Costume e SocietàLetteratura

L’amore che non seppe dire di no

Al biancheggiar della recente luna - Nugae

DiAnna Costa

Camminava a passi svelti lungo la riva del mare sotto la canicola estiva, costume da bagno blu notte, con qualche striatura di azzurro, due pezzi molto castigato, cappello di paglia a falde larghe, occhiali da sole molto sportivi.
Erano i primi giorni di luglio e io ero al mare con una mia carissima amica suora, in vacanza, ospite in casa nostra, spiaggia libera, rigorosamente “libera”, figuriamoci le staccionate o le corde che delimitino gli spazi… Chiacchieravamo di ciò che più ci piaceva, conversazioni serie e impegnate, anche sedute sulla ghiaia bollente, coperta dai nostri teli da mare. Ogni giorno era cosi!
L’anziana signora passava tutte le mattine, un saluto veloce, durante la sua lunga passeggiata da Bovalino ad Ardore, dove si fermava per immergersi nell’acqua fresca fare una bella nuotata a largo e ritornare verso il suo ombrellone, vecchissimo, che piantava con vigore in profondità, rendendolo stabile alle folate attraverso una cordicella cui era legata una grossa pietra: a prova di vento!
È cosi che ho conosciuto una donna straordinaria, sicuramente fuori dal comune, “sopra le righe”, in tutto…
Era stata un’insegnante di matematica nelle scuole professionali ad Avellino, molto severa e intransigente, una figura dignitosa, apparentemente altera, che incuteva rispetto solo a guardarla. Aveva degli stupendi occhi verdi dietro i suoi occhiali da vista, capelli ondulati non troppo corti, del loro colore naturale castano spruzzato d’argento.
In paese la conoscevano tutti, perché suo padre era originario di Bovalino Superiore, un funzionario della guardia di finanza che aveva sposato una napoletana “purosangue”, donna bellissima e madre molto severa. Franca, come la chiamavano i suoi genitori e i suoi fratelli, aveva sposato dopo la laurea un napoletano, anche lui laureato in matematica. Si sono amati moltissimo e il loro matrimonio è stato presto allietato dalla nascita di un figlio, ma una grande sofferenza stava per esplodere e dilaniare la vita familiare: la madre di lei, convinta che la figlia non fosse in grado di accudire e crescere il piccolo, si catapultava dalle primissime ore dell’alba nella casa degli sposi e non se ne andava prima di notte fonda…
Franca si sentiva soffocata dalla presenza ingombrante della madre e intuiva il grande disagio del marito, ma non aveva il coraggio di opporsi! Amava sua madre, la amava molto, ma a lei non aveva mai avuto il coraggio di dire un no, in tutta la sua vita.
Passavano gli anni il piccolo cresceva e cresceva anche la frattura coniugale: il marito cercava qualsiasi occasione per stare fuori casa, cominciò a rientrare sempre più tardi fino a quando non rientrò più!
Un’altra donna era entrata nella sua vita.
Franca si infuriò, scenate terribili… Il divorzio si rese inevitabile.
Insieme al marito se ne andò anche la madre che Franca sbatté letteralmente fuori di casa, riprendendo la sua genitorialità, quella che non aveva mai potuto esercitare: il bambino aveva 7 anni!
Franca raccontava questa storia a tutti i fidanzati che frequentavano il cosiddetto “corso prematrimoniale”, per celebrare il matrimonio in chiesa e soleva dire: «io amavo mia madre e l’ho sempre amata, ma non posso non dire che anche lei, per troppo amore, per un amore sbagliato, ha condizionato tutta la mia vita. Sappiate dire un no anche a vostra madre, quando è necessario!»
Da sola ha cresciuto il figlio, ne ha fatto un professionista che gira il mondo, legato a lei e al padre in egual modo, ma libero!
Lei divenne per tutti Francesca: in casa accoglieva e curava qualche cane abbandonato, comprò un cavallo, Sugar, uno stallone nero bellissimo cui riversò, ricambiata, tutto l’amore che aveva provato per il marito e del marito, quando ne parlava, continuava a dire “mio marito,” mai l’ho sentita dire “il mio ex marito”, che nel frattempo si era risposato e aveva avuto altri figli.
Quando la didattica scolastica ha incominciato a essere inficiata “dalle carte” che sottraevano energie e qualità all’insegnamento, capì che quelli non erano più tempi per lei, insegnante di altro stampo e cosi andò in pensione molto prima del tempo previsto anche con meno soldi.
Nei primi anni del Duemila, periodicamente partiva con la sua macchina e i suoi cani da Avellino per arrivare a Bovalino, ritirandosi in quella casetta vicino alla ferrovia, che era stata di suo padre; faceva lunghe passeggiate sulla spiaggia dialogava con i vicini e i compaesani, tessendo relazioni umane profonde.

Continua…

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