Costume e SocietàLetteratura

Il pericolo della moneta

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

«Ma questa è l’ultima volta che tu vieni nel territorio di Locri – disse Zaleuco a Talete. – Darò ordini perché, con qualsiasi nave tu venga nel porto di Zeffirio, tu debba essere catturato e portato a me. Tu sei un cospiratore, ai miei occhi e, come cospiratore, se tornerai, sarai punito. Vai e non tornare più».
Così dicendo scese e poi aspettò Gorgia. Il siracusano disse: «Non ti preoccupare di me, Zaleuco. Avrò modo di tornare a Locri. Tu e il tuo oplita potete andare».
Come suo fratello, pensò Zaleuco. Chissà quale losco affare aveva, con Talete. Ma Gorgia si era mostrato leale in questa occasione e degli affari del siracusano non aveva alcun interesse.
Scese lentamente dalla nave, temendo di cadere in acqua, il magistrato. Si avvicinò ad Agesilao, il magistrato, e gli disse: «Andiamo. Gorgia tornerà da solo a Locri. Per strada ti racconterò tutto».
Agesilao aspettò che Zaleuco salisse sul carro, tenendo rigide le briglie dei cavalli. Non fece niente per aiutare il magistrato, che salì con difficoltà, temendo una sua rampogna.
Il carro prese la via del ritorno. Zaleuco guardò i campi dello Zilastro, il promontorio, e poi il Keramidios, tutta la sua fanciullezza. Poi la Dromo si stagliava lungo la costa piana senza alture e senza curve. Agesilao moriva dalla curiosità. Zaleuco se ne rendeva conto e cominciò a raccontare la storia, compreso il significato del pezzo di pelle rinvenuto dall’oplita. Lo sdegno pervase il soldato, che vedeva l’ombra del tradimento raggiungere il vertice della polis. Si rivolse al magistrato e disse: «È ora che tu mostri la tua severità, Pastore. I traditori devono essere dileggiati e uccisi nell’Agorà ed esposti al pubblico ludibrio».
«Quel che tu dici sarebbe giusto, Agesilao – disse di rimando il magistrato. – Ma a te, come a me, prima di tutto preme la sicurezza della polis – continuò. – Locri è una città forte, ma non ha origini antiche. Le sue istituzioni sono come un bambino che cammina bene e veloce, ma non sopporterebbe un peso eccessivo. Tu hai visto come i discorsi di Tirso abbiano avuto una certa presa tra i giovani all’Agorà e non è bene dar fiato a chi vuole cambiare le istituzioni a Locri. Tissaferne ha commesso un delitto che è sufficiente per una fine esiziale. Lo dobbiamo interrogare, Agesilao, oggi stesso, senza nessuna remora .Ci dovrà dire cose di Tirso che lo porteranno alla stessa sorte. E alla fine dell’interrogatorio, Agesilao, vedrai, sarà lui a chiedere di essere ucciso per essere entrato in armi durante un giudizio»,  concluse il magistrato.
«Ma l’esercito di Aristarco, Pastore? Aristarco ci darà il tempo per tutto questo?» domandò preoccupato l’oplita.
«Mercenari sono, Agesilao – disse con veemenza il magistrato. – Gente che senza paga non farà niente. Oggi Tissaferne doveva consegnare la paga per la quinta luna. Quando non vedranno la moneta, quando quel traditore di Talete racconterà ad Aristarco che Zaleuco sa tutto delle sue trame con Tirso e  Tissaferne, allora lo stratega mercenario leverà le tende per trovare occupazione altrove».
Zaleuco si fermò un poco nel discorso, poi, come se volesse indottrinare il soldato, si mise a raccontare i suoi pensieri ad alta voce: «Agesilao, tutta questa storia è un grande insegnamento per la polis. Io non ho mai visto una moneta, fino a quando non abbiamo scoperto il cavalluccio del figlio di Ilone. Ma dell’uso della moneta ne avevo sentito parlare. Sapevo che il nomisma aveva il potere di cambiare le cose. Le nostre istituzioni prevedono che ciascun locrese di nobili origini abbia la quantità di terreno sufficiente per una vita decorosa. Nessuno può vendere la terra, se non per grave calamità, onde evitare che si accresca il latifondo e un cittadino più ricco possa prevalere su quello più povero. I proprietari terrieri formano la classe migliore di governo, la aristocrazia, e decidono sulle sorti della Polis. I più saggi saranno sempre la guida di Locri. Il sole, la pioggia, le intemperie cadranno in egual modo sulla stessa terra e nessuno sarà ricco di più perché la Tukè l’abbia favorito, ma perché lavora di più. La moneta cambierebbe tutto questo. Ricorda, Agesilao, Ilone si era comprato un esercito. Tirso e Tissaferne le loro risorse le utilizzavano per lo stesso fine. No, Agesilao, la moneta non è una buona cosa ed è bene che i locresi nulla sappiano. Dobbiamo rafforzare le nostre istituzioni, le nostre leggi, fino a che Locri sarà una polis con una sua identità. Poi si potrà vedere il Tirreno, poi potremo portare i nostri soldati, le nostre stoffe, le nostre terracotte finemente dipinte, fino a Metauro, Medma ed Hipponion. Potremo portare il culto di Persefone e di Minerva la saggia oltre i monti dove annidano gli sparvieri per la gloria della madre patria».
Agesilao ascoltava in silenzio e pensò che il magistrato ,come sempre, vedeva lontano. No ,la moneta non era cosa buona. Un soldato pagato non combatteva per la patria e al momento opportuno sarebbe scappato. Aveva ragione il Pastore, Aristarco non era un problema.

Redazione

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