Giornata Mondiale contro il Bullismo e il Cyberbullismo: un appello all’azione

Di Sharon Bennici
Ogni anno, il 7 febbraio, si celebra la Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, un appuntamento di fondamentale importanza per riflettere su un fenomeno sociale largamente diffuso, che colpisce milioni di bambini, adolescenti e adulti in tutto il mondo. “Bullismo” è una parola che è tristemente entrata a far parte del nostro vocabolario quotidiano e fa riferimento ad episodi di prepotenza da parte di una o più persone (bullo/i) su una o più vittime, soggette a costanti offese nel luogo che più comunemente vede compiersi questi atti: la classe scolastica. È qui, nella maggior parte dei casi, che hanno inizio le diverse forme di bullismo, la cui distinzione va da quello verbale che comporta minacce, offese, prese in giro e “nomignoli”, a quello fisico fatto di spintoni, lancio di oggetti, botte e piccoli furti, alla forma più indiretta ma che ha un forte peso psicologico: l’esclusione dai gruppi, l’emarginazione sociale e lo spargimento di dicerie sulla vittima. Ma con l’avvento dei social media il bullismo non si ferma solo in un’aula di scuola. Si espande, silenziosamente, grazie alle moderne tecnologie, ed è quello che è stato denominato come “cyberbullismo”, in cui vengono utilizzati cellulari, computer e, grazie all’utilizzo di Internet e della più recente Intelligenza Artificiale, vengono diffusi materiali a scopo deridente e offensivo che colpiscono vittime spesso inconsapevoli. Sono tanti i nomi di giovani adolescenti che non hanno sopportato il giudizio degli altri e l’indifferenza degli adulti, arrivati a compiere il gesto estremo del suicidio. Perché la violenza è invisibile, ma letale. Ed è una violenza sottile, quotidiana, sistematica, che si nutre di umiliazione e colpisce sempre lo stesso bersaglio: chi è “diverso”, fragile. O meglio: chi è autentico, chi si mostra altruista e sensibile di fronte alle vicende altrui. E, oggi, in nomi di chi ha rinunciato a tutto ciò che lo caratterizzava, chi ha smesso di essere se stesso, e chi lo ha fatto definitivamente, non sono pochi. Paolo (il più recente), Leonardo, Alessandro, Michele, Tiziana, Andrea e Carolina (il cui caso è diventato un simbolo, portando all’approvazione della prima legge sul cyberbullismo in Italia), rientrano nell’11% annuale dei casi di suicidio legati al bullismo.
Il silenzio difende il bullo, ma la solidarietà e il coraggio di denunciare le ingiustizie proteggono le vittime, spesso lasciate da sole a tentare di difendersi, con nessuno a fianco che possa dire loro: «Ti vedo, ti ascolto. Tu vali». Non voltiamoci dall’altra parte se notiamo qualcuno in difficoltà e chiediamo aiuto qualora stesse avvenendo a noi, perché la violenza non è mai giustificabile e necessita di essere sanzionata. E perché passerà, e quando passerà diventerà tutto solo un brutto ricordo e ci potremmo finalmente riscattare, con i nostri successi, con la nostra felicità, perché mostrarsi felici è un’arma potente.




