Coriandoli di vita: il Carnevale specchio dell’anima

Nel componimento Coriandoli di vita, la poetessa locrese Luisa Totino restituisce al Carnevale la sua natura più autentica: non semplice parentesi festosa, ma rito collettivo in cui l’essere umano sperimenta, attraverso la maschera, un fragile equilibrio tra leggerezza e verità. La poesia si muove con grazia tra immagini luminose e riflessioni intime, intrecciando la vivacità dei colori con la consapevolezza della loro inevitabile caducità.
Fin dai primi versi, Totino mette in scena l’arrivo del Carnevale come un’esplosione di “sfarzi, trine, maschere e ninnoli”, un teatro effimero che permette, per un tempo limitato, di celare “tormenti, ombre e sentimenti”. La maschera non è solo ornamento: è protezione, sospensione, possibilità di dire ciò che nella quotidianità resta taciuto. La poetessa coglie con finezza questo spazio di libertà, dove la “giostra spensierata” confonde la realtà e concede all’individuo un anonimato liberatorio.
Ma l’incanto non dura. Come spesso accade nella poesia di Totino, la festa diventa metafora della vita stessa: ciò che appare, ciò che si mostra, è “solo effimera crosta”, destinata a sgretolarsi in “mille coriandoli di vita”. È un’immagine potente, che trasforma il simbolo carnevalesco in un frammento esistenziale: piccoli pezzi di noi, dispersi, luminosi, fragili, che sfuggono tra le dita lasciando riaffiorare la “verità sfinita”.
Il ritorno del quotidiano, “impetuoso”, segna la fine del rito e porta con sé un lieve rimorso: quello di non aver goduto appieno dell’eccesso, di non essersi lasciati andare fino in fondo. Eppure, proprio in questa malinconia si apre la chiusa più preziosa del testo. Totino ci ricorda che la felicità non risiede nella grandiosità ostentata, ma nei “piccoli ritagli di beltà”, nei dettagli che illuminano l’esistenza come “colorati punti luce di straordinaria umanità”.
La poesia diventa così un invito a guardare oltre la maschera, a riconoscere il valore delle piccole cose, a custodire quei frammenti di gioia che, come coriandoli, continuano a brillare anche quando la festa è finita. Un messaggio delicato e universale, che restituisce al Carnevale la sua dimensione più profonda: non solo festa, ma specchio dell’anima.
Buona lettura.
Coriandoli di vita
Tra sfarzi, trine,
maschere e ninnoli
arriva Carnevale
con i suoi coriandoli.
Per un lasso di tempo
raffinati travestimenti celeranno tormenti,
ombre e sentimenti.
Scenderanno, colorate,
le stelle filanti,
per avvolgere
con leggiadra allegria
la festa,
che scivolerà via
con divertente maestria.
Libera girerà
la giostra spensierata,
che confonde la realtà,
dove ognuno
potrà esprimere in anonimato
ciò che nel suo cuore
ha relegato.
Quello che si mostrerà
sarà solo effimera crosta,
che si sgretolerà,
pian piano,
in mille coriandoli di vita,
che si perderanno tra le dita,
lasciando il posto
alla verità sfinita.
Al crepuscolo del gaudio
e dell’ebbrezza
i lussuosi nascondimenti
cesseranno
e il quotidiano
tornerà impetuoso
a travolgere le giornate,
e del Carnevale si sentirà
il rimorso
per non aver goduto appieno
dell’eccesso.
Resterà solo
una manciata
di coriandoli di vita,
a ricordarci che la felicità
non è fatta di ostentata grandiosità,
ma da piccoli ritagli di beltà,
come preziosi
e colorati punti luce
di straordinaria umanità.




