Carabinieri tra controllo del territorio e la commemorazione di un eroe

Un’azione di controllo del territorio e il doveroso ricordo di un eroe dell’Arma: le recenti attività del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria raccontano due momenti diversi ma accomunati dall’impegno quotidiano per la legalità e dalla memoria di chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato.
A Mosorrofa, frazione del comune di Reggio Calabria, i Carabinieri della Stazione di Cataforio hanno tratto in arresto un uomo sottoposto agli arresti domiciliari, sorpreso fuori dalla propria abitazione in violazione delle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria. L’episodio è avvenuto nel corso di un ordinario servizio di controllo del territorio, lungo la strada provinciale San Sperato–Mosorrofa.
Alla vista della pattuglia, l’uomo ha tentato la fuga, cercando di sottrarsi al controllo. I militari, scesi immediatamente dall’autovettura di servizio, lo hanno inseguito a piedi per alcune centinaia di metri, riuscendo a raggiungerlo e bloccarlo in sicurezza. Condotto in caserma per gli accertamenti di rito, il soggetto è stato dichiarato in arresto per evasione.
All’esito del giudizio direttissimo, l’arresto è stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria, che ha disposto il ripristino della misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, quale ulteriore strumento di controllo. L’intervento rientra nei costanti servizi di vigilanza dell’Arma, finalizzati a garantire il rispetto delle misure restrittive e a prevenire i reati, con particolare attenzione ai soggetti sottoposti a provvedimenti giudiziari. Come previsto dalla legge, il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Accanto all’attività operativa, l’Arma dei Carabinieri ha rinnovato anche il proprio impegno nella custodia della memoria. Venerdì scorso, a San Luca, si è svolta infatti la commemorazione del 41º anniversario dell’eccidio del Brigadiere Carmine Tripodi, Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto in servizio il 6 febbraio 1985.
Alle ore 10:30, in località Ponte Cucuzza, si è tenuta la resa degli onori e la deposizione di una corona al monumento dedicato al militare. Successivamente, alle ore 11:00, nella Chiesa Santa Maria della Pietà, è stata celebrata una funzione religiosa presieduta da S.E. Mons. Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, insieme al Cappellano Militare Don Aldo Ripepi, alla presenza delle Autorità civili, militari e giudiziarie del territorio. La commemorazione si è conclusa alle ore 11:45 con la deposizione di una corona presso il monumento Brig. M.O.V.M. Carmine Tripodi nell’omonima piazza di San Luca.
Nato a Torre Orsaia (SA) il 14 maggio 1960, Carmine Tripodi si era arruolato nell’Arma dei Carabinieri il 14 luglio 1977, prestando servizio presso la Compagnia di Bianco, la Squadriglia Carabinieri di Motticella e, dall’8 gennaio 1982, come comandante della Stazione Carabinieri di San Luca. Fu fortemente impegnato nel contrasto ai sequestri di persona sui crinali dell’Aspromonte, distinguendosi per determinazione e professionalità, fino ad assicurare alla giustizia i responsabili del sequestro dell’ingegnere Carlo De Feo, rimasto prigioniero per 395 giorni.
La sera del 6 febbraio 1985, alle ore 21:00, mentre si stava recando presso la caserma della Compagnia Carabinieri di Bianco, subì un agguato in località Cucuzza di San Luca. Bloccata la sua autovettura, tre malviventi esplosero numerosi colpi di lupara, ferendolo mortalmente. Nonostante le ferite mortali, il brigadiere reagì con coraggio, riuscendo a colpire almeno uno degli aggressori prima di accasciarsi esanime.
Il 5 giugno 1986, in occasione della Festa dell’Arma dei Carabinieri a Roma, il Presidente della Repubblica conferì alla memoria del Brigadiere Carmine Tripodi la Medaglia d’Oro al Valor Militare, riconoscendo le sue elette virtù militari e la dedizione al servizio spinta fino all’estremo sacrificio della vita. Un esempio che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a rappresentare un punto di riferimento per l’Arma e per l’intera comunità.

Oὐδείς

Oὐδείς (pronuncia üdéis) è il sostantivo con il quale Ulisse si presenta a Polifemo nell’Odissea di Omero, e significa “nessuno”. Grazie a questo semplice stratagemma, quando il re di Itaca acceca Polifemo per fuggire dalla sua grotta, il ciclope chiama in soccorso i suoi fratelli urlando che «Nessuno lo ha accecato!», non rendendosi tuttavia conto di aver appena agevolato la fuga dei suoi aggressori. Tornata alla ribalta grazie a uno splendido graphic novel di Carmine di Giandomenico, la denominazione Oὐδείς è stata “rubata” dal più misterioso dei nostri collaboratori, che si impegnerà a esporre a voi lettori punti di vista inediti o approfondimenti che nessuno, per l’appunto, ha fino a oggi avuto il coraggio di affrontare.

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