Costume e Società

Giornata Mondiale della Disconnessione: prendiamoci una pausa dalla dipendenza digitale

DiSharon Bennici

Il 7 marzo di ogni anno celebriamo la Giornata mondiale della Disconnessione, che arriva come un sollievo gradito in un’epoca come la nostra, caratterizzata da una costante connettività. Questa ricorrenza annuale funge da potente pungolo per ricordarci dell’importanza dell’equilibrio nel nostro mondo sempre più digitalizzato.
Uno studio recente sul tema è allarmante: ci dice che arriviamo a controllare fino a 80 volte il nostro telefono all’ora e che, una volta a letto, il 74% degli italiani si addormenta più tardi del previsto proprio a causa del continuo uso del telefono. Ma c’è una terminologia specifica, ed è quella che viene definita “nomofobia”, dalla sigla inglese “FOMO”, the fear of missing out. Una sigla che ci ricorda quanto siamo piccoli e fragili di fronte al timore di perderci anche la più piccola esperienza di vita, spesso altrui.
Ci è mai capitato di smarrire il telefono o di non poterlo utilizzare per qualche ora? E qual è stato il nostro pensiero immediato? Di non poter controllare le chiamate, i messaggi, le storie di Instagram. Anziché sentire un sollievo, questo ci ha suscitato l’effetto opposto: l’ansia di restare fuori dal mondo per quelle ore. E questo comporta bassa concentrazione, ad esempio nello studio, e molto meno tempo speso con le persone care a noi.
Inoltre, le possibilità offerte dalla tecnologia sono molteplici ma altrettanto numerosi sono gli effetti collaterali conseguenti a un abuso delle tecnologie, come l’atrofia della materia grigia, l’area cerebrale importante per la programmazione, sviluppatasi frequentemente negli adolescenti ossessionati dai videogames. Ancora, un altro aspetto fondamentale, è che nell’utilizzo delle tecnologie manchi il reclutamento della corteccia frontale, che implica la creatività e il controllo dell’impulsività, ed ecco spiegato il comportamento isterico o privo di sentimenti di chi sta troppe ore davanti uno schermo.
E così il neuroscienziato Mark Williams, proprio in occasione della Giornata mondiale della disconnessione, ha dato qualche suggerimento per riuscire a modellare il nostro rapporto con il digitale e trovare un giusto equilibrio. La prima direttiva che ci dà per “salvarci” è quella di trascorrere almeno un’ora lontani dal telefono prima di andare a dormire, per evitare disturbi del sonno. Infatti, quando si sente il suono di una notifica o si avverte la vibrazione dello smartphone, il cervello lo interpreta come qualcosa che richiede immediata attenzione, mantenendo uno stato costante di allerta.
E allora, per avere un buon sonno ristoratore, se, come sembra, gli italiani vanno a dormire in media alle 23:42, vuol dire che non si deve tenere il telefono “on” oltre le 22:42. Perché, che lo si voglia o no, siamo dipendenti. «Le notifiche – continua il neuroscienziato, – possono innescare il rilascio di dopamina, portando le persone a controllare compulsivamente i loro smartphone in attesa di riceverne una nuova».
Dunque, almeno per oggi, spegniamo il telefono e usciamo con gli amici, o leggiamo un libro, ma in ogni caso riduciamo le ore del tempo di utilizzo del nostro smartphone.

Foto daPxHere

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