Bovalino si rialza dopo la furia del ciclone Harry

Di Davide Codespoti
Come tutti i paesi della Locride, anche Bovalino è stato investita dalla furia degli elementi causata dal ciclone Harry, che si è abbattuto sulle coste ioniche della Calabria e della Sicilia, oltre che in Sardegna, nelle giornate dal 19 al 21 gennaio scorsi.
Tuttavia il Comune ionico non ha riportato grossi danni; eccetto parte del cordolo stradale recentemente costruito per allargare Via Marina in zona Malachia, crollato a causa delle fortissime e impetuose mareggiate, il lungomare bovalinese non ha subìto danni rilevanti, anzi, il tratto interessato da cantieri di ripristino e riqualificazione da circa un anno ha retto l’urto del mare, segno evidente di lavori ben eseguiti e progettati, di cui anche i critici hanno dovuto prendere atto.
Dopo il danno, però, è giunta la beffa, in quanto appena cessato l’uragano, il cantiere del lungomare è stato sequestrato dai Carabinieri in base all’art. 321 del Codice di Procedura Penale, che dispone il sequestro con decreto motivato nel caso in cui la libertà di una cosa relativa al reato possa agevolare il compimento di altri reati. Ciò ha legittimamente creato scoramento e disillusione nella cittadinanza bovalinese, poiché il cantiere del lungomare era già stato avviato e poi interrotto due volte per vari motivi di natura geologica e logistica, facendo temere che i lavori si potessero prolungare oltre la data di consegna, prevista per il 1º aprile, lasciando Bovalino senza un lungomare adeguato per il settimo anno di fila.
Ma non è stato questo il caso. In meno di una settimana il sequestro al cantiere è stato revocato e i lavori potranno riprendere secondo la tabella di marcia; ciò sarebbe dovuto al fatto che il mezzo di trasporto coinvolto nell’indagine non appartenga alla Colgema Group, la ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori. Lo stesso sindaco bovalinese Vincenzo Maesano ha dato rassicurazioni in tal senso nel corso di una nota trasmissione radiofonica locale, affermando:
«Abbiamo sempre avuto piena fiducia nelle forze dell’ordine e nell’autorità giudiziaria. La chiarezza è arrivata in tempi brevi e il cantiere è stato riaperto immediatamente per consentire la fine dei lavori. È ovvio che l’obiettivo resta quello di concludere rapidamente i lavori di messa in sicurezza del lungomare, lavori considerati strategici per la tutela del territorio stesso e per il futuro della nostra città».
Il ciclone Harry ha lasciato una scia di danni materiali, strade allagate, detriti e rifiuti accumulati nei sottopassi e nei tombini, che sono in fase di rimozione in vari Comuni, tra cui Bovalino.
Durante il suo intervento, il sindaco ha inoltre fatto una riflessione più ampia dicendo:
«Eventi di questa violenza non si vedevano dagli anni ’70. Oggi la tecnologia consente di prevedere i fenomeni particolarmente violenti, ma non siamo ancora in grado, strutturalmente, di poterli affrontare in maniera adeguata».
Un passaggio centrale ha riguardato la necessità di una strategia comune tra i centri locridei, superando la logica del singolo intervento locale. Secondo Maesano, la costa e l’entroterra sono interdipendenti, poiché la mancata pulizia delle fiumare aumenta il rischio di frane e allagamenti, l’assenza di rifacimento naturale accelera l’erosione costiera e di conseguenza il mare senza barriere naturali invade l’entroterra. Per questo motivo, l’Assemblea dei Sindaci della Locride ha avviato un confronto strutturato per elaborare una visione unitaria sulla difesa del suolo, sull’erosione costiera e sul dissesto idrogeologico, anche attraverso l’interlocuzione con figure istituzionali come l’assessore regionale Giovanni Calabrese e il sottosegretario al Sud Luigi Sbarra.
Citando l’esempio del lungomare di Bovalino, è poi affiorato il delicato tema del rapporto tra politica e competenze tecniche; per rifare il tratto interessato, sono stati spesi due milioni di euro quasi interamente per le opere di fondazione e messa in sicurezza, sicuramente poco visibili ma essenzialmente fondamentali. Un cambio di mentalità necessario è quindi quello di affidarsi ai tecnici, accettando anche scelte impopolari per evitare disastri un altro giorno, in un contesto in cui le condizioni climatiche sono profondamente mutate e le infrastrutture tradizionali non sono più sufficienti.
Infine, per quanto riguarda le prime risposte istituzionali, i 100 milioni stanziati dal governo per Calabria, Sicilia e Sardegna, insieme alla nomina dei presidenti di Regione come commissari, rappresentano per Maesano un possibile acceleratore decisionale, purché si passi rapidamente dalle parole ai fatti, dalla gestione dell’emergenza alla programmazione strutturale, con una collaborazione leale tra Stato, Regioni e Comuni, spogliandosi di ogni colore politico. L’appello è chiaro: la difesa del territorio non è più rinviabile. Serve un cambio strutturale, che passi dalla gestione delle emergenze a investimenti mirati nella prevenzione e a un dialogo costante tra istituzioni, tecnici e cittadini. Solo così la Calabria potrà affrontare le sfide future, proteggendo le proprie comunità, il paesaggio e le risorse naturali che rappresentano una ricchezza unica.




