Quali sono stati i tuoi maestri?
Al biancheggiar della recente luna - Nugae

DiAnna Costa
Alcuni decenni fa, in un contesto lavorativo, mi è stata posta questa domanda. Non nascondo che ho avuto qualche attimo di perplessità prima di esplicitare il mio pensiero e, volutamente, per creare un certo effetto in chi mi ascoltava, ho elencato alcuni tra i più grandi filosofi, cantautori, scrittori e poeti da Omero in giù.
Quando, poi, ho sentito Vincenzo Mollica, in un’intervista dichiarare«Omerico fui, non per estro di poesia, ma per mancanza di diottria…»ho capito che il cieco vate/rapsodo faceva proprio al caso mio, dal momento che nei lunghi anni della mia vita ho perso gradatamente la vista per cui distinguo a malapena i punti luce e le ombre.
Riflettendo tra me e me su quali siano stati in concreto i miei maestri, senza infingimenti con me stessa, cui non intendo fare sconti di sorta, né tantomeno ho intenzione di fare bella figura guardandomi allo specchio, si sono materializzati davanti alla mia mente alcune figure: mia madre, certamente la prima vera grande maestra della mia vita, mio padre, che è stato fatto prigioniero dagli inglesi nella battaglia di El Alamein durante la disfatta nella seconda Guerra Mondiale, la mia maestra della scuola elementare, la signora Bice Priolo Romeo, una grande donna, vedova, con otto figli, divenuti tutti professionisti; scorrendo ancora le pagine del tempo mi sovviene qualche altro insegnate della scuola media, non certo la prof di storia e geografia che un giorno mi paragonò a Nico dei Gabbiani… per la peluria che copriva il labbro superiore, le mia sopracciglia folte e i miei capelli neri come l’ebano… per una ragazzina in piena crisi adolescenziale, magra come una pertica, del tutto sprovvista di seni e profondamente consapevole di essere brutta, quello fu un “balsamo” di cui avrebbe fatto volentieri a meno!
Dunque in questa ipotetica agenda di veri maestri a pieno titolo si inserisce il prof. Arena di filosofia, di cui ricordo purtroppo solo il cognome, tanto era distaccato il rapporto che c’era tra lui e i suoi alunni liceali, ma altrettanto presente per la crescita non solo culturale e cognitiva, ma anche e soprattutto umana: ci ha insegnato la libertà!
Ugualmente ricordo, come fosse ieri, una frase del professore di pedagogia dell’Università di Messina che ho frequentato negli anni 70’:«Magari ci fosse ancora la scuola della strada, quella dove si imparava a vivere!».
Divenuta madre ho fatto crescere mio figlio per strada con gli amici del quartiere anche i più discoli e i più prepotenti, con i quali ha fatto “tirocinio” per volare poi lontano dal nido, irrobustito anche dalla severità di suo padre e talvolta dalle mie punizioni mirate.
«Se dovessi salvare 5 libri dallo sterminio della carta stampata quali nasconderesti per i posteri?»
Questa era la domanda conclusiva di quell’incontro di cui parlavo all’inizio. Ebbene la scelta è davvero difficile, ognuno ha i suoi titoli, che sicuramente cambiano durante le stagioni della vita…
Da bambini abbiamo tutti amato fate, maghe e principesse o Harry Potter…
Salvare cinque libri?
Il numero è davvero esiguo! Nella mia mente ne sono incisi, a caratteri cubitali, molti di più…
L’imperativo è: salvate quanto più potete e soprattutto imparate a memoria in modo da citare correttamente e soprattutto abbiate il coraggio e la competenza di smascherare l’intelligenza artificiale, che è sì un grande aiuto, ma anche un potenziale, subdolo impostore!




