Catanzaro: l’allarme su Palazzo De Nobili e l’appello per la “Madre Piangente”

Due riflessioni che toccano nervi scoperti della città e che chiamano in causa decoro, identità e memoria collettiva. Luigi Stanizzi affida alle sue parole una denuncia netta sullo stato in cui versa l’ingresso di Catanzaro e, parallelamente, riporta al centro del dibattito cittadino la scomparsa della statua bronzea della Madre Piangente dal Monumento ai Caduti di Piazza Matteotti.
Il primo affondo riguarda Palazzo De Nobili, storica sede del Comune. Muri scrostati, intonaci caduti, cornicioni crollati, porte sgangherate, iscrizioni marmoree illeggibili, calcinacci e pareti macchiate compongono, secondo Stanizzi, un quadro di degrado che rappresenta un pessimo biglietto da visita per il capoluogo calabrese. Proprio lì dove il sindaco e gli uffici ricevono consoli, parlamentari, ministri, capi di Stato, amministratori, imprenditori e cittadini; proprio lì dove si celebrano matrimoni, si tengono concerti e convegni, si premiano personalità che si sono distinte nel mondo.
L’ingresso del Comune, osserva, è il biglietto da visita della città e non può presentarsi in condizioni che offendono la dignità dei lavoratori e dell’intera comunità. La denuncia, sollecitata da alcuni cittadini, non viene rivolta come un attacco all’attuale Amministrazione, impegnata su più fronti, ma come la presa d’atto di una situazione che si trascina da anni. Alle spalle del Palazzo si estende Villa Margherita, già Villa Trieste, anch’essa segnata dal degrado ma oggi interessata da lavori di restyling.
Stanizzi si interroga sul silenzio che circonda questa condizione. Possibile che nessuno segnali l’urgenza di un intervento strutturale? Non basta una moquette rossa sulle scale per restituire autorevolezza alla sede principale dell’Ente. “È paradossale – scrive, – che il Comune possa finanziare associazioni con sedi più decorose della propria”. Se Catanzaro ambisce a svolgere un ruolo guida in Calabria, deve anzitutto presentarsi con una casa istituzionale all’altezza. Da qui l’appello a intervenire con urgenza su Palazzo De Nobili, per restituirgli decoro e prestigio.
Il secondo capitolo riguarda la memoria storica. In Piazza Matteotti svetta il Monumento ai Caduti, realizzato nel 1933 dallo scultore Michele Guerrisi. Originariamente il gruppo bronzeo comprendeva anche la Madre Piangente, simbolo della pietà e del dolore per i soldati caduti nella Grande Guerra. Secondo alcuni storici, la statua sarebbe stata danneggiata dai bombardamenti del 1943 su Catanzaro; i frammenti, fusi, sarebbero stati riutilizzati dallo scultore Giuseppe Rito per l’opera Giustizia e Libertà – Le ultime dee superstiti collocata nel vecchio Palazzo di Giustizia.
Da anni, ciclicamente, i catanzaresi chiedono la ricollocazione della Madre di tutti i Caduti in guerra. Attorno alla sua scomparsa sono fiorite ipotesi, racconti, promesse mai mantenute. Molte parole, nessun risultato concreto. Oggi, tuttavia, si registra una proposta che potrebbe segnare una svolta. Il maestro Luigi Verrino si è detto disponibile a realizzare gratuitamente una nuova statua bronzea della Madre Piangente, destinata al Monumento ai Caduti.
Verrino non è estraneo alla vita artistica cittadina. Ha firmato, tra le altre opere, un busto bronzeo di Mimmo Rotella collocato al Parco Internazionale della Scultura – Parco Biodiversità Mediterranea, accanto a opere di rilievo internazionale, e ha proposto in passato un busto dedicato a Michele Traversa, cui è intitolato il Parco. È autore anche della statua della Madonna di Porto Salvo destinata al molo del porto cittadino, oltre a numerose sculture presenti a Zagarise, suo paese natale, e a Sellia Marina, dove si trova la potente figura di Giuditta Levato.
Ora l’artista offre il proprio lavoro a titolo gratuito, chiedendo soltanto che si sostenga il costo della fusione. Un gesto che Stanizzi definisce provvidenziale e da non lasciar cadere, occasione concreta per restituire alla città un simbolo identitario smarrito.
Degrado materiale e memoria incompiuta si intrecciano così in un’unica riflessione. Da un lato l’urgenza di restituire decoro alla sede istituzionale del capoluogo, dall’altro la possibilità di ricomporre una ferita simbolica nella piazza che custodisce il ricordo dei caduti. In entrambi i casi il filo conduttore è lo stesso. Catanzaro è chiamata a prendersi cura della propria immagine e della propria storia, se vuole davvero onorare il ruolo che rivendica per sé e per l’intera Calabria.




