Carabinieri eseguono arresti per evasione, atti persecutori e violenza di genere

Tre distinti interventi, tre scenari diversi, un unico filo conduttore: la tempestività operativa e l’azione di contrasto ai reati da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, impegnati nelle ultime ore tra Galatro e San Ferdinando.
A Galatro, quella che doveva essere una semplice richiesta di intervento per sedare una lite famigliare si è trasformata in un arresto per evasione. L’allarme al 112 segnalava una violenta discussione tra due fratelli all’interno di un’abitazione del centro cittadino. Giunti sul posto, i militari della Sezione Radiomobile della Compagnia di Gioia Tauro hanno riscontrato evidenti segni di colluttazione, ma uno dei due uomini si era già allontanato.
Le ricerche hanno permesso di rintracciarlo poco distante, in evidente stato di alterazione psicofisica e con segni visibili dello scontro. Dagli accertamenti è emerso l’elemento decisivo: l’uomo era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari e si trovava in strada senza autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, configurando così il reato di evasione. L’abitazione presentava arredi danneggiati e vetri infranti, confermando la violenza dell’episodio. Arrestato e condotto in caserma, è stato nuovamente sottoposto ai domiciliari dopo l’udienza di convalida. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Scenario differente ma altrettanto grave a San Ferdinando, nella tendopoli cittadina, dove i Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, gravemente indiziato di atti persecutori e tentata estorsione aggravata dall’uso di armi.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi diretta dal dott. Emanuele Crescenti, è scaturita dalle denunce di un connazionale dell’indagato, che ha raccontato mesi di vessazioni iniziate per un banale dissidio. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe minacciato la vittima brandendo un’accetta, dando avvio a un’escalation culminata in richieste quotidiane di denaro tra i 50 e i 100 euro, imposte con machete, coltelli o accette, come una sorta di “affitto” estorsivo. Determinante il sequestro dell’accetta utilizzata per le minacce. L’indagato è stato tradotto in carcere per prevenire ulteriori condotte violente. Anche in questo caso vale il principio di presunzione di innocenza.
Sempre a San Ferdinando, i Carabinieri hanno eseguito un’altra misura cautelare nell’ambito del contrasto alla violenza di genere. Un uomo è stato raggiunto da un provvedimento per atti persecutori e violenza sessuale nei confronti dell’ex compagna, emesso dal GIP del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura.
L’indagine, avviata dopo la denuncia della donna, ha ricostruito mesi di pedinamenti, minacce e controlli ossessivi, con una pressione tale da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. Il quadro si sarebbe aggravato con ripetuti episodi di violenza sessuale nonostante il chiaro dissenso della donna. Il giudice ha disposto il divieto di avvicinamento con obbligo di mantenere una distanza minima di 500 metri e l’applicazione del braccialetto elettronico. Durante l’esecuzione del provvedimento sono state inoltre ritirate armi e munizioni legalmente detenute dall’indagato.
L’intervento si inserisce nelle attività svolte secondo le procedure del Codice Rosso. Anche in questo procedimento, l’indagato è da ritenersi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.




