Costume e SocietàLetteratura

Il piano di Tirso per Locri

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

«Avrai i rimpianti di chi ti ha sempre considerato un ottimo soldato e la tua sposa e i tuoi figli conserveranno di te un buon ricordo e la tua terra e i tuoi beni che li rendono agiati. Scegli, stratega, e scegli subito» concluse Zaleuco rivolto a Tissaferne.
Sapeva lo stratega che Zaleuco era un uomo di parola, ma lo sapeva anche un uomo severissimo. Anche con suo figlio non era stato tenero. E se la pena, il figlio, la subì a metà, l’altra metà era sul volto di Zaleuco, scritta in quella benda che nascondeva il vuoto dell’occhio sinistro.
«Tu mi prometti, magistrato, che non mi punirai per quello che ti dico, ma solo per la leggerezza di essere entrato armato in un luogo di giudizio? Tu mi prometti che la mia famiglia godrà dei beni e non pagherà per i miei errori ?» disse per prima cosa Tissaferne.
«Su Minerva, te lo prometto Tissaferne. Ma voglio la verità. Solo la verità» rispose il magistrato.
«Tirso – cominciò lentamente lo stratega – dopo un viaggio, ad Atene, sentì parlare della moneta, che sostituiva lo scambio per le merci. Capì subito che lo scambio di un bene con la moneta, che poteva essere trasportata ovunque in piccoli contenitori, permetteva di girare il mondo e forse anche di conquistarlo. Ad Atene già si baratta l’olio con le monete e Atene sta diventando ricca e potente. Tu sai, magistrato, che senza olio non si ha luce. A Rodi lo usano per fondere i metalli, forgiare il ferro e fare una lega per il bronzo. Con il legno occorre un gran tempo per raggiungere il calore per fondere i metalli. E ogni giorno occorre riprendere da capo, con gran dispendio di energia e di tempo. A Rodi, Tirso vide una fornace che aveva un grande frantoio. L’olio veniva depositato tutto negli orci di terracotta. Da un orcio robusto, più grande, posto in alto, con tante cannule l’olio viene versato nella fornace e la formace raggiunge il calore che permette a Vulcano nell’Etna di fare l’armatura per gli Dei. Io l’ho vista, Zaleuco. Io sono stato a Rodi la grande, con Tirso. La fornace lavora giorno e notte, poiché l’olio dà la luce. Ed anche quando vi è un poco di riposo, l’olio dal grande orcio scorre nelle cannule e finisce nella fornace, senza necessità di alcun lavoro, tranne l’accortezza di tenere l’orcio pieno di olio. Con l’oro non occorre molto calore, ma con la lega di bronzo, con il rame e gli altri metalli, solo a Rodi riescono nella impresa».
Il soldato si fermò. Aveva bisogno di raccogliere le idee per non dire stranezze confuse e creare in Zaleuco il sospetto che mentiva. Poi, come se avesse trovato il filo, continuò: «Tirso mi disse. “Tissaferne, Atene e la Grecia hanno una grande ricchezza e la stanno sfruttando. Presto Atene dominerà il mondo conosciuto. Ma anche Locri ha una grande ricchezza: il legname per le navi e la resina degli abeti rossi per la cofalanatura della nave. Poche navi non sono costruite con il legno di Locri e la sua pece. Le navi significano commercio, ma anche potere per sconfiggere i nemici oltre il mare. Il legname e la pece possono essere vendute a caro prezzo e si può comprare molto olio per fare armi. Conquistare Metauro, Medma e Hipponion non è difficile, poiché i Siculi non hanno appreso come noi dagli Spartani l’arte della guerra. Noi così possiamo avere tutti gli abeti del monte e iniziare a piantare gli olivi. Possiamo essere i padroni del Mediterraneo”. Io dissi che poteva essere pericoloso. Sapevo, e lo sapeva anche Tirso, che tu eri contrario alla moneta. Sapevo che tu volevi rafforzare Locri entro le sue nuove mura, senza avventurarsi in nuove conquiste e nuove leggi. Tirso convenne. Occorreva, disse, trovare qualcuno che potesse aiutare il piano senza incorrere nella tua ira. Poi un giorno mi disse che Ilone era l’ideale. Non era locrese e a Siracusa non era impedito commerciare in moneta».
«Come avete convinto il Siracusano a far parte del piano, Tissaferne ?» domandò Zaleuco per fermare il fiume di parole e impedire che il discorso perdesse il filo.
«A Locri da tempo Senocrito onora il culto di Orfeo. Orfeo è il simbolo dell’amore senza tener conto del sesso. È l’amore dell’uomo per la donna e dell’uomo per l’uomo. Senocrito era stato maestro di Tirso e lo amava di un amore puro. Ilone si era convertito ai riti Orfici, poiché vi era la credenza della reincarnazione, dopo la morte, in un altro uomo. Egli si sentiva infelice con Euridice. Tirso convinse Senocrito a farlo entrare tra gli heptai e così avvicinò Ilone. A lui Tirso espose il piano e gli promise un grande incarico nella nuova polis. Il Siracusano convenne. Sperò che la sua gloria avrebbe finalmente convinto Euridice che era degno del suo amore. Le donne a volte amano i potenti e non fanno caso al loro aspetto. Ilone commerciava con i locresi l’abete e la pece e curava anche gli interessi di tutti i potenti di Siracusa. Scambiava il legname offrendo bestiame, greggi, olio e stoffe, per cui di fatto tutti gli aristoi non avevano necessità di cercare con chi barattare la merce.»

Redazione

Redazione è il nome sotto il quale voi lettori avrete la possibilità di trovare quotidianamente aggiornamenti provenienti dagli Uffici Stampa delle Forze dell’Ordine, degli Enti Amministrativi locali e sovraordinati, delle associazioni operanti sul territorio e persino dei professionisti che sceglieranno le pagine del nostro quotidiano online per aiutarvi ad avere maggiore familiarità con gli aspetti più complessi della nostra realtà sociale. Un’interfaccia che vi aiuterà a rimanere costantemente aggiornati su ciò che vi circonda e vi darà gli strumenti per interpretare al meglio il nostro tempo così complesso.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button