Casa: “Serve un Piano ERP per rispondere all’emergenza abitativa”

Con due distinte note, le associazioniUn Mondo Di Mondi,Reggio Non TaceeSocietà dei/delle Territorialisti/e Onlushanno chiesto ai candidati alla carica di sindaco di assumere un impegno concreto sul rilancio dell’Edilizia Residenziale Pubblica, ritenuta l’unica risposta strutturale al crescente disagio abitativo che interessa centinaia di famiglie reggine.
Secondo l’Osservatorio sul disagio abitativo,nei programmi elettorali dei candidati mancherebbe un vero Piano Casa comunale, nonostante il progressivo ridimensionamento delle politiche ERP abbia portato il fabbisogno abitativo cittadino a livelli definiti “senza precedenti”.
L’organismo chiede quindi l’adozione di un piano straordinario che consenta l’assegnazione degli alloggi alle circa160 famiglie risultate vincitrici del bando ERP del 2019, ancora in attesa di una sistemazione dopo la pubblicazione della graduatoria nel 2022. A queste si aggiungono le numerose famiglie che hanno presentato domanda di emergenza abitativa negli ultimi tre anni senza ottenere risposta, comprese quelle coinvolte nello sgombero del Comparto 6 di Arghillà Nord disposto nel marzo 2025, oltre ai nuclei sottoposti a sfratto o già privi di una casa.
“Il Piano Casa è un atto politico fondamentale”, sostengono le associazioni, perché consentirebbe di garantire il diritto all’alloggio a chi ne ha titolo e di interrompere una situazione che, secondo i promotori, continua a negare un diritto essenziale. Tra gli obiettivi indicati vi è anche quello di evitare nuove situazioni di estrema marginalità e di assicurare una risposta alle famiglie che risulteranno vincitrici dell’ultimo bando pubblicato dal Comune il 4 febbraio scorso.
La proposta prevede un programma quinquennale conalmeno 500 alloggi da assegnare entro la fine della consiliatura, attraverso l’acquisto di appartamenti sul mercato privato e il recupero degli alloggi ERP oggi inutilizzati. Per finanziare l’operazione vengono indicate diverse fonti, tra cui gli 11 milioni di Euro del cosiddetto Decreto Reggio destinati al settore, le risorse derivanti dalla vendita degli alloggi popolari e dai canoni di locazione, oltre ai fondi europei già utilizzati da altri enti locali per finalità analoghe.
Accanto al Piano Casa, le associazioni chiedono il ripristino del settore comunale dedicato all’Edilizia Residenziale Pubblica mediante il reintegro del personale necessario alla gestione delle assegnazioni, delle verifiche sui requisiti degli assegnatari, della mobilità e della manutenzione degli immobili. Viene inoltre sollecitatala riforma del regolamento comunale per l’emergenza abitativa, approvato nel 2018, ritenuto responsabile di aver rallentato o impedito le assegnazioni urgenti previste dalla normativa regionale.
Nella seconda nota, le stesse associazioni intervengono nel dibattito politico criticando la proposta della cosiddetta“proprietà popolare”, che prevede che il Comune favorisca l’acquisto della prima casa garantendo i mutui delle famiglie che non dispongono delle necessarie garanzie bancarie.
Secondo l’Osservatorio, tuttavia,la misura non potrebbe sostituire l’Edilizia Residenziale Pubblica, perché molte delle famiglie che oggi vivono in condizioni di disagio non dispongono di redditi sufficienti nemmeno per sostenere le rate di un mutuo. Si tratta degli stessi nuclei che spesso incontrano difficoltà nel pagamento degli affitti e che finiscono per subire procedure di sfratto.
Le associazioni contestano inoltre la sostenibilità finanziaria della proposta, sostenendo che un Comune non potrebbe assumersi il ruolo di garante dei mutui senza costituire un fondo dedicato, con conseguenze rilevanti sui conti dell’ente. Viene ricordato che in Italia il sostegno all’acquisto della prima casa è già garantito a livello nazionale attraverso il Fondo di garanzia gestito da ConSAP per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Per i firmatari,la vera priorità non è favorire l’accesso alla proprietà immobiliare per chi possiede già una capacità reddituale adeguata, ma ricostruire una politica pubblica della casa capace di dare risposte alle famiglie a basso reddito. Da qui l’invito rivolto al nuovo sindaco a integrare i propri programmi con proposte concrete sull’edilizia residenziale pubblica e ad accettare un confronto pubblico sul tema.
Secondo le associazioni promotrici, il rilancio dell’ERP contribuirebbe non solo a contrastare la povertà abitativa, ma anche arafforzare la coesione sociale, contrastare il calo demografico e favorire la permanenza delle famiglie sul territorio, trasformando il diritto alla casa in uno strumento di sviluppo e inclusione per l’intera comunità cittadina.




