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Domenica un’escursione al Balcone delle Aquile

Quarant’anni di cammini, di passi condivisi e di scoperta del territorio. Con l’iniziativa 40 anni di Una Storia in Cammino, che ripropone idealmente il Programma Escursioni 1997 Pedestrian Tour, torna uno degli appuntamenti più suggestivi dell’escursionismo aspromontano: domenica 15 febbraio si va alla scoperta de Il Balcone delle Aquile, un itinerario che racchiude l’anima più autentica dell’Aspromonte orientale.
Il raduno è fissato alle ore 10:00 al piazzale del Cimitero di Staiti, seguendo le indicazioni per i Carabinieri e poi per il Cimitero all’ingresso del borgo. La partenza dell’escursione è prevista per le 10:15. Si tratta di un percorso di straordinaria valenza naturalistica e paesaggistica, capace di offrire un’immersione totale nei paesaggi e nei silenzi della montagna aspromontana.
L’itinerario si articola in due segmenti: un primo tratto lineare di circa 5 chilometri e un secondo tratto ad anello di circa 9 chilometri. Nel complesso, l’ascesa si sviluppa come una grande scalinata naturale incisa nel versante orientale dell’Aspromonte, i cui “gradini” sono rappresentati dai piani di Falcò e di Cuvalo, dalla Sella dei Tre Limiti e da Monte Cerasìa. Ognuno di questi punti regala scorci spettacolari, con panorami che spaziano dalle cime interne fino al mare.
La vetta di Monte Cerasìa è il culmine dell’esperienza: un panorama a 360 gradi che abbraccia lo Ionio, i borghi arroccati sulle colline pre-aspromontane, Monte Iofri, Puntone Galera, i Piani di Bova, le rocce aguzze di Pentedattilo e Pietrapennata e, nelle giornate limpide, perfino l’Etna all’orizzonte. Un vero e proprio belvedere naturale, dove la bellezza del paesaggio si intreccia con la possibilità di osservare la fauna selvatica. Con un po’ di fortuna, infatti, si può assistere al volo dell’aquila del Bonelli, riconoscibile per il corpo chiaro e la striscia scura sotto le ali e sulla coda, o a quello della poiana, il “rapinu” nel dialetto locale, che plana pigolando alla ricerca di una preda.
Dal punto di vista tecnico, il sentiero prende avvio su una strada sterrata in lieve salita, inizialmente coperta da rada macchia mediterranea. Dopo un primo tratto allo scoperto si intercetta la segnaletica del Parco con indicazione Casalinuovo, dove si svolta a sinistra per raggiungere l’area attrezzata di Falcò. Da qui si prosegue verso monte lungo un breve tratto in cemento che attraversa una fitta lecceta, alternando tratti pianeggianti a leggere salite e costeggiando il Vallone Radicatuso.
Superato il tratto cementato, si prosegue su terra battuta lungo una carrabile immersa in un bosco misto di leccio, quercia, castagno e radi pini, fino a incontrare la storica fonte de “l’acqua arruggiata”, dalle caratteristiche ferruginose. Poco oltre si raggiungono il rifugio di Cuvalo e l’omonimo piano, definito non a caso uno straordinario balcone panoramico.
Da qui lo sguardo si apre su un mosaico naturale e umano: foreste fitte attraversate da gole fluviali che si allargano a valle nelle grandi fiumare, borghi pedemontani spesso segnati dallo spopolamento e, lungo la costa, centri rivieraschi con i loro agglomerati urbani. Il cammino prosegue lungo la sterrata che taglia il crinale di Serro Carditano, con il Vallone delle Cateratte sulla destra, tra pascoli verdi e aree un tempo boscate oggi segnate dagli incendi, come testimoniano i tronchi anneriti che emergono dal terreno.
In prossimità di un’ampia curva con uno slargo e una recinzione realizzata con vecchie travi ferroviarie, si lascia la sterrata per imboccare a sinistra un sentiero che, zigzagando, conduce rapidamente sul crinale fino a ricongiungersi alla strada nell’area dei Tre Limiti. Il nome richiama la particolarità geografica del luogo, che segna il confine tra i territori di Palizzi, Bova, Staiti e Africo.
L’escursione rappresenta così un viaggio nella memoria e nell’identità del territorio, nel segno di quarant’anni di cammini condivisi, riscoprendo passo dopo passo la bellezza aspra e luminosa dell’Aspromonte.

Umberto Landi

Dotato di abilità ai limiti del sovrumano, Umberto appartiene a quella nuovissima categoria di supergiornalisti che sanno farsi notare poco ma sono in grado di produrre tantissimo. La sua capacità di osservazione e la sua rapidità nel produrre testi interessanti ed efficaci è straordinaria, tanto che c’è persino chi è pronto a giurare che sia il frutto di un segretissimo esperimento di bioingegneria. Di poche parole, ha deciso di mettere le proprie capacità al servizio del territorio, senza mai giudicare ma sempre pronto a stimolare le riflessioni degli altri.

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