“Cara Repubblica”: Un racconto che attraversa ottant’anni

C’è un momento in cui sembra di sentire la storia respirare. Non come un ricordo lontano, ma come una presenza viva, che ancora oggi ci guarda e ci interpella. È questo avviene leggendoCara Repubblica, la poesia di Luisa Totino che non si limita a celebrare un anniversario: spalanca una porta sul cammino di un Paese che, ottant’anni fa, ha scelto di rialzarsi e di chiamarsi futuro. È un dialogo affettuoso e insieme solenne, in cui la Repubblica diventa volto, voce, memoria condivisa — una figura che ci accompagna e ci chiede di riconoscerla, di custodirla, di meritarla.
Il testo si apre con un gesto semplice e potente: chiamare la Repubblica per nome. È un modo per ridurre la distanza, per ricordare che le istituzioni non sono entità astratte, ma costruzioni umane, nate da scelte, sacrifici, visioni. Gliottant’annievocati dalla poetessa non sono un numero celebrativo, ma un arco narrativo: il passaggio da un’Italia ferita e smarrita a una comunità che trova nellaCostituzioneil proprio asse morale. Totino la descrive come“garanzia e sigillo”, un’immagine che restituisce la funzione protettiva e generativa della Carta. In questo quadro, la Repubblica diventa unadimora di speranza, un luogo che non appartiene solo al passato, ma che continua a offrire riparo e possibilità alle generazioni che si succedono.
Il riferimento alla bandiera introduce una dimensione visiva e simbolica. Totino la definisce“così bella, così vera”, e in quell’aggettivo — vera — c’è la consapevolezza che i simboli non vivono di retorica, ma di storie concrete: uomini e donne che hanno creduto nella libertà fino a donare la vita.
La poesia ricorda che la Repubblica nasce da un atto di coraggio collettivo, da un desiderio di dignità, cultura, bellezza. E proprio la bellezza, parola chiave nella poetica dell’autrice, diventa qui un tratto identitario dell’Italia repubblicana.
Uno dei passaggi più intensi è quello dedicato alprimo voto femminile. Totino lo racconta come un momento di svolta non solo politica, ma antropologica: le donne sono“creature di merito, custodi di tradizione”, capaci di forgiare la Repubblica con forza e grazia, con tenacia ed eleganza.
È un omaggio alla componente femminile del Paese, spesso silenziosa ma decisiva, che ha contribuito a dare forma a un’Italia riconosciuta e amata nel mondo.
Nella seconda parte, la poesia assume un tono quasi famigliare. La Repubblica diventa una figura affettiva: madre che protegge, sorella che accompagna, amica che sostiene.
È un’immagine che restituisce la dimensione quotidiana della cittadinanza: la legalità, il lavoro, la creatività, l’impegno civile. Totino parla di una “fucina di eroi della legalità”, ricordando che l’Italia repubblicana è stata ed è terreno fertile per menti eccellenti e maestranze sorprendenti.
Un passaggio particolarmente attuale è quello dedicato aifigli lontani, a chi ha trovato altrove possibilità, pace, accoglienza. La Repubblica, in questo senso, non è solo un territorio, ma un legame emotivo che continua a battere nel cuore di chi vive fuori dai confini.
Il finale è un augurio, ma anche un invito: che la Repubblica restimagnanima e magnifica, unica nel suo genere, e che i giovani sappiano custodirne l’eredità mettendo a frutto i propri talenti.
Totino non si limita a celebrare: chiama alla responsabilità. Ricorda che la Repubblica vive attraverso i gesti, le scelte, la coerenza di chi la abita.
La poesia è un inno civile, un racconto affettuoso e consapevole che intreccia memoria, gratitudine e speranza. Totino costruisce una narrazione che non indulge nella retorica, ma restituisce alla Repubblica il suo volto umano: quello di una comunità che, nonostante le difficoltà, continua a credere nella dignità, nella bellezza e nella possibilità di un futuro condiviso.
Buona lettura:
Cara Repubblica
Cara Repubblica,
quanto tempo è passato,
ottant’anni da quel giorno,
in cui hai iniziato il tuo percorso
di libertà e democrazia,
attraverso la Costituzione,
garanzia e sigillo
di un’Italia
non più in balia
di altri, ma una nazione
con un’anima e una motivazione:
essere dimora
di speranza
per ogni generazione.
Che fremito
mirar la tua bandiera,
così bella, così vera,
uomini e donne,
per lei, han donato la vita,
credevano nel cambiamento,
in un futuro
basato sulla dignità, l’onore,
la fierezza, la cultura
e la bellezza.
E quale soddisfazione
quando a votare, per te,
ci furon le donne:
creature di merito,
custodi di tradizione,
che han forgiato le tue membra,
rendendole con volontà, passione e tanta sottomissione,
forti e tenaci, ma anche raffinate
ed eleganti,
con quel tocco di glamour
che ci ha fatto conoscere
e amare in tutti i continenti.
Cara Repubblica,
per tutti noi,
sei madre, sorella e amica,
esempio di resilienza
e coerenza.
Fucina di eroi
della legalità,
di menti eccellenti
e maestranze sorprendenti.
Cara Repubblica,
continua ad essere fulgido esempio
per i giovani, che non perdano
l’orientamento, ma mettano a frutto
i loro talenti
e tutto ciò che al meglio
ti rappresenti.
Tanti sono i cuori che battoni in te,
anche di figli lontani, che han trovato, possibilità,
pace e accoglienza.
Cara Repubblica,
auguri ai tuoi primi ottant’anni,
che tu possa essere sempre
magnanima e magnifica
e nel tuo genere
irripetibile e unica!




