Costume e SocietàLetteratura

Il patto di Tissaferne e l’ombra della tirannia

La legge è uguale per tutti

Di Giuseppe Pellegrino

«Con Talete concluse il patto che per il legname e la pece voleva per la metà del valore moneta e per l’altra metà beni di consumo. Talete servì bene Ilone  e ne trasse grandi vantaggi. Con il tempo anche io e Tirso abbiamo fatto la stessa cosa con le nostre merci. Ma Ilone era di gran lunga il più ricco» concluse Tissaferne.
«Perché hai ucciso Ilone?» chiese Zaleuco allo stratega, che sembrava voler raccontare altro.
«Me lo chiese Tirso, magistrato. Io non capivo, senza Ilone e le sue ricchezze non avremmo potuto andare lontano.Tirso mi disse che Ilone era cambiato. Da più di un anno seguiva distratto gli sviluppi del piano. Vi era sufficiente moneta, tra quella tenuta da me e Tirso e quella tenuta da Ilone da attuare il piano. E poi, bisognava creare conflitti con Medma, iniziare la guerra. Solo così Aristarco poteva venire in aiuto con le sue duecento enomatie e instaurare la tirranide. Occorreva uccidere Ilone e dare la colpa ai siculi. All’Assemblea dei Mille, Tirso era Sicuro di far passare una rappresaglia. Poi sarebbe stato difficile fermare l’esercito verso Metauro e Hipponion. Altri soldati occorreva avere e Aristarco era pronto e a questo punto si era pronti per la tirannia.»
«Tu hai ucciso Ilone a casa sua?», domandò Zaleuco.
«Vedo che hai capito anche questo, magistrato. Con un laccio di cuoio l’ho soffocato il giorno prima che doveva trovare Talete e consegnare le monete. Quando andai a trovarlo a casa all’alba non lo vidi. La notte non aveva dormito a casa. Aspettai ed era già il sole alto quando il Siracusano venne. Con una scusa entrai in casa. Egli fece strada. Misi il laccio attorno al collo e non ci volle molto per finirlo. Nascosi il cadavere nella latrina che usava solo lui e vi misi sopra un telo. In casa vi era il cofanetto con le monete e lo nascosi assieme al cadavere. Socchiusi la porta della latrina che portava sulla strada parallela al Dromo. Tornai la notte con un carro e portai il corpo nascosto con il telo che avevo messo addosso e mi portai ad Aretusa. Il corpo era rigido. Era ancora notte quando arrivai al posto sacro alla Ninfa. Scaricai il corpo di Ilone e poi per terra lo colpì con numerosi fendenti. Poi lo gettai in un fosso pieno di acqua fredda e andai da Talete e portare la paga per Aristarco. Talete prese il cofanetto e mi diede un messaggio di Aristarco.»
«Perché uccidere anche Caronda, Tissaferne?» domandò Zaleuco, che cominciava ad avere fretta, poiché le onoranze di Euridice erano imminenti.
«Non vuoi sapere del messaggio, Zaleuco?» chiese Tissaferne.
«So già – rispose il magistrato. – Dimmi di Caronda» insistette.
«Tirso disse che la morte del Siracusano non ti aveva smosso, Zaleuco. Ti eri solo limitato a mandare una ambasceria a Siracusa, convincendo l’Assemblea che non vi erano prove contro i siculi. La morte di Caronda ci avrebbe inimicato Reghion se stavamo inermi. Il normotheta è stato sacrificato per la causa» concluse lo stratega.
Ora poteva bastare. Le altre curiosità le avrebbe soddisfatte un’altra volta. Era curioso, il legislatore, di sapere come avevano congegnato la sua morte. Ma ciò, a questo punto, non era più importante.
Zaleuco si girò per andarsene, quando Tissaferne gli disse con voce alta: «Ricordati, magistrato, che hai promesso».
«Stai tranquillo, Tissaferne, manterrò la promessa» rassicurò il magistrato.
Uscì Zaleuco dalla casa e lo seguì Agesilao, che fece cenno a Damone di chiudere bene la porta. I due salirono sul carro. Agesilao lasciò il magistrato a casa e lui si recò a casa sua.Occorreva ancora affrontare Tirso ed era bene non dare sospetto per la verità raggiunta. Zaleuco scese con difficoltà dal carro. Era veramente stanco. Entrò in casa e Imena scese subito dal gineceo. Si sentiva la voce stridula del figlio di Ilone, che era stanco di stare rinchiuso. Lisippa lo rampognava. Il piccolo scese di corsa dal gineceo e finì quasi contro Zaleuco, rincorso da Lisippa, che si prostrò chiedendo perdono. Il magistrato sorrise dentro sé alla vista del bambino.La sua sola presenza in casa era un motivo di allegria. Disse a Lisippa di non preoccuparsi. Poi si appartò con la compagna. Non disse nulla di quanto appurato, ma semplicemente partecipò la sposa che gravi erano gli avvenimenti a Locri. Doveva andare alle onoranze di Euridice. Poi sperava finalmente di dormire. Quando arrivò a quella che era stata la casa di Ilone, vide grande folla e quasi tutti i proprietari terrieri di Locri. Vide Gorgia, che era ritornato da solo da Zeffirio, e Senocrito, ma non vide Tirso. Ricordò allora che Agesilao non gli aveva comunicato la presenza o meno di Tirso, la mattina. Il feretro di legno bianco fu messo sopra un carico. Tante donne si misero a cantare le lodi della donna. A Locri non si piangevano i morti, ma la cantilena era simile a un pianto. Solo Senocrito sembrava perduto e disperato. Euridice coltivava i riti orfici e certamente il poeta era a conoscenza di qualcuno dei tanti misteri della donna. Che era stata sempre un enigma. Gorgia seguiva il corteo impassibile.

Redazione

Redazione è il nome sotto il quale voi lettori avrete la possibilità di trovare quotidianamente aggiornamenti provenienti dagli Uffici Stampa delle Forze dell’Ordine, degli Enti Amministrativi locali e sovraordinati, delle associazioni operanti sul territorio e persino dei professionisti che sceglieranno le pagine del nostro quotidiano online per aiutarvi ad avere maggiore familiarità con gli aspetti più complessi della nostra realtà sociale. Un’interfaccia che vi aiuterà a rimanere costantemente aggiornati su ciò che vi circonda e vi darà gli strumenti per interpretare al meglio il nostro tempo così complesso.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button