La Giornata Mondiale della Lingua Greca: un ponte gettato verso il futuro

Di Greta Panetta – Studentessa del Liceo Classico Ivo Oliveti di Locri
Martedì 10 febbraio, le aule del liceo Classico Ivo Oliveti di Locri si sono trasformate in un’agorà moderna per celebrare la Giornata Mondiale della lingua Greca. Studenti e docenti si sono riuniti per onorare un patrimonio culturale che continua a plasmare il pensiero, la coscienza e la democrazia contemporanea a distanza di secoli. Questa giornata si è potuta realizzare grazie al patrocinio dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, la cui delegazione di Locri è intestata alla professoressa Maria Stella Triolo.
Io ho avuto la possibilità di vivere in prima persona questa celebrazione e di sentire, tra le mura della mia scuola, il dolce peso di millenni di storia greca posarsi sulle spalle di noi studenti. Scrivo queste righe ancora immersa in quell’eco, cercando di dare voce a un’esperienza che ha trasformato il greco da “lingua morta” a battito vivo del nostro presente.
La Giornata della lingua Greca è stata indetta dal Parlamento ellenico nel 2017 ed è celebrata ogni anno il 9 febbraio in tutti i Paesi nei quali l’eredità greca ha lasciato tracce riconoscibili. La ricorrenza è coincidente con l’anniversario della morte di Dionysios Solomos, uno dei più importanti poeti ellenici moderni, sostenitore dell’indipendenza e autore dell’inno nazionale greco. I temi della Giornata cambiano di anno in anno, in base sia al clima culturale sia alla situazione socio-politica del periodo. La giornata di quest’anno è stata dedicata al tema dell’accoglienza e dell’inclusione, ossia a quell’apertura all’altro che in greco è definita xenìa. Un tema di grande attualità, se si pensa alla società nella quale viviamo, sempre più segnata da discriminazioni e violenze verso “colui che è diverso”. La Giornata della lingua Greca ci ha fatto comprendere che l’eredità classica ci aiuta a riflettere sul nostro tempo, ma io, quel giorno, tra i corridoi e i banchi, ho respirato qualcosa che andava oltre la semplice commemorazione storica.
L’evento è stato promosso e coordinato dalla Dirigente Scolastica Carmela Rita Serafino e guidato dai numerosi professori che si sono messi a disposizione per celebrare questa giornata insieme agli studenti di ogni classe. Infatti, è stato proprio tra gli alunni che la magia si è fatta tangibile. Alcuni ragazzi hanno accompagnato i propri compagni alla riscoperta del linguaggio greco nella società contemporanea attraverso la lettura e l’interpretazione di testi greci, il coro scolastico ha dato ampio spazio alla musica con l’esecuzione dell’inno nazionale greco e Radio Ivo ha realizzato molte interviste e approfondimenti a tema. A chiudere la giornata una rilettura del “10 agosto” di Pascoli in chiave scientifica per rappresentare appieno la fusione tra un trauma dell’autore e la realtà astronomica delle Perseidi visibile il 10 agosto, in modo tale da testimoniare ancora di più quanto la letteratura, e quindi l’eredità greca, sia un’arte che si apre alla scienza.
Discutendo con i miei compagni, è emerso un sentimento comune, cioè che la paura riguardo ai nostri dilemmi e alla nostra identità sono argomenti che sono stati trattati già agli albori della parola scritta. «Mi sento meno solo sapendo che la mia ansia è la stessa che provavano molti filosofi greci migliaia di anni fa» mi ha confessato un amico.
Parlando con i docenti infine, ho raccolto profonde riflessioni sul valore della resistenza culturale e letterale Greca. Una professoressa mi ha spiegato che insegnare il greco, oggi, significa educare a una forma diversa di complessità. «In un mondo che vuole risposte veloci e superficiali – mi ha detto, – il greco ci costringe a fermarci, a pesare ogni singola parola. Come fare un bagno purificatore che ci riporta alla nostra vera essenza.»
La Giornata Mondiale della Lingua Greca, dunque, si è rivelata un ponte gettato verso il domani perché, nonostante il futuro sia sempre più dominato dalla velocità della progresso, la lingua di Platone e Omero resta ancora oggi lo strumento semantico più efficace per interpretarne la complessità. Celebrare questo patrimonio significa quindi riconoscere che, dietro ogni codice informatico o progresso scientifico, batte il cuore di una lingua che non ha mai smesso di insegnarci cosa significhi essere umani e che è capace di dare un nome ai nostri sentimenti e alle nostre emozioni.




