L’illusione della purezza: la parabola di Vannacci e i costi della radicalizzazione
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Per capire ciò che è accaduto con l’assemblea costituente che ha ufficializzato la nascita diFuturo Nazionale, occorre innanzitutto smettere di pensare al fenomeno Vannacci come a una semplice provocazione o una parentesi folcloristica. Il movimento si presenta infatti come un progetto politico e culturale che punta a ridefinire linguaggi, simboli e riferimenti della vita pubblica, mettendo in discussione principi che per decenni hanno rappresentato punti fermi della Repubblica. Il generale, in altre parole, sta costruendo il consenso non sulla concretezza delle proposte, quanto sulla capacità di trasformare ciò che era considerato marginale o inaccettabile in materia di confronto politico legittimo.
In questa strategia assume un ruolo centrale la retorica identitaria adottata dal movimento.L’autodefinizione di “feccia” o “scarto” non è un gesto di autoironia, ma un’operazione di rovesciamento simbolico attraverso cui il disprezzo degli avversari viene trasformato in motivo di orgoglio e appartenenza.L’etichetta negativa diventa così un collante emotivo capace di rafforzare il senso di comunità tra i sostenitori.
Su questo terreno si sviluppa una più ampia opera di decostruzione di alcuni temi centrali del dibattito democratico: la riduzione dei femminicidi a semplici reati comuni implica il rifiuto di riconoscere la specificità della violenza di genere; l’attacco alle quote rosa viene giustificato in nome di una meritocrazia astratta che ignora le disuguaglianze di partenza; la contestazione dell’identità antifascista della Costituzionemette in discussione il patto storico e politico sul quale è stata edificata la Repubblica.
La stessa impostazione emerge sul tema migratorio. Se per anni il confronto si è concentrato sulla gestione dei flussi, con il concetto di “remigrazione” si immagina che la questione possa essere risolta solo attraverso l’espulsione e la contrazione dei confini. Una risposta semplice a una realtà che semplice non è.
L’aspetto più interessante è che questa impostazione sta funzionando alla grande, innanzituttoa causadel “bagno di realtà” imposto dall’esperienza di Governo Meloni.Una volta arrivata a Palazzo Chigi, la premier ha dovuto infatti accreditarsi come interlocutrice affidabile dell’Europa, della NATO e dei mercati internazionali, un processo che ha inevitabilmente smussato molti degli angoli identitari formulati negli anni dell’opposizione.
Un paradosso al quale la politica ci ha abituato da tempo: quando una forza assume responsabilità di governo è costretta a moderarsi, ma questa moderazione apre spazio a chi promette coerenza assoluta e Vannacci ha capito molto bene come occupare quel vuoto, intercettando la delusione di una parte dell’elettorato che interpreta il pragmatismo come un tradimento e continua a cercare una destra intransigente e priva di filtri.
Il rischio non è un colpo di Stato o una rottura delle istituzioni democratiche, ma una radicalizzazione del linguaggio pubblico, perchéquando parole d’ordine estreme entrano nella normalità del dibattito, la finestra di ciò che appare accettabile si sposta progressivamente, rendendo legittime idee che fino a poco tempo prima sarebbero state considerate impensabili.
L’affermazione diFuturo Nazionalerischia inoltre di esercitare una pressione crescente sull’intera coalizione di centrodestra. I partiti di governo potrebbero sentirsi costretti a inseguire Vannacci sul terreno della radicalizzazione per non perdere consenso, sacrificando il lavoro realizzato in ambito economico e sociale.
Anche sul fronte internazionale gli equilibri potrebbero spostarsi. In un’Europa attraversata da crisi geopolitiche e tensioni crescenti, l’emergere di una forza che fonda parte della propria identità sullamessa in discussione dei propri fondamenti democratici ci rende inevitabilmente meno autorevoli nei consessi europei e internazionali.
Ultime, ma non per importanza, restano le conseguenze in ambito sociale. La costruzione permanente di un “noi” contrapposto a un “loro” alimenta una progressiva frammentazione della comunità nazionale, trasformando la politica da campo della mediazione in un terreno di scontro identitario permanente che rischia di erodere quella fiducia reciproca che rappresenta il vero cemento della convivenza democratica.
Per queste ragioni il fenomeno Vannacci non va né demonizzato né liquidato come una curiosità politica, ma bisogna comprendere prima di subito cheil suo vero pericolo non risiede nella capacità di governare, che appare ancora limitata, quanto nella capacità di indebolire il terreno comune sul quale si fonda il vivere civile.La promessa della purezza esercita sempre un forte richiamo nei momenti di disillusione collettiva, ma la storia insegna che le democrazie prosperano grazie al compromesso, non all’assolutismo identitario. Sottovalutare questo fenomeno significherebbe ignorare una lezione che l’Europa ha già imparato a caro prezzo: ogni volta che la complessità viene sacrificata alla semplificazione, la democrazia diventa più fragile e più sola.




