Caulonia: il ricordo di Falcone e la protesta per l’acqua non potabile nelle frazioni

Caulonia riflette sul significato della legalità e sulla necessità che i diritti dei cittadini trovino concreta attuazione nell’azione amministrativa. Un tema che emerge sia dal ricordo della strage di Capaci sia dal dibattito che, in questi giorni, si è riacceso sulla questione dell’acqua non potabile nelle frazioni del territorio comunale.
Il 23 maggio del 1992 persero la vita il magistratoGiovanni Falcone, la moglieFrancesca Morvilloe gli uomini della scorta, vittime di una strage che ha segnato profondamente la storia italiana. Un anniversario che, secondo Luana Franco, non può ridursi a una semplice commemorazione.
«A Caulonia abbiamo la fortuna, e la responsabilità, di avere una scuola intitolata a Falcone e Borsellino», sottolinea Franco, ricordando come ogni giorno centinaia di studenti attraversino un cancello che porta i nomi di due simboli della lotta alla mafia.«Quei nomi non possono restare solo scritti sul muro. Tocca a noi adulti spiegare chi erano, cosa hanno scelto e quale prezzo hanno pagato», afferma, evidenziando come la legalità si costruisca attraverso i comportamenti quotidiani, il buon funzionamento delle istituzioni e la capacità di non voltarsi dall’altra parte.
Proprio sul terreno della responsabilità amministrativa si inserisce l’iniziativa del gruppo consiliareRinnoviAmo Caulonia, che torna a denunciare la situazione delle frazioni di San Nicola, Popelli, Pezzolo, Campoli, Strano, Cufò e Obile, dove l’acqua distribuita dalla rete idrica risulta ancora formalmente non potabile.
Il gruppo ricorda che il 12 maggio scorso il sindaco Cagliuso ha revocato il divieto di potabilità per il centro storico di Caulonia, provvedimento accolto positivamente dai cittadini. Tuttavia, secondo quanto sostenuto dall’opposizione,le ordinanze sindacali emanate tra ottobre e novembre del 2024 per le frazioni non sarebbero mai state revocate.
“Lo avevamo già evidenziato in Consiglio Comunale nel luglio 2025 – spiegano daRinnoviAmo Caulonia. – Anche allora l’amministrazione confermò che i divieti erano ancora in vigore e che gli interventi necessari non erano stati completati. Oggi, dopo oltre 570 giorni dalla prima ordinanza, la situazione risulterebbe immutata”.
Per questo motivo il gruppo ha annunciato il deposito di un’interrogazione a risposta scritta per conoscere lo stato effettivo delle ordinanze, gli eventuali provvedimenti adottati e gli esiti delle analisi sulla qualità dell’acqua. Contestualmente sarà trasmesso un esposto al Prefetto di Reggio Calabria affinché valuti la vicenda nell’ambito delle proprie competenze.
«Siamo di fronte a un servizio essenziale rimasto inaccessibile a interi nuclei abitati per quasi due anni consecutivi», sostengono gli esponenti del gruppo, che pur riconoscendo le difficoltà legate alla conformazione del territorio, alla vetustà delle reti e alla carenza di personale tecnico, ritengono insufficiente la comunicazione fornita finora ai residenti.
La questione assume ulteriore rilevanza in vista del previsto subentro di SoRICal nella gestione del servizio idrico integrato. SecondoRinnoviAmo Caulonia, arrivare a questa fase con ordinanze di non potabilità ancora aperte da quasi due anni renderebbe indispensabile una verifica puntuale dello stato delle infrastrutture e della qualità dell’acqua distribuita.
«Chi abita a San Nicola, Popelli, Pezzolo, Campoli, Strano, Cufò e Obile ha diritto a sapere se l’acqua che esce dal rubinetto è potabile. Dopo 570 giorni, una risposta ufficiale è il minimo», conclude il gruppo.
Due questioni diverse, quella della memoria civile e quella dei servizi essenziali, che finiscono però per incontrarsi nello stesso punto. Il richiamo alla legalità evocato dall’esempio di Falcone e Borsellino trova infatti il suo significato più concreto nella capacità delle istituzioni di garantire trasparenza, risposte e diritti ai cittadini.



