Accusato di violenza sessuale: concessi i domiciliari

Era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria perché accusato del reato di violenza sessuale. Di conseguenza veniva tradotto presso il carcere di Giarre. Dopo l’interrogatorio di garanzia, la difesa di T.F., cl. 85, impugnava tempestivamente l’ordinanza di custodia dinanzi al Tribunale della libertà di Reggio Calabria che rigettava il riesame confermando l’ordinanza genetica. La difesa rappresentata dagli avvocati Fabio Tuscano e Maria Rossana Ursino impugnava con ricorso per cassazione l’ordinanza del riesame che veniva annullata con rinvio dalla Terza sezione penale della Suprema Corte per nuovo giudizio in relazione alla ritenuta inadeguatezza della misura degli arresti domiciliari richiesti e non concessi nella Regione Sicilia nel comune di Messina. Nelle more del giudizio dinanzi alla Suprema Corte, la difesa presentava articolata istanza di revoca misura che veniva respinta dal Gip e tempestivamente impugnata dinanzi al Tribunale della Libertà. Veniva anche emesso decreto di giudizio immediato e l’imputato chiedeva di essere giudicato con rito abbreviato. In sede di udienza il Gip, all’esito della discussione delle parti applicava al T.F. l’ipotesi attenuata di cui all’art. 609 bis comma 3 c.p. applicando la pena di anni due e mesi otto. Dopo l’emissione del dispositivo di sentenza da parte del Gip, nella giornata del 15 luglio si celebrava l’appello cautelare dinanzi al Tribunale della libertà ove la difesa tempestivamente depositava il dispositivo di sentenza emesso dal Gip e il dispositivo della Suprema Corte che aveva annullato con rinvio sulla misura meno gradata richiesta in sede di riesame. All’esito dell’udienza camerale, il Tribunale della libertà riteneva fondato l’appello cautelare proposto dalla difesa e sostituiva la misura della custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico presso abitazione nel Comune di Messina.




