Mons. Cesare Di Pietro, il ministero della prossimità

Un ministero che prende forma partendo dagli ultimi, dai luoghi della sofferenza e dalle periferie umane.È questa la cifra che sta caratterizzando i primi giorni di mons. Cesare Di Pietro alla guida della Diocesi di Locri-Gerace, attraverso un percorso di incontri che lo ha portato accanto ai poveri, ai malati, ai detenuti e agli operatori impegnati quotidianamente nel servizio alla persona.
Il primo gesto del nuovo Vescovo è stato la visita alla Caritas Diocesana, scelta non casuale ma fortemente simbolica. Accolto dagli operatori, dai volontari e dal vescovo emerito mons. Francesco Oliva, mons. Di Pietro ha ricordato che«i tesori della Chiesa sono i poveri», invitando quanti operano nel mondo della carità a proseguire con entusiasmo un servizio che ha definito autentica opera di Dio.
Lo stesso spirito ha accompagnato le successive visite al Centro Neurolesi e all’Ospedale di Locri, dove il Vescovo ha incontrato pazienti, medici, infermieri e dirigenti dell’Azienda sanitaria. Nel dialogo con il personale sanitario ha riconosciuto le difficoltà di un territorio che, soprattutto durante il periodo estivo, registra un aumento delle richieste assistenziali, sottolineando chela cura non può limitarsi alla competenza tecnica, ma deve tradursi anche in relazione, vicinanza e umanità. «La sofferenza umana è luogo vivo della presenza di Cristo», ha affermato, richiamando anche l’insegnamento di don Lorenzo Milani sull’urgenza di «abbattere i muri e allungare i ponti della comunione».
Il cammino di ascolto è proseguito all’interno della Casa Circondariale di Locri, dove mons. Di Pietro ha incontrato la direzione, gli agenti di Polizia Penitenziaria e i detenuti. Particolare interesse è stato riservato ai laboratori di falegnameria e lavorazione del ferro, considerati«segni concreti di una manualità che diventa occasione di crescita, dignità e valorizzazione dei talenti personali». Ai detenuti il Vescovo ha rivolto parole di speranza, ricordando che«il bene che potete compiere da oggi in poi vale sempre molto di più agli occhi di Dio del male che avete potuto commettere fino ad oggi», ribadendo che nessuna esistenza è esclusa dalla possibilità di rinascere.
Accanto ai gesti pastorali non sono mancati quelli rivolti alla vita interna della Chiesa diocesana. Nel corso dell’incontro con il clero, mons. Di Pietro ha voluto chiarire le indiscrezioni circolate sul rapporto con l’ex vicario generale don Pietro Romeo, smentendo categoricamente qualsiasi frattura personale o istituzionale.La conclusione dell’incarico, ha spiegato, è semplicemente conseguenza della naturale scadenza canonica del mandato, confermando piena stima nei confronti del sacerdote e precisando che anche il suo nome potrà essere valutato nella futura nomina del nuovo vicario generale.
Il ministero del nuovo Pastore si è espresso anche nel ricordo di don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, scomparso all’età di 96 anni. La Diocesi ha espresso il proprio cordoglio ricordandol’impegno dell’educatore nelle periferie sociali e il forte legame con la Calabria, dove dal 1994 ha promosso progetti di accoglienza, integrazione e sostegno ai giovani, ai richiedenti asilo e alle persone più fragili. Mons. Di Pietro ha affidato la sua anima alla misericordia del Signore, ringraziandolo per il bene seminato anche nella Locride.
Dalla Caritas agli ospedali, dal carcere al dialogo con i sacerdoti,mons. Cesare Di Pietro ha scelto di inaugurare il proprio episcopato mettendo al centro l’incontro con le persone, soprattutto con chi vive situazioni di fragilità, indicando nella prossimità, nell’ascolto e nella comunione il cuore della missione della Chiesa nella Locride.




