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Verso la salvezza: la Quaresima che parla al cuore

La Quaresima come tempo di verità, di ritorno all’essenziale, di riconciliazione. È questo il centro della poesia Verso la salvezza di Luisa Totino che si apre come un invito a varcare una soglia: il tempo ordinario si ritrae, “scende il sipario dell’allegrezza”, e lascia spazio a un cammino più intimo, più esigente, quello della Quaresima. L’autrice trasforma questo passaggio liturgico in un viaggio interiore, dove il silenzio diventa luogo di verità e l’uomo è chiamato a misurarsi con le proprie intenzioni, sostenuto dallo sguardo indulgente di Dio. È una poesia che non descrive soltanto un rito, ma restituisce il senso profondo di un percorso spirituale che conduce alla luce attraverso la consapevolezza, la rinuncia e la misericordia.
Fin dai primi versi, l’autrice introduce un movimento netto: “Scende il sipario dell’allegrezza/e inizia il viaggio verso la salvezza.” L’immagine del sipario che cala richiama il teatro della vita quotidiana, con le sue distrazioni e leggerezze, che ora lascia spazio a un tempo diverso, più raccolto, più essenziale. La Quaresima diventa così una soglia, un passaggio che invita alla profondità.
Il cuore della poesia è infatti la dimensione dell’interiorità: “Nella profondità dell’anima,/dove il silenzio lascia spazio al giudizio…”. Il silenzio non è vuoto, ma luogo di verità, dove l’uomo si confronta con le proprie azioni e intenzioni. Ed è proprio lì che “Lui ci attende, con amorevole indulgenza”: l’immagine di un Dio che non giudica per condannare, ma per rialzare, per accompagnare, per “fare il punto” insieme all’uomo.
Totino recupera poi un simbolo tradizionale ma ancora potentissimo: il fioretto. Lo definisce “un piccolo gesto, efficace e diretto”, capace di trasformare la rinuncia in occasione di crescita. Non è la grande impresa a condurre alla salvezza, ma la fedeltà nei piccoli atti, nella quotidiana disciplina del cuore.
La poesia si apre quindi alla dimensione cristologica: la croce, il sacrificio, la passione, la vittoria sulla morte. L’autrice ricorda che la salvezza non è conquista umana, ma dono: “Il Figlio di Dio… ha realizzato, del peccato, la liberazione, donando se stesso, senza rimorso.” È un linguaggio semplice, ma teologicamente denso, che restituisce la centralità del mistero pasquale.
Nella parte finale, la poesia assume un tono quasi sapienziale. Totino indica una via concreta, quotidiana, per avvicinarsi alla salvezza: “tingere la vita con il sorriso,/dare amorevole soccorso/e trasmettere la verità in viso.” Non servono imprese eroiche, ma gesti di bontà, sincerità, umiltà. L’immagine dell’uomo come “polvere lieve e fine” richiama la liturgia del Mercoledì delle Ceneri e restituisce la consapevolezza della fragilità umana, che però non è motivo di paura, bensì di apertura alla misericordia.
Il testo si chiude con una dichiarazione di speranza: la salvezza trova accesso in chi riconosce i propri limiti e si affida all’Amore di Dio, “Colui che non ci abbandona mai, nonostante il libero permesso di sbagliare.” È una conclusione che unisce teologia e umanità, dottrina e tenerezza.
Buona lettura:

Verso la salvezza

Scende il sipario
dell’allegrezza
e inizia il viaggio verso la salvezza.
Nella profondità dell’anima,
dove il silenzio
lascia spazio al giudizio
sulle nostre azioni
e sulle nostre intenzioni,
Lui ci attende,
con amorevole indulgenza,
per fare il punto della nostra situazione.
Per quaranta giorni
la nostra riflessione di coscienza
deve trovare riparazione,
e lo fa in un piccolo gesto,
efficace e diretto,
il fioretto,
una piccola privazione,
che aiuta la nostra contrizione e ci avvicina
a quella croce
sulla quale si è compiuta
una grande azione:
la salvezza
attraverso il sacrificio
e la passione.
Il Figlio di Dio,
fatto uomo,
nella solitudine dell’umiliazione
ha realizzato,
del peccato, la liberazione,
donando se stesso,
senza rimorso,
perché certo
che avrebbe vinto l’oscurità
del mortal fosso,
per quell’eternità di vita
a cui tutti
possono avere accesso.
Per fare quel passo,
non servono grandi conquiste
e neanche
grandi e profonde risposte,
ma solo tingere la vita con il sorriso,
dare amorevole soccorso
e trasmettere la verità in viso,
ricordando spesso il nostro inizio
e il nostro termine,
come polvere lieve e fine,
che ci rende miti e chini,
bramanti di perdono e di abbracci divini.
Solo così la salvezza, in noi,
troverà accesso
e tutto ciò che abbiamo commesso
sarà inserito
in un più ampio contesto:
l’Amore di Colui
che non ci abbandona mai,
nonostante il libero permesso di sbagliare
da Lui stesso concesso
senza compromesso.

Redazione

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